Idlib, ospedali nel mirino dei bombardamenti

Una nuova ondata di violenze insanguina il nord della Siria, in particolare le città di Idlib e Hama, dove migliaia e migliaia di sfollati vivono all’interno delle tendopoli. Dal 26 aprile il governo di Damasco e gli alleati russi hanno dato vita a massicci bombardamenti, nonostante la zona, in base agli accordi di Astana firmati proprio dalla Russia, insieme a Turchia e Iran, indicano Idlib come una zona di de-escalation delle violenze.

“Quando eravamo ad Aleppo e siamo stati costretti ad evacuare, dopo mesi di assedio e sofferenze, avevamo un’alternativa, che era venire a Idlib. Ora, invece, non sappiamo più dove andare”, ha raccontato via Skype il professor Abdulkafi Alhamdo, docente universitario di lingua inglese. “Il fatto che colpiscano ospedali e scuole significa che non vogliono solo distruggere il nostro presente, ma anche il nostro futuro. Noi siamo civili, non siamo terroristi. I nostri figli hanno diritto di vivere”.

“A Idlib e nella periferia nord di Hama la situazione è critica, i bombardamenti sono incessanti, colpiscono il cuore delle città e le residenze civili, ma puntano anche deliberatamente agli ospedali. Stanno usando di nuovo barili bomba e armi non convenzionali. Se una persona rimane ferita, c’è il rischio che continui a sanguinare fino a perdere la vita perché gli ospedali funzionanti sono tutti troppo lontani. Respiriamo l’odore della morte; i civili, in particolare i bambini sono terrorizzati e non ci sono più vie di fuga”, ha raccontato Rami al Fares, tecnico radiologo che opera tra gli ospedali di Kafranbel e Darkush.

A Idlib ci sono oltre 3,5 milioni di persone, in prevalenza civili sfollati da altre città siriane, che vivono in condizioni critiche. La città è l’ultimo territorio sotto il controllo dei ribelli anti-Assad sostenuti dalla Turchia, ma ci sono anche sacche di terroristi appartenenti a gruppi come Hts e al Nusra (affiliati di al Qaeda), che di fatto si nascondono dietro ai civili. Con il pretesto di colpire queste formazioni, le aviazioni russa e siriana stanno di fatto provocando stragi di civili e danni gravissimi a infrastrutture vitali come ospedali e scuole. Da parte sua il governo turco, che pure ha il controllo del territorio, non fa nulla per impedire le violenze e la frontiera resta chiusa.

In una nota ufficiale il governo tedesco, per voce del ministero degli Esteri, ha espresso la sua condanna per i bombardamenti che stanno colpendo i civili e infrastrutture medico-sanitarie, affermando che l’intento di colpire l’Hts non giustifica l’uccisione di civili e la distruzione di ospedali, né può essere usato come pretesto.

 

Fonti civili denunciano che nella sola giornata di oggi sono rimasti uccisi 9 civili. Sono oltre mille le offensive aeree registrate sulla zona di Idlib dal 26 aprile scorso, 496 per mano del regime siriano, 572 per mano del governo russo. Le vittime sono oltre 100, tra cui almeno dodici bambini, come confermano anche fonti Unicef. Le infrastrutture colpite sono 82, tra cui 28 scuole (7 sono state completamente distrutte), 11 luoghi di culto, 18 strutture medico-sanitarie. Nella sola giornata del 6 maggio ben 3 ospedali sono stati distrutti: Nabad Al Hayat Hospital,  Kafr Zeta Surgical Unit (un ospedale sotterraneo) e Kafr Nabl Surgical Hospital, come conferma anche Uossm International. Idlib Medical Directorate ha proclamato “lo stato d’emergenza”, e attraverso un comunicato ha reso noto che dal 6 all’11 maggio in tutte le strutture sanitarie dell’area saranno quindi trattate solo le situazioni di grave emergenza, mentre gli interventi in calendario e la somministrazione di cure non urgenti saranno tutti rinviati.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha convocato per venerdì 10 maggio una riunione d’urgenza a porte chiuse. Tra i civili di Idlib c’è grande paura per l’escalation di violenze, oltre alla grande delusione per l’immobilismo della comunità internazionale.

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