Fonte: Syrian Network for Human Rights
Il Syrian Network for Human Rights (SNHR) ha pubblicato il suo rapporto annuale documentando 3.338 persone uccise in Siria nel 2025, tra cui 328 bambini, 312 donne e 32 vittime morte sotto tortura. Nonostante la caduta del regime di Assad l’8 dicembre 2024, il 2025 si conferma uno degli anni più complessi e instabili per la popolazione siriana.
Un anno di transizione, ma non ancora di pace
Il rapporto, lungo 20 pagine, evidenzia come il vuoto di potere e la frammentazione del controllo territoriale abbiano alimentato nuove forme di violenza. SNHR sottolinea che, nonostante la fine formale del regime, cittadini continuano a morire per mano di forze a esso ancora collegate, milizie locali, esplosioni di residuati bellici e ferite riportate negli anni precedenti.
Le cifre principali del 2025
Secondo SNHR:
- 3.338 persone uccise in totale
- 328 bambini
- 312 donne
- 32 vittime di tortura
- 80 civili uccisi nel solo mese di dicembre, tra cui 11 bambini e 8 donne
Il rapporto include anche vittime la cui morte è avvenuta in anni precedenti ma documentata solo nel 2025, a causa delle difficoltà di accesso e verifica.
Responsabilità delle parti in conflitto
SNHR attribuisce le uccisioni a una pluralità di attori, confermando la persistenza di un conflitto frammentato:
- Forze legate al precedente regime di Assad: 73 civili uccisi, tra cui 8 bambini, 6 donne e 16 morti sotto tortura
- Milizie e residui del regime: responsabili di ulteriori 14 vittime, tra cui 9 bambini e un membro della Difesa Civile
- Forze Democratiche Siriane (SDF): 73 civili uccisi, tra cui 15 bambini, 14 donne e 12 morti sotto tortura
- Esercito Nazionale Siriano (SNA): 5 civili uccisi, tra cui 2 bambini e 1 donna
- Coalizione internazionale: 2 civili uccisi, tra cui un bambino
- Forze israeliane: 14 civili uccisi nel 2025, secondo il dettaglio del mese di dicembre
- Gruppi armati locali: responsabili di 2 morti sotto tortura
- Parti non identificate: 1.365 vittime, il numero più alto tra tutte le categorie
Le aree più colpite
La distribuzione geografica mostra un conflitto che si è spostato e intensificato in zone diverse rispetto agli anni precedenti:
- Latakia: 19,32% delle vittime totali, la percentuale più alta
- Suwayda: 13,33%
- Hama: 11,92%
- Tartus: 11,27%
SNHR segnala inoltre 889 morti durante i disordini sulla costa a marzo e 374 vittime negli scontri a Suwayda a luglio.
Attacchi ai civili e alle infrastrutture
Il rapporto documenta almeno 65 attacchi contro strutture civili essenziali, tra cui scuole, ospedali e luoghi di culto. Sono stati registrati anche decessi tra:
- operatori dei media
- personale medico
- membri della Difesa Civile
segno che la violenza continua a colpire anche chi svolge funzioni di protezione e informazione.
Metodologia e affidabilità
SNHR basa il suo lavoro su:
- monitoraggio continuo degli eventi
- una rete di fonti locali diversificate
- analisi di foto e video
- verifica incrociata dei dati
Il rapporto include solo i casi che l’organizzazione è riuscita a documentare con sufficiente certezza, pur riconoscendo che il numero reale delle vittime potrebbe essere più alto.
Un Paese ancora sospeso
Il 2025 avrebbe potuto rappresentare l’inizio di una fase di ricostruzione politica e sociale. Invece, come mostra il rapporto, la Siria resta un Paese segnato da:
- instabilità diffusa
- violenze intermittenti
- presenza di attori armati multipli
- mine e ordigni inesplosi
- fragilità istituzionale
La caduta del regime non ha significato la fine delle sofferenze per la popolazione civile.