Tra il 2020 e il 2025, l’uso crescente di armi esplosive nei conflitti ha trasformato radicalmente l’infanzia in molte aree del mondo. Il nuovo rapporto Children and Blast Injuries di Save the Children denuncia una realtà drammatica: oltre il 60% delle vittime infantili nei conflitti recenti è causato da armi esplosive, un livello mai registrato prima.
Sebbene il fenomeno sia globale, la Siria continua a rappresentare uno degli epicentri più dolorosi di questa crisi, con migliaia di bambini esposti quotidianamente a mine, ordigni inesplosi e bombardamenti. Secondo il report, tra il 2020 e il 2024 quasi 50.000 bambini sono rimasti uccisi o feriti nei conflitti armati nel mondo. Le armi esplosive — bombe, missili, droni armati, mine e residuati bellici — sono oggi la principale causa di morte e mutilazione infantile.
A quindici anni dall’inizio della crisi, il paese rimane uno dei più contaminati al mondo da ordigni inesplosi. Mine, residuati bellici e bombe improvvisate punteggiano strade, campi, cortili delle case, scuole. Nonostante la riduzione delle ostilità attive in alcune aree, il pericolo non è affatto diminuito: anzi, è diventato più subdolo. Solo tra dicembre 2024 e aprile 2025 sono stati registrati centinaia di incidenti, con decine di bambini uccisi e molti altri feriti, spesso in modo irreversibile.
Il ritorno di molte famiglie nelle loro comunità d’origine, dopo anni di sfollamento, ha esposto i più piccoli a rischi enormi. I bambini, spinti dalla curiosità o dalla necessità di aiutare nelle attività quotidiane, entrano in contatto con oggetti che non riconoscono come pericolosi. Una lattina arrugginita, un pezzo di metallo, un giocattolo abbandonato: tutto può trasformarsi in una trappola mortale. L’assenza di programmi capillari di educazione al rischio, unita alla mancanza di bonifiche sistematiche, rende ogni gesto quotidiano un potenziale pericolo.
Le ferite causate dalle esplosioni sui corpi dei bambini sono particolarmente devastanti. Il report sottolinea come, per via della loro struttura fisica, i minori subiscano danni più gravi rispetto agli adulti: amputazioni multiple, ustioni estese, traumi cranici, lesioni interne difficili da trattare. In Siria, dove il sistema sanitario è stato logorato da anni di guerra, garantire cure adeguate è una sfida quasi impossibile. Molti ospedali non dispongono delle attrezzature necessarie, e i pochi centri specializzati sono sovraccarichi o difficili da raggiungere. A questo si aggiunge il trauma psicologico: bambini che sopravvivono alle esplosioni spesso convivono con ansia, incubi, difficoltà di concentrazione, perdita di interesse per la scuola e per il gioco.
Dietro ogni numero c’è una storia che raramente arriva ai media internazionali. Ci sono bambini che perdono un arto mentre giocano vicino a casa, altri che rimangono feriti mentre accompagnano i genitori nei campi, altri ancora che non tornano più da scuola perché una mina ha colpito il loro percorso quotidiano. Famiglie intere vivono nella paura costante, consapevoli che un singolo passo può cambiare per sempre la loro vita.
Il rapporto di Save the Children lancia un appello chiaro: è urgente porre fine all’uso di armi esplosive nelle aree popolate e investire seriamente nella bonifica degli ordigni. Ma non basta. Servono programmi di riabilitazione fisica e psicologica per i bambini feriti, sostegno alle famiglie, responsabilità da parte degli attori statali coinvolti nei bombardamenti, e un impegno internazionale che non si limiti alle dichiarazioni di principio.
Narmina Strishenets, Senior Conflict and Humanitarian Advocacy Advisor di Save the Children UK e autrice principale del rapporto, ha dichiarato: “Il mondo sta assistendo alla deliberata distruzione dell’infanzia, e le prove sono innegabili. I bambini stanno pagando il prezzo più alto nelle guerre odierne, non solo per mano di gruppi armati, ma anche per le azioni dei governi che dovrebbero proteggerli. I missili cadono dove i bambini dormono, giocano e imparano, trasformando proprio i luoghi che dovrebbero essere più sicuri, come le loro case e le loro scuole, in trappole mortali. Azioni un tempo condannate dalla comunità internazionale e accolte con indignazione globale, ora vengono liquidate come il “costo della guerra”. Questa resa morale è uno dei cambiamenti più pericolosi del nostro tempo. “Stiamo assistendo al disfacimento delle regole della guerra. Se accettiamo questo come normale, stiamo accettando un mondo in cui l’infanzia stessa è sotto attacco.” I corpi più piccoli e gli organi in via di sviluppo dei bambini fanno sì che anche una singola esplosione possa causare lesioni catastrofiche o la morte. Eppure, in troppi conflitti, i bambini vengono trattati come “mini-adulti”, trascurando le loro specifiche esigenze mediche, lasciando coloro che sopravvivono ad affrontare dolore, disabilità e devastanti conseguenze sulla salute mentale per tutta la vita. Una lesione da esplosione in un bambino in crescita non è una ferita una tantum, ma una sfida medica che dura tutta la vita, rendendo la guarigione più lunga, più complessa e molto più costosa rispetto agli adulti.
Il Dott. Paul Reavley, Consulente Medico di Emergenza Pediatrica, è co-fondatore e presidente della Paediatric Blast Injury Partnership, una coalizione tra Save the Children UK e specialisti medici. Ha affermato: “I bambini sono molto più vulnerabili alle armi esplosive rispetto agli adulti. La loro anatomia, fisiologia, comportamento e bisogni psicosociali li rendono colpiti in modo sproporzionato. Molti non sopravvivono per raggiungere l’ospedale e coloro che ci riescono corrono un rischio di morte maggiore rispetto ai civili adulti in qualsiasi sistema sanitario. Spesso subiscono lesioni multiple gravi che richiedono trattamenti complessi e cure per tutta la vita. Eppure la maggior parte delle risposte sanitarie ai conflitti sono progettate per gli adulti, trascurando le specifiche esigenze dei bambini. I sopravvissuti affrontano dolore cronico, disabilità, traumi psicologici e stigmatizzazione che possono durare tutta la vita.
Le ferite da esplosione sono devastanti per i bambini e rappresentano un’enorme sfida per gli operatori sanitari che li curano. Dobbiamo dotare i medici delle conoscenze, delle competenze, della resilienza mentale e delle strutture necessarie per prendersi cura dei bambini più gravemente feriti al mondo. Il rapporto avverte che le guerre moderne ignorano i costi a lungo termine per i bambini. L’assistenza medica, la riabilitazione e il supporto psicosociale rimangono gravemente sottofinanziati. La protezione dei bambini in guerra sta crollando. Nonostante le crescenti prove di attacchi indiscriminati, l’assunzione di responsabilità è pressoché inesistente. I tribunali internazionali non hanno potere e la situazione di stallo delle Nazioni Unite protegge gli stati potenti, alimentando un pericoloso ciclo di impunità. I principali stati esportatori di armi, tra cui il Regno Unito, continuano a fornirle ai responsabili.