I curdi sono considerati il più grande popolo senza Stato al mondo (30–40 milioni di persone), distribuiti tra Turchia, Siria, Iraq e Iran, oltre a una vasta diaspora in Europa. Parlano il curdo, lingua iranica con diversi dialetti, e appartengono a varie fedi (prevalentemente sunniti, ma anche sciiti, yazidi, cristiani, aleviti).
La loro condizione di popolo senza Stato affonda le radici nel crollo dell’Impero Ottomano. Il Trattato di Sèvres del 1920 prevedeva un Kurdistan autonomo, ma non entrò mai in vigore. Tre anni dopo, il Trattato di Losanna cancellò ogni prospettiva di autodeterminazione.
Siria: tra riconoscimento e diffidenza
In Siria i curdi rappresentano circa il 10% della popolazione e hanno subito decenni di marginalizzazione. Nel 1962, un censimento straordinario privò della cittadinanza oltre 120.000 curdi, lasciando intere generazioni senza documenti.
Durante la guerra civile, le milizie curde YPG e poi l’SDF sono diventate protagoniste della lotta contro l’ISIS, sostenute dagli Stati Uniti. Con la caduta di Bashar al‑Assad nel 2024, il nuovo governo ha avviato un processo di riconciliazione: il curdo è stato riconosciuto come “lingua nazionale”, la cittadinanza è stata restituita ai curdi apolidi e il Newroz è diventato festa nazionale.
L’amministrazione autonoma curda ha accolto il decreto come un passo avanti, ma chiede garanzie costituzionali permanenti.
Turchia: il conflitto infinito con il PKK
In Turchia i curdi costituiscono fino al 19% della popolazione. Hanno vissuto decenni di assimilazione forzata e restrizioni linguistiche. Il conflitto con il PKK, iniziato nel 1984, ha provocato oltre 40.000 morti. Nonostante periodi di dialogo, la tensione resta alta. Ankara considera l’SDF siriana una diramazione del PKK, posizione che complica ogni tentativo di stabilità regionale.
Iran: autonomia negata e insurrezioni ricorrenti
In Iran i curdi rappresentano circa il 10% della popolazione e hanno spesso contestato il centralismo della Repubblica islamica. Le rivolte degli anni ’80 e ’90 sono state represse duramente. Dal 2004 opera il PJAK, gruppo armato attivo lungo il confine con l’Iraq. Le richieste curde di autonomia culturale e politica restano inascoltate.
Iraq: l’autonomia più ampia, ma non l’indipendenza
Il Kurdistan iracheno è l’unico territorio curdo dotato di un’autonomia riconosciuta. Dopo la repressione di Saddam Hussein e il genocidio di Halabja nel 1988, la no‑fly zone imposta dall’ONU nel 1991 ha permesso ai curdi di costruire istituzioni proprie. Nel 1992 nasce il Kurdistan Regional Government (KRG), oggi guidato da Nechirvan Barzani.
Nel 2017 il referendum per l’indipendenza ha registrato un plebiscito, ma Baghdad lo ha dichiarato illegale e ha ripreso il controllo di aree strategiche come Kirkuk, infliggendo un duro colpo alle ambizioni statali curde.
Un futuro ancora incerto
Dalla Siria all’Iraq, passando per Turchia e Iran, la questione curda rimane una delle più complesse del Medio Oriente. Le recenti aperture di Damasco rappresentano un segnale importante, ma non bastano a risolvere decenni di discriminazioni, conflitti e aspirazioni nazionali rimaste sospese. Per milioni di curdi, il riconoscimento dei propri diritti continua a essere una promessa incompiuta.