Pubblicato su Kritica.it – di Asmae Dachan
La storia di Hezbollah è irriducibile all’etichetta muta di “gruppo terroristico”. In questa intervista ne parliamo con il giornalista Riccardo Cristiano.
Nel cuore della crisi libanese, mentre il Paese scivola tra paralisi istituzionale, collasso economico e una nuova stagione di violenze e crisi umanitaria provocate dai bombardamenti di Israele, il ruolo di Hezbollah torna a essere il nodo centrale di ogni analisi politica e sociale.
Movimento armato, partito politico, rete di welfare, attore regionale legato all’Iran: Hezbollah è una realtà policroma complessa. Hezbollah, Ḥizbu Allah, “Partito di Dio”, nasce in Libano all’inizio degli anni Ottanta, nel crocevia tra tre eventi storici: la rivoluzione islamica iraniana del 1979, l’invasione israeliana del Libano del 1982 e la marginalizzazione storica della comunità sciita libanese. Fin dall’inizio Hezbollah non è solo una milizia, ma un ibrido. Per comprenderne davvero la natura, la storia e l’evoluzione – dal confronto con Amal negli anni Ottanta alla costruzione di un’identità militare e mediatica sotto la guida di Hassan Nasrallah, fino all’attuale fase di escalation – serve uno sguardo capace di tenere insieme geopolitica, religione, società e memoria. viene spesso descritto da analisti libanesi, iraniani e occidentali come “uno Stato nello Stato”.
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