Homs, 24 minuti d’inferno – video

Homs 11 luglio 201311 luglio 2013 – Homs, quartiere centrale di Al Khaldiye

Da tredici mesi Homs è sotto assedio.La morsa del regime sui quartieri residenziali della città vecchia si fa sempre più stretta: oltre 800 famiglie vivono intrappolate nelle loro case, senza acqua corrente, senza gas, né luce, senza avere accesso a cure mediche e a rifornimenti alimentari. L’unica cosa che non manca a Homs sono le bombe e i proiettili.

Nelle immagini del video in allegato un citizen reporter siriano documenta dal cuore della città assediata i massicci bombardamenti che hanno preso di mira, in particolare, il quartiere di Khaldiya. In quella zona ci sono abitazioni civili e lì sorge una della più antiche moschee al mondo, quella di Khaled Ebn Al Walid, considerata sacra per il mondo musulmano. Il corrispondente conferma che non ci sono uomini armati nel luogo di culto e che, quindi, il regime non ha nessun motivo per colpirlo, se non quello di volerlo distruggere intenzionalmente.

Armata di kalashnikov e altre armi rudimentali la resistenza siriana cerca di rispondere al fuoco dalle sue postazioni in strada, ma è un combattimento impari. Le abitazioni, già gravemente provate da un anno di esplosioni, si accartocciano su se stesse. Ovunque c’è fumo; sotto quel fumo, sotto quelle case che si piegano, ci sono migliaia di civili. Ci sono bambini, donne, anziani; c’è la storia di un popolo e il suo presente che vengono ingoiati dalle macerie. C’è un futuro che svanisce prima ancora di iniziare.

Nelle immagini non si vedono corpi, né sangue: può vederle chiunque. Provate, allora, a vedere per intero il reportage inviato dal cuore di Homs, dove nessun giornalista riesce più ad accedere e le uniche informazioni che abbiamo sono quelle che questi coraggiosi reporter girano e condividono in rete. Provate ad ascoltare cosa significano 24 minuti di bombardamenti, esplosioni, spari ininterrotti. Provate a chiudere gli occhi e ad immaginarvi lì, nelle vostre case, coi vostri figli. Provate…

Il reporter si fa una domanda: “al mondo non importa nulla della Siria, di Homs, dei suoi abitanti? Dove sono quelle folle immense pronte a scendere in piazza se si sentono offese per qualcosa? Non sono forse offese dal genocidio che si sta consumando? Non sono offese perché si distruggono i luoghi di culto? La loro è solo impocrisia” – conclude.

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