Diario da Lesbo – Dove naufragano i diritti umani

P3200015.jpgIl secondo giorno a Lesbo – Foto e testo di Alessandra Aldini

Sveglia alle 5 per raggiungere i gruppi di controllo delle spiagge. Diluvia. Inutile andare perché i migranti non arriveranno visto che con il maltempo i rischi aumentano. Non bastano gli assalti della polizia turca, anche il mare in tempesta. Sì, avete capito bene. Ho parlato di assalti dei turchi perché è proprio quello che ci racconta un giovane migrante. I turchi intercettano i gommoni e se serve spaccano i motori delle imbarcazioni stracolme di migranti o peggio, si avvicinano con le barche con il solo fine di arrecare ulteriori danni. Del resto il patto con Erdogan è questo. L’Europa paga e i migranti non debbono attraversare il mare.

P3200039 (1).jpgDecidiamo quindi di aspettare qualche ora per ritornare ai magazzini poiché là il lavoro non manca, mentre mancano volontari visto che non piace a nessuno passare ore ed ore a catalogare e smistare montagne di vestiti. Nessuno ti vede, non hai contatti con i migranti e la visibilità non esiste. Per questo Un Ponte per… ha garantito agli organizzatori dei magazzini la presenza dei suoi volontari.

Durante il lavoro ad un certo punto i nostri occhi incrociano gli occhi di due giovani mamme siriane. Hanno in braccio due piccoli fagottini di pochi mesi e ci sono anche i loro giovani mariti. Sono fortunati perché sono insieme ed anche per noi è una buona giornata: con loro possiamo dare il meglio di noi. Troviamo tutine per i più piccoli, cappellini, maglioni per le giovani mamme e giacconi per i papà. Vengono da Homs, sono provati ma vogliono andare avanti. Non sanno dell’accordo Ue/Turchia e vogliono arrivare nel Nord Europa. Inutile parlar loro delle scelte europee, non ci crederebbero. Li aiutiamo e ci sorridono. Anche noi oggi abbiamo avuto il nostro momento di gloria.

P3200035.jpgDopo pranzo decidiamo di visitare il Campo di “Afghan Hill” che in questi giorni ospita centinaia di migranti. Pakistani, marocchini, algerini, afgani, tutti quelli che non hanno possibilità di accedere alla registrazione. Diversi mesi fa si sono organizzati occupando un uliveto ed i volontari indipendenti venuti ad aiutarli hanno trattato un affitto per il terreno. Hanno organizzato un campo dove si può mangiare, avere vestiti puliti, ma non ci si può lavare. Del resto a chi può interessare tutto ciò se non al gruppo di indipendenti?

C’è anche uno spazio adibito ai giochi con i bimbi ma mancano i nomi famosi delle potenti Ong che diramano comunicati stampa sulle condizioni dei migranti. Loro sono altrove. Pochi metri più avanti nell’Hotspot e nel campo dedicato esclusivamente ai siriani. Li non è possibile entrare né tanto meno fotografare. Sono impenetrabili. L’Hotspot, circondato da filo spinato, ricorda il confine ungherese. Essere accolti dai volontari indipendenti ad “Afghan Hill” e passare davanti all’Hotspot offre la dimensione di quanto sta avvenendo ai migranti. Da una parte forze di polizia, Frontex e l’immobilismo delle grandi ONG, dall’altra i popoli d’Europa e i popoli erranti.”

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