Giornata internazionale per le vittime di tortura

Oggi ricorre la Giornata internazionale per le vittime di tortura. Come tanti altri colleghi, in diverse occasioni sono riuscita a intervistare donne e uomini che purtroppo hanno subito abusi e violenze indicibili. Le loro testimonianze, i loro sguardi, la loro stessa mimica, restano scolpiti nella memoria e nel cuore per sempre.

Voglio scrivere oggi di un giovane siriano, che mi torna spesso in mente. Con grande dignità mi ha parlato della terribile esperienza subita, senza mai usare parole di odio contro i suoi carnefici, restando sempre pacato, seppur sofferente. Poi mi ha raccontato di un amico, un compagno di cella morto tra le sue braccia per gli stenti e le ferite riportate.Si è scurito in volto, ha abbassato lo sguardo, è tornato indietro appoggiandosi allo schienale e ha preso uno dei cuscini che erano sulla panca, portandoselo sul petto, e stringendolo con forza.Ha continuato a parlare, guardando il vuoto, ora accarezzando, ora stringendo a sé il cuscino. Quando ci siamo congedati, ha riposto il cuscino con una gran cura. Era come se in qualche modo avesse rielaborato ciò che gli era accaduto, ma non ciò che era accaduto al suo amico. Una volta pubblicata la sua testimonianza, oltre a riflessioni e frasi di indignazione contro la tortura, è partita anche una macchina di odio e di negazionismo. Accade a tutti i giornalisti che scoperchiano certi vasi di Pandora e chi si occupa di Paesi dove ci sono guerre e dittature lo sa bene. Arrivano messaggi di ogni tipo, persino minacce e c’è chi, come se si trattasse di un pettegolezzo di quartiere, vorrebbe per esteso nome e cognome del torturato superstite. Sono situazioni spiacevoli, ma vanno messe in conto.

Ciò su cui rifletto oggi, dopo anni di lavoro, è che di certo alcune testimonianze raccolte come freelance, per quanto significative, non hanno lo stesso rilievo che avrebbero se dietro ci fosse una testata importante, una squadra che condivida impegno e responsabilità. Un conto è l’articolo del/la giornalista tal dei tali, pubblicato con grandi sforzi dopo aver contattato diverse redazioni, un altro è quando quello stesso articolo esce come lavoro della testata X, con firma del/dei giornalisti che ci hanno lavorato. Lo scrivo pensando ai dibattiti suscitati da grandi inchieste e interviste pubblicati da prestigiose testate, che spesso hanno scosso l’opinione pubblica. Tante volte, invece, i freelance sono costretti a rinunciare a certi lavori, seppur preziosi e inediti, proprio perché bilanciando costi, rischi e guadagno, non hanno molti margini di scelta.

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