Mussat, l’agente anti Isis

Nella notte di capodanno Mohamed Mussat, un giovane della sicurezza nazionale siriana, ha notato un uomo sospetto che cercava di raggiungere una chiesa ad Aleppo, nella zona di Bab al Faraj. Lo ha braccato, impedendogli di avanzare e il terrorista si è fatto saltare in aria. Col suo gesto Mussat ha salvato decine di vite, sacrificando la sua. Pochi giorni prima un altro terrorista si era fatto saltare in aria in una moschea alawita di Homs, provocando una trentina tra vittime e feriti. La violenza in Siria purtroppo non è finita, né è stata arginata la deriva settaria, purtroppo. A novembre la Siria è entrata nella coalizione internazionale che lotta contro l’Isis (questo meriterebbe un articolo a parte…) e gli Stati uniti nei giorni scorsi hanno bombardato quelli che sono stati definiti “resti dell’Isis”.
Mohamed Mussat era musulmano, come pretendono di definirsi gli uomini dell’Isis (per chi crede è una bestemmia), e molti oggi lo considerano un “eroe”, “martire”, persino” santo”, come lo ha definito lo scrittore Souleman Yousf. Da un lato Mussat ha fatto il suo dovere di agente, dall’altro ha anche confermato e ribadito che il popolo siriano non ha lottato contro il regime per cadere in una nuova spirale di odio e divisione, ma vuole restare unito in tutte le sue componenti. È una sfida complessa, con molte insidie.