Fonte: “Learning Out Loud – Atlas on Child-Centred and Transformative Education through the CARES Framework”, WeWorld, 2025.
Siria: dove la scuola diventa un atto di resistenza-report
Fonte: – Atlas on Child-Centred and Transformative Education through the CARES Framework”, WeWorld, 2025.
In vista della Giornata Internazionale dell’Educazione, 24 gennaio, è stato lanciato il nuovo Education Atlas di WeWorld. L’atlante raccoglie dati globali, evidenze dal campo e soluzioni concrete, basate su oltre 50 anni di esperienza dell’organizzazione, e include schede Paese su 13 contesti in cui operiamo con programmi educativi, tra cui anche la Siria, dove WeWord opera da anni. Se le tendenze attuali non cambieranno, 278 milioni di bambini e bambine nel mondo rischiano di restare fuori dalla scuola. Un numero enorme, che racconta una crisi globale fatta di povertà, guerre, migrazioni, tagli ai servizi, mancanza di insegnanti e di spazi educativi sicuri.
“I dati ci dicono chiaramente che non siamo di fronte solo a una crisi dell’istruzione, ma a una crisi di diritti e di futuro” dichiara Dina Taddia, Consigliera Delegata di WeWorld. “Investire nell’educazione significa investire nella protezione, nel benessere e nella partecipazione delle nuove generazioni. Con questo Atlante vogliamo riportare al centro le voci di bambine e bambini e dimostrare che l’educazione, se davvero inclusiva e di qualità, è una leva trasversale che attraversa protezione, salute, parità di genere, partecipazione e benessere, rendendo possibili tutti gli altri diritti”.
In Siria, andare a scuola non è mai stato così difficile. Eppure, mai così necessario.
Nel nuovo Education Atlas di WeWorld, la Siria emerge come uno dei contesti più fragili al mondo: un Paese in cui l’educazione è diventata una linea sottile che separa la speranza dalla rassegnazione.
Una generazione sospesa
A livello globale, 251 milioni di bambini sono ancora fuori dalla scuola (UNESCO, 2024). Una parte significativa di questi vive in Paesi colpiti da crisi prolungate, e la Siria è tra i più colpiti.
Secondo Education Cannot Wait (2025) 234 milioni di bambini e adolescenti vivono in Paesi in crisi, 85 milioni sono fuori dalla scuola e oltre 70 milioni non sono sfollati, ma non riescono comunque ad accedere all’istruzione.
La Siria rientra pienamente in questo quadro: scuole distrutte, insegnanti insufficienti, famiglie impoverite, sfollamenti continui.
Molti bambini risultano iscritti, ma non frequentano. Altri frequentano, ma non imparano: nei contesti di crisi, solo il 17% dei bambini raggiunge la competenza minima in lettura alla fine della primaria.
La scuola come riparo
Nel Paese, la scuola è diventata un luogo di protezione.
Il report ricorda che tra il 2022 e il 2023 si sono registrati quasi 6.000 attacchi contro studenti, insegnanti e strutture educative nel mondo (GCPEA, 2024). La Siria è tra i Paesi più colpiti da questa violenza. Eppure, nonostante il rischio, le famiglie continuano a mandare i figli a scuola, perché questa offre stabilità in un contesto instabile, protezione da lavoro minorile, matrimoni precoci e reclutamento armato, supporto psicosociale, fondamentale in un Paese dove ogni bambino ha vissuto almeno un trauma.

Le barriere quotidiane
Il report evidenzia barriere che in Siria diventano montagne. Mancanza di acqua potabile e servizi igienici: nel mondo 447 milioni di bambini non hanno acqua a scuola e 646 milioni non hanno servizi igienici adeguati (WHO/UNICEF, 2024); povertà estrema che spinge verso il lavoro minorile; mancanza di insegnanti: globalmente ne servirebbero 44 milioni in più entro il 2030 (UNESCO, 2024a); discriminazioni verso bambine e bambini con disabilità.
In Siria, queste barriere si sommano a un sistema educativo logorato da quindici anni di guerra. Gli insegnanti siriani sono spesso l’unico punto fermo nella vita dei bambini. Molti lavorano senza stipendio regolare, senza materiali, senza formazione continua.
Il report ricorda che la mancanza di bagni separati e di supporto per la gestione del ciclo mestruale è una delle principali cause di assenza scolastica femminile. In Siria, dove la povertà è estrema e la sicurezza instabile, le adolescenti sono tra le più a rischio di abbandono scolastico e matrimonio precoce. Il CARES Framework insiste sul ruolo della comunità. In Siria, questo significa coinvolgere genitori, caregiver, leader locali, comitati scolastici. Significa ricostruire fiducia in un Paese dove la fiducia è stata erosa dalla guerra. WeWorld lavora con le comunità per contrastare il lavoro minorile; prevenire matrimoni precoci; sostenere l’inclusione dei bambini con disabilità; riportare a scuola chi l’ha abbandonata.
La crisi dei finanziamenti
Il report lancia un allarme: l’educazione è uno dei settori meno finanziati al mondo. Nel 2025, i tagli dei donatori hanno portato a una riduzione prevista del 9–17% degli aiuti internazionali (OECD, 2025).
UNICEF stima che entro il 2026 mancheranno 3,2 miliardi di dollari per l’educazione, con un aumento degli out-of-school children da 272 a 278 milioni. Per la Siria, dove il sistema educativo è già al collasso, questa riduzione rischia di essere devastante.
Eppure, nonostante tutto, la scuola resta uno dei pochi spazi in cui la Siria continua a immaginare un domani.
Ogni bambino che entra in classe è un atto di resistenza.
Ogni insegnante che continua a insegnare è un atto di coraggio.
Ogni comunità che sostiene la scuola è un atto di ricostruzione. L’Atlas di WeWorld lo dice chiaramente: non esiste futuro senza educazione. E in Siria, questo futuro passa ancora – ostinatamente, coraggiosamente – da un’aula, un quaderno, una voce che legge ad alta voce.

Report originale sintetizzato con Copylot.
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