La Siria nel cuore della madre, Berlino nel futuro dei figli

«Dopo la caduta del regime di al Assad, il mio primo pensiero è stato quello di tornare a Homs e lasciare Berlino. Ne ho parlato subito coi miei figli, che però mi hanno guardata con diffidenza: l’idea di venire in Siria con me non li ha nemmeno sfiorati», racconta Jamila Em Hussein

l mio primo pensiero è stato quello di tornare. Lasciare Berlino, il freddo climatico e quello sociale, della gente che ci ha sempre guardato con sospetto e tornare a casa, a Homs. Ne ho parlato subito coi miei figli, che però mi hanno guardata con diffidenza e mi hanno chiesto se poi sarei tornata in Germania. L’idea di venire in Siria con me non li ha nemmeno sfiorati». Jamila Em Hussein (madre di Hussein, come viene chiamata solitamente, ndr) ha quarant’anni e da dodici vive come rifugiata nel Paese nord-europeo, insieme ai tre figli di diciotto, quindici e tredici anni, tutti maschi.

Il marito è rimasto ucciso nel tentativo di lasciare la caserma dove lavorava. Nonostante la riservatezza, qualcuno aveva scoperto che avrebbe disertato e per questo lo hanno punito. Grazie ad un altro parente nell’esercito la signora Jamila è riuscita a trovare accoglienza in Turchia, per poi raggiungere l’Europa con i suoi bambini. Dal 2013 non è più tornata in Siria, ma lì ha lasciato il cuore. «Sono scappata per evitare ritorsioni su di me e i miei figli, che, in quanto maschi, rischiavano gli arruolamenti forzati con il regime o con qualche milizia. Qui abbiamo ricevuto accoglienza, i miei figli sono cresciuti in pace, ma io non mi sono mai sentita a casa, non ho mai disfatto veramente la valigia, come aspettando il momento di tornare a Homs. È lì che vorrei invecchiare e morire»…

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