Pubblicato su Avvenire il 14 gennaio 2026
di Asmae Dachan
L’esercito siriano ha annunciato la creazione di una “zona militare” a est di Aleppo, nelle località di Maskana e Deir Hafer, ultimi avamposti delle forze curde a ovest dell’Eufrate, ordinando ai gruppi armati di ritirarsi a est del fiume stesso. Già nei giorni scorsi gli ultimi combattenti delle Syrian Democratic Forces SDF hanno lasciato Aleppo, diretti verso est. dopo giorni di intensi combattimenti con le forze governative, che hanno avuto la meglio. La situazione nei quartieri di Ashrafie e Sheikh Maqsoud, teatro degli scontri che hanno costretto oltre 150mila persona a una evacuazione temporanea, la situazione sta lentamente tornando alla normalità. Prima della resa, i combattenti, secondo una dichiarazione del ministero dell’energia siriano, hanno interrotto il pompaggio dalla stazione idrica di Babiri, nell’area settentrionale di Aleppo, provocando ulteriori disagi alla popolazione. L’attacco col drone sul palazzo governativo di Aleppo, dove era in corso una conferenza stampa sulla situazione umanitaria, alla presenza della ministra degli Affari Sociali e del Lavoro Hind Kabawat e del ministro dell’Informazione Hamza al-Mustafa, oltre al governatore Azzam Gharib, ha segnato un ulteriore innalzamento della tensione. Ora al Ashrafie, secondo fonti locali, si registra il rientro di numerose famiglie, mentre nel quartiere di Sheikh Maqsoud, a causa dei maggiori danni provocati dagli scontri con armi pesanti, le famiglie sono costrette a stare ancora lontane dalle proprie case e la crisi umanitaria si aggrava.
Nuove tensioni si registrano anche a Deir Ezzore, tanto che il governo di Damasco ha designato come area militare tutta la zona a Ovest dell’Eufrate. Col suo ponte bombardato a maggio del 2013 dall’aviazione di Bashar al Assad, che sembra quasi simboleggiare le fratture profonde che anni di violenze hanno provocato nella società siriana, Deir Ezzore rappresenta una città chiave. La paura tra i cittadini cresce in tutta l’area, anche a seguito del ritrovamento di un ordigno esplosivo improvvisato che era stato piazzato nella trafficata Al-Takaya Street, nel centro città. Le comunità curde di questa città, e in generale delle aree più ad est della Siria, temono una nuova escalation e il rischio di perdere quegli spazi di autonomia di cui avevano sin qui goduto grazie anche all’appoggio statunitense, ottenuto durante la guerra ai terroristi dell’Isis. Dopo l’imboscata in cui nel mese scorso sono rimasti uccisi due soldati statunitensi e un interprete, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha intensificato le sue offensive contro il gruppo terroristico in tutta la Siria, coordinandosi però non più con le forze curde, ma con le autorità di Damasco. Dopo la storica visita di Ahmad al Sharaa a Washington la Siria è infatti entrata nella Coalizione internazionale contro l’Isis e questo ha cambiato gli equilibri sul campo. Il Syrian Network for Human Rights intanto ha dichiarato di aver verificato un video che circolava in rete nei giorni scorsi, che immortala un soldato governativo gettare il corpo di una donna da un palazzo, condannando fermamente il fatto e rivolgendo un appello alle autorità per fare luce sui fatti e perseguire i responsabili. “Nel tentativo di giustificare questa violazione, alcune voci hanno descritto la donna come una combattente e cecchina che aveva ucciso civili ad Aleppo, in particolare nei quartieri circostanti Ashrafieh e Sheikh Maqsoud. Anche se questa affermazione fosse vera, il presunto atto costituirebbe una violazione che giustifica la responsabilità legale secondo i quadri giurisprudenziali appropriati, ma non giustifica ulteriori violazioni nei suoi confronti”, si legge nel comunicato diffuso in rete.

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