Siria, bambini che hanno ancora voglia di sognare

DSCN1377Idlib, Siria

“Che fai khale (zia), non vieni a fotografare la mia classe”? Sono in un’antica moschea del nord della Siria, che da oltre due anni si è trasformata in una scuola e ospita bambini dalla materna alla scuola media. Mi giro per vedere chi è che mi sta parlando e vedo due occhioni neri che mi fissano. E’ una bambina bellissima, che con le mani sui fianchi ripete: “allora khale, basta fotografare di là, vieni a fotografare anche noi”. Come potrei non obbedire a quell’ordine! Mi tira per un braccio e io la seguo sorridendo. “Questa è la nostra anse (maestra), è brava. Questi sono i miei compagni” e mi fa l’elenco preciso dei loro nomi. “Stai facendo bene le foto? Me le fai vedere per favore”? A quel punto sono io a farle una domanda: “Come ti chiami piccola”? “Non sono piccola, ho sei anni, ho iniziato la prima elementare; mi chiamo Hala”. Chiedo all’insegnante se posso rubarle Hala per qualche istante, il tempo di farle vedere le foto. La maestra, giovanissima, annuisce.

DSCN1379Hala guarda le foto e ride, poi mi fissa di nuovo con i suoi occhioni profondi: “Come si chiama il tuo lavoro”? Sono una giornalista, le dico. “Allora dirò alla mia anse che non voglio più fare la maestra, voglio fare la giornalista come te”. InshAllah tesoro, le dico salutandola. In quella scuola non ci sono pareti divisorie tra una classe e l’altra e non ci sono banchi, né lavagne con i gessetti; solo tappeti e lavagne con pennarelli cancellabili. Mentre sto intervistando e facendo foto fuori si sentono spari. “Ecco perché vicino alle finestre non facciamo sedere nessuno. Se qui cadesse una bomba – mi dice sconsolata la responsabile delle maestre – qui sarebbe una carneficina. Abbiamo oltre 150 bimbi divisi sui tre piani di questa moschea. Abbiamo una trentina di maestre e tre ragazzi volontari che ci portano i bottiglioni d’acqua e ci accendono i generatori di corrente. Le scuole in questa città sono state distrutte dai bombardamenti o sono state lasciate agli sfollati, che non hanno alcun posto dove andare”.

Le racconto di Hala e lei sorride: “Hala farà strada da grande; nonostante tutto, non ha mai perso la voglia di sognare”.

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