“Israele sta deliberatamente prendendo di mira i bambini nel genocidio in corso contro i palestinesi” – nuova inchiesta Onu

La nuova relazione della Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, pubblicata il 18 giugno 2026, sostiene che Israele continui a commettere atti di genocidio contro i palestinesi, con particolare riferimento al bersagliamento deliberato dei bambini nella Striscia di Gaza. Il documento, afferma che anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 le operazioni militari israeliane hanno provocato “morti, ferite e traumi senza precedenti” tra i minori palestinesi, configurando – secondo la commissione – un indicatore chiave dell’intento genocidario attribuito alle autorità israeliane. Il presidente della commissione, Srinivasan Muralidhar, ha dichiarato che i bambini continuano a essere uccisi e gravemente feriti nonostante la tregua, in un contesto di persistente disprezzo per il diritto internazionale.

Il rapporto descrive condizioni estremamente dure imposte a Gaza dopo il “cessate il fuoco”: attacchi diffusi, ostacoli all’ingresso di aiuti umanitari e medici, e un modello sistematico di colpi contro ospedali, cliniche e strutture sanitarie, con conseguenze devastanti per la salute fisica e psicologica dei bambini. Pur avendo ridotto l’intensità dei combattimenti, Israele ha continuato a condurre raid quasi quotidiani, che secondo il Ministero della Sanità palestinese hanno causato più di mille morti in otto mesi, tra cui oltre 250 minori.

Il documento sottolinea anche l’espansione del controllo territoriale israeliano su Gaza, con la creazione e lo spostamento progressivo di linee di demarcazione – la “linea gialla” e poi la “linea arancione” – che restringono ulteriormente lo spazio vitale dei palestinesi. Molti civili, compresi bambini, sono stati uccisi per essersi avvicinati a queste zone, spesso difficili da identificare.

La commissione dedica ampio spazio anche alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est, denunciando un forte aumento della violenza dei coloni contro i minori palestinesi e l’uso da parte dell’esercito israeliano di forza “eccessiva e punitiva” come strumento di intimidazione collettiva.

Il Ministero degli Esteri palestinese accoglie le conclusioni come una conferma del fallimento della comunità internazionale nel fermare le violazioni e nel perseguire i responsabili. La commissione chiede a Israele di interrompere immediatamente le operazioni militari, rispettare gli obblighi di protezione dei bambini e cooperare con la giustizia internazionale. Invita inoltre gli Stati membri ad arrestare i funzionari israeliani ricercati dalla Corte penale internazionale, sospendere le forniture di armi e imporre sanzioni.

Qui la traduzione dell’introduzione dell’inchiesta:

La Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sull’Occupato Territorio Palestinese, compresa Gerusalemme Est, e su Israele descrive un quadro di devastazione sistematica dell’infanzia palestinese, affermando che “l’essenza stessa dell’infanzia è stata distrutta”. Secondo i dati raccolti, dal 7 ottobre 2023 almeno 20.179 bambini palestinesi sono stati uccisi e 44.143 feriti, vittime di attacchi diretti, condizioni di vita imposte e violenze diffuse. Il rapporto sostiene che Israele abbia deliberatamente preso di mira i minori, anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, configurando un indicatore chiave dell’intento genocidario già rilevato dalla Commissione nel 2024.

La Commissione documenta un modello di attacchi contro bambini in ogni fase del conflitto: bombardamenti su aree residenziali, colpi contro famiglie in fuga, uccisioni di minori che si avvicinano alle nuove linee di demarcazione imposte dall’esercito israeliano, la cosiddetta “linea gialla” e poi la “linea arancione”, che restringono progressivamente lo spazio vitale dei palestinesi. Le immagini dei corpi dei bambini estratti dalle macerie o portati in braccio negli ospedali di Gaza, come quelle provenienti da Khan Yunis e Gaza City, diventano per la Commissione la rappresentazione più evidente di una violenza che non si è fermata neppure dopo la tregua.

Il documento approfondisce anche la situazione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove si registra un forte aumento delle aggressioni da parte dei coloni israeliani contro i minori palestinesi, insieme a un uso “eccessivo, punitivo e intimidatorio” della forza da parte dell’esercito. L’organizzazione israeliana B’Tselem riferisce che dal 2023 sono stati uccisi 236 bambini solo in Cisgiordania. La Commissione denuncia inoltre arresti arbitrari di massa, torture, trattamenti inumani e degradanti, inclusa violenza sessuale e di genere contro minori detenuti, molti dei quali risultano ancora dispersi.

Una parte centrale dell’analisi riguarda la distruzione delle infrastrutture essenziali per la sopravvivenza dei bambini: ospedali, cliniche, reparti pediatrici e neonatali, centri di riabilitazione, scuole e orfanotrofi. Gli attacchi contro il sistema sanitario hanno prodotto conseguenze immediate e a lungo termine: neonati morti per mancanza di incubatrici, donne costrette a partorire in condizioni estreme, aumento della mortalità infantile per malnutrizione, infezioni e assenza di cure. La Commissione parla anche di “violenza riproduttiva”, riferendosi al collasso dei servizi materno-infantili e alle condizioni che compromettono la salute dei neonati e delle madri.

Il rapporto descrive inoltre come alcuni soldati israeliani abbiano deriso o strumentalizzato simboli dell’infanzia durante l’invasione di terra, un comportamento che solleva interrogativi etici, disciplinari e giuridici sulla condotta delle forze armate. Parallelamente, la Commissione analizza l’impatto psicologico sui bambini sopravvissuti: traumi complessi, regressioni, mutismo, perdita di figure di riferimento, esposizione continua alla morte e alla distruzione, condizioni che minano profondamente lo sviluppo emotivo e cognitivo.

Il Ministero degli Esteri palestinese accoglie le conclusioni come una conferma del fallimento della comunità internazionale nel proteggere i minori e nel perseguire i responsabili. La Commissione, dal canto suo, chiede l’immediata cessazione delle operazioni militari, il rispetto degli obblighi internazionali di protezione dei bambini, l’arresto dei funzionari israeliani ricercati dalla Corte penale internazionale, la sospensione delle forniture di armi e l’imposizione di sanzioni. Le sue raccomandazioni mirano a una giustizia “child‑responsive”, capace cioè di riconoscere la specificità del danno subito dai minori e di garantire riparazioni adeguate.

Qui una sintesi del capitolo a pagina 29: “Violenza sessuale e di genere contro i bambini palestinesi”.

Pratica sistematica della nudità forzata: Ragazzi e uomini di Gaza vengono sistematicamente costretti a spogliarsi rimanendo in biancheria intima o completamente nudi (in alcuni casi obbligati a indossare pannolini) durante le evacuazioni di massa (es. a Beit Lahia e nello stadio di Yarmouk). Tale pratica viene usata pubblicamente, anche davanti ai familiari, sotto la minaccia delle armi.

Umiliazioni digitali e Social Media: I soldati fotografano e filmano regolarmente i detenuti in condizioni degradanti. Questi contenuti video/fotografici vengono diffusi su chat e piattaforme social per scopi di vendetta, punizione e pubblica umiliazione. In un caso specifico, una soldatessa ha filmato e deriso due adolescenti costretti a ballare in mutande.

Violenze fisiche e abusi sui minori (Cisgiordania e Gerusalemme): Vengono documentati casi brutali anche fuori da Gaza. A Jenin, due bambini di 7 e 13 anni sono stati denudati al freddo, legati e picchiati. A Gerusalemme Est, una quattordicenne è stata palpeggiata e aggredita verbalmente da soldati in una zona priva di telecamere. Un’altra ragazza ferita è stata denudata e fotografata da personale militare maschile prima e dopo un intervento chirurgico.

Trattamento all’interno del sistema carcerario: Nelle prigioni israeliane, le perquisizioni corporali integrali invasive (strip searches) ripetute sono la norma. I minori denunciano isolamento prolungato, pestaggi mirati ai genitali, insulti degradanti e gravi torture sessualizzate. L’organizzazione ha ricevuto denunce gravissime, tra cui casi di stupro ripetuto da parte delle guardie e minacce di violenza sessuale (sebbene la Commissione specifichi che alcune di queste ultime accuse non siano state verificate in modo indipendente al momento della stesura).

Responsabilità dei coloni: Viene citato l’assalto a due quindicenni rapiti da coloni armati, i quali sono stati picchiati, denudati e sui quali un colono ha urinato.

Conclusioni della Commissione: La Commissione d’inchiesta conclude che la violenza sessuale e di genere non costituisce un insieme di incidenti isolati, bensì un metodo di guerra e di intimidazione sistematico e sostenuto dallo Stato volto a colpire il corpo e la dignità dei minori palestinesi. Le vittime affrontano profondi traumi psicologici irreversibili e stigma sociale, a fronte di una totale impunità per i responsabili e dell’assenza di indagini trasparenti.