L’informazione all’epoca del terrorismo

IMG-20151115-WA0011Non è mai facile raccontare notizie drammatiche, né tanto meno raccontare atti di terrorismo o di guerra. L’ho scoperto in questi cinque anni raccontando di Siria, denunciando stragi di innocenti e carneficine indescrivibili. L’ho scoperto andando lì e trovandomi davanti ai morti e ai feriti, davanti a madri che mi hanno raccontato di aver raccolto i resti dei propri figli a brandelli, davanti a bambini che mi hanno descritto l’esecuzione dei propri padri o l’orrore delle bombe sulla loro scuola, che hanno decimato i loro compagni.

Mi sono chiesta se era giusto pubblicare certe foto, se stessi violando la Carta di Treviso e il Codice Deontologico che distingue un giornalista da un comunicatore qualunque. Perché la guerra sconvolge ogni nostra certezza, deforma il nostro sguardo, la nostra stessa mentalità, ma non deve farci impazzire. Ci toglie il sonno e la serenità, ma non deve toglierci il giudizio e la ragione. Non deve farlo nemmeno il terrorismo. Ci ferisce al cuore, ci sconvolge, ci spaventa, fa vacillare ogni nostra certezza, ci fa sospettare di tutto e di tutti, ma non deve far venir meno quelli che sono i nostri valori, quella che è lo spirito su cui si fonda la nostra professione. La libertà e il dovere della denuncia sono altro rispetto alla calunnia, rispetto all’insulto gratuito, all’accusa infamante verso un’intera comunità di esseri umani.

Guardando le prime pagine dei giornali francesi dopo i drammatici fatti di Parigi e le prime pagine di tre quotidiani italiani, Libero, Il Messaggero e Il Giornale, si nota una differenza palese. Da un lato la denuncia, forte, inequivocabile, assolutamente condivisibile dei giornali francesi, dall’altro l’offesa gratuita di questi tre giornali italiani, che violano tutte le regole deontologiche della professione giornalistica. Le loro parole non aggiungono nulla alla notizia, ma istigano all’odio.

Sono numerose le iniziative  intraprese dai lettori e anche di colleghi giornalisti che non si riconoscono in simili comportamenti e che per questo hanno voluto fare la loro denuncia, che ho sottoscritto.

Ogni giorno da giornalista italo-siriana ringrazio Dio di essere nata in un Paese libero, dove per diventare giornalista bisogna formarsi, rispettare regole e codici e attenersi a quello che è la nostra vocazione professionale: raccontare e non avere paura di dire ciò che gli altri non dicono. Se fossi nata in Siria per scrivere avrei dovuto avere la tessera del partito Ba’ath, che regge il regime di Assad. Sarei stata una delle tante scriba al soldo del regime. In Italia, grazie all’impegno e al sacrificio di molti, non è così. Rispetto profondamente e sono grata a chi ci garantisce questa libertà e anche in questa occasione non mi piace che si generalizzi su tutta la nostra categoria, a causa degli errori di pochi.

Posso solo immaginare cosa significhi essere privati della propria libertà e per questo voglio difendere nel mio piccolo l’onore e la dignità della nostra professione, che si fonda sull’idea stessa di libertà. Lo faccio pensando a tutti quei colleghi, in Italia, in Siria e in ogni zona del mondo che per il loro coraggio hanno spesso pagato con la vita. Dobbiamo onorare la professione giornalistica anche per loro.

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Un pensiero su “L’informazione all’epoca del terrorismo

  1. libreria7mari

    I giornali italiani che ha considerato sono già spazzatura nel resto dell anno : difficile che possano migliorare per eventi così drammatici. Purtroppo era negli obiettivi della strage quello di portare a criminalizzare ulteriormente i migranti che fuggono dalla repressione e dalla guerra della Turchia contro i curdi, del regime di Assad e delle milizie pagate da Erdodan e dalla CIA, ma anche semplicemente da regimi non democratici e ridotti in miseria dal colonialismo vecchio e nuovo.
    Gli agenti del regime turco da decenni hanno ingresso libero in Germania, Francia, Belgio, Austria, etc per uccidere rappresentanti curdi nella indifferenza delle autorità europee, esattamente come le stesse autorità sono cieche verso la sofferenza del popolo siriano, iracheno, afghano. Propaganda per le invasioni militari ma poi quando i profughi arrivano in Europa vengono trattati come criminali per essere fuggiti da quei regimi. Così intellettuali curdi, arabi, afghani, iraniani, diventano prigionieri dei ricatti delle autorità nei confronti dei migranti, trattati come pacchi indesiderati a meno che non lavorino gratis e tacciano sulla realtà da dove fuggono.
    Ancora una volta la risposta alla strage sarà quella di dare carta bianca al terrorismo dei servizi segreti, alla repressione contro i movimenti di donne, giovani, lavoratori,
    per garantire libertà di affari loschi al capitalismo e al suo braccio armato che è la mafia, turca come italiana, americana, cinese, giapponese. Gladio non è una sigla
    pittoresca di un lontano passato : è la realtà della connessione criminale tra destra, mafia, CIA, servizi segreti, dagli USA fino alla Turchia, passando per l Italia, la Germania, la Grecia, etc Le stragi degli anni 60-80 in Italia avevano lo stesso scopo di quelle di ieri a Parigi : favorire la repressione, chiudere ogni spazio critico, imporre la paura per la delega a poteri dittatoriali e fuori controllo. I paesi colpiti da stragi volute dalla CIA e dai servizi segreti sono oltre all Italia, la Spagna (bomba su un treno), la Gran Bretagna (idem), la Francia (2014 e 2015), la Svezia, la Norvegia,
    la Danimarca. Destabilizzare per imporre dittature e spese militari in vertiginoso e libero aumento. Gl esecutori di oggi sono più lontani dai vertici dei servizi degli esecutori di ieri : oggi vivono poco oltre l esecuzione e spesso non sopravvivono (sono solo pedine sulle quali scaricare l intera colpa del massacro).
    Ebrei, comunisti, anarchici, kurdi, arabi, musulmani, vengono di volta in volta accusati falsamente di complotti e massacrati realmente per primi.
    Solidarietà alle vittime della barbarie in Siria !!!!

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