Dall’altra parte del mare – Bambini diventati grandi e bambini che sanno ancora giocare

Dall’altra parte del mare – Bambini diventati grandi e bambini che sanno ancora giocare

bambini diventati adulti bambini che sanno ancora giocarePeriferia di Idlib, Campo dei martiri -19 agosto 2013

Sono le dieci del mattino e al Campo profughi è arrivata l’acqua; è il momento di approvvigionarsi, perché poi la fornitura si interrompe, per tornare solo alle quattro di pomeriggio. Donne e bambini del campo vanno verso le due fontane che riforniscono l’intera area e riempiono barili, pentole, bottiglioni e bottiglie. Nelle tende, ma anche nei bagni, l’acqua corrente non esiste. Quello che si raccoglie servirà per lavarsi, cucinare, fare il bucato a mano e pulire.

Davanti alla tenda dove ho dormito, ospite di Em Mahmud, una donna di 21 anni, madre di due figli, moglie di un poliziotto defezionato che è ora addetto alla sicurezza del Campo, si presenta un bambino di dieci anni circa, con in mano un pesante bottiglione, che conterrà almeno dieci litri d’acqua. Em Mahmud mi dice che è il figlio di una vicina ed è orfano di padre. È un piccolo grande uomo, che si impegna ad aiutare la madre e le sue vicine a rifornirsi di acqua e a fare altri lavoretti. Gli chiedo se posso fotografarlo, mi dice di sì. Faccio il primo scatto, poi il secondo. Il bambino va e viene per tre volte, portando l’acqua che servirà per la giornata. Poi prosegue il giro delle tende.

Quando sono di nuovo in Turchia dedico del tempo ad osservare le foto che ho scattato e mi accorgo di un particolare buffo, che mi fa sorridere: nella seconda foto il bambino che porta l’acqua non è solo; dietro di lui si è piazzato il figlio minore di Em Mahmud, 5 anni, con in mano uno spruzzino, che si diverte a bagnare il suo amichetto intento a riempire d’acqua il barile. È senza dubbio la foto più divertente del mio viaggio, forse anche la più significativa: nello stesso scatto c’è tutto il dramma, ma anche tutta la vitalità del popolo siriano; bambini costretti a diventare uomini prima del tempo e bambini che non hanno dimenticato come si gioca.

 

 

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