Pubblicato su Vita.it il 13/03/26
Quando, all’inizio di marzo, le sirene hanno ricominciato a suonare nel Sud del Libano e i droni hanno tagliato il cielo, migliaia di famiglie hanno capito che non si trattava di un’escalation come le altre. In poche ore, interi quartieri si sono svuotati. Nelle ultime settimane, migliaia di siriani hanno attraversato il confine verso la Siria insieme a gruppi di libanesi che, per la prima volta dopo anni, cercano riparo dall’altra parte. Le loro testimonianze
In poche ore, interi quartieri si sono svuotati: intere famiglie terrorizzate in auto cariche di materassi, coperte, viveri, gabbiette con dentro animali domestici hanno invaso le strade. Tra gli sfollati, moltissimi siriani che già vivevano in Libano come rifugiati, persone che avevano lasciato la loro casa anche più di dieci anni fa e che ora si ritrovano a fuggire di nuovo, senza avere più un luogo da chiamare casa.
Le ong siriane: un argine fragile ma indispensabile
In Libano, purtroppo, la parola guerra non è nuova e torna nei racconti dei nonni, dei padri e dei figli. È un Paese di costa e di montagne, grande quanto l’Abruzzo, e da decenni porta sulle spalle un peso demografico e politico enorme: oltre ai rifugiati siriani, ospita da generazioni centinaia di migliaia di profughi palestinesi, molti dei quali vivono in campi nati nel 1948 e nel 1967, diventati nel tempo vere e proprie città parallele. Questa densità umana, in un territorio così limitato, rende ogni crisi un terremoto sociale. Il Paese dei cedri, negli anni più duri della guerra in Siria, aveva accolto oltre un milione di profughi, una presenza che aveva trasformato interi distretti della Bekaa, del nord e delle periferie urbane. Molti vivevano in insediamenti informali, tende rinforzate con assi di legno, baracche improvvisate, garage adattati a stanze. Erano famiglie che avevano già conosciuto lo sfollamento interno in Siria prima di attraversare il confine…
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