Dai soccorsi in Siria all’aiuto in Venezuela: una squadra di White Helmets in aiuto a Caracas

La Siria ha inviato in Venezuela una squadra di ricerca e soccorso per contribuire alle operazioni dopo le due forti scosse che hanno colpito il Paese il 24 giugno, causando oltre 1400 morti, migliaia di feriti e circa 50mila dispersi. Si tratta, secondo le autorità di Damasco, della prima missione umanitaria internazionale mai effettuata da una squadra nazionale siriana.

“La Siria che sogniamo non dimentica il suo dolore. Piuttosto, lo trasforma in solidarietà, riconoscendo che salvare vite umane è un dovere umanitario condiviso che trascende confini, geografia e politica.” – Raed al-Saleh, fondatore dei White Helmets e nominato Ministro per le Emergenze e la Gestione dei Disastri. Al-Saleh, ha ricordato le difficoltà affrontate dai siriani durante i devastanti terremoti del febbraio 2023, ricordando che le squadre di soccorso internazionali non sono riuscite a raggiungere gran parte della Siria nord-occidentale durante le prime ore e i primi giorni critici successivi al disastro, a seguito dei divieti di operare imposti dal regime di al-Assad.

Il gruppo, composto da quindici specialisti del Ministero della Gestione delle Emergenze e dei Disastri, è partito il 27 giugno dall’aeroporto internazionale di Damasco. Dopo anni di ricerche e soccorsi in Siria a seguito dei bombardamenti governativi e della Russia, questo corpo ha acquisito competenze notevoli e viene considerato un’eccellenza. Tra i membri della squadra inviata in Venezuela ci sono soccorritori che hanno partecipato alle operazioni di soccorso in seguito al terremoto del 2023 nel nord ovest della Siria.

La missione, opererà in collaborazione con la forza di sicurezza interna del Qatar, Lekhwiya, che fornirà mezzi pesanti e attrezzature da campo, mentre i siriani sono dotati di equipaggiamento individuale per la ricerca e il soccorso. I funzionari siriani hanno definito il dispiegamento una tappa storica: è la prima volta che la Siria partecipa a un intervento di soccorso all’estero e la prima volta che un’unità nazionale viene integrata in una missione internazionale. L’iniziativa rappresenta anche una notevole inversione di tendenza: a poco più di tre anni da quando i siriani furono aiutati dalle squadre di soccorso internazionali in seguito a uno dei disastri naturali più letali nella storia del Paese, ora sono i soccorritori siriani a essere inviati all’estero per aiutare a salvare vite umane in un’altra nazione. Sono ben trecento le soccorritrici e i soccorritori dei White Helmets che hanno perso la vita in Siria durante la guerra, mentre salvavano vite umane, consapevoli dei rischi dei double-tap bombing, ma decisi a portare avanti la loro missione. Tra loro Khaled Omar Harrah, ucciso mentre salvava vite umane nel 2016 e definito “l’uomo che non temeva la morte pur di dare vita agli altri”.

Puntuale, come in passato, si è mossa anche la macchina della propaganda filo-Assad e filo-russa, che non ha mai cessato il suo lavoro online. Nel suo articolo la giornalista Ruth Riegler sottolinea che, “mentre il mondo vede soccorritori siriani volare dall’altra parte del pianeta per salvare sconosciuti, i propagandisti filoregime preferiscono immaginare trame di spionaggio degne di un film scadente”. Nel corso degli anni, i White Helmets sono stati accusati di essere al servizio di MI6, CIA, Mossad, Al‑Qaeda, ISIS, di essere attori di crisi, trafficanti di organi o cospiratori sulle armi chimiche: una lista di accuse talmente assurda da risultare grottesca. Eppure, nonostante questa campagna diffamatoria, i volontari hanno continuato a salvare vite, ed è proprio questo – osserva Riegler – il loro “vero crimine” agli occhi del regime: ogni bambino estratto dalle macerie, ogni corsa verso un ospedale bombardato, ogni volontario torturato o ucciso per aver soccorso altri metteva a nudo le menzogne del dittatore. Riegler conclude che “ci vuole un’immaginazione profondamente malata per guardare un bambino sotto le bombe o un volontario che salva vite e vedere una spia, e una fantasia ancora più distorta per credere che il vero problema propagandistico non sia una dittatura che ha costruito un sistema industriale di tortura, ma i soccorritori che tirano fuori famiglie dalle macerie”.