Tornare a scrivere, perché?

Ricominciare a scrivere questo blog dopo un lungo periodo di silenzio, perché? Quando ho creato Diario di Siria, nel 2013, ormai oltre dodici anni fa, volevo uno spazio dove riportare notizie e raccontare storie che altrove non ne trovavano. La guerra in Siria era iniziata già da due anni e io ero da poco tornata dal mio primo viaggio nella terra delle origini martoriata dalle bombe. Sui giornali con cui collaboravo non c’era spazio per tutto, in particolare per quegli aspetti considerati meno rilevanti dal punto di vista della narrazione bellica, più incentrati sulle vicende umane di chi quella guerra la stava subendo. In questi dodici anni ci sono stati periodi di silenzio, ma in realtà non ho mai smesso di scrivere di Siria, soprattutto in questo primo anno dopo la caduta del regime. I tempi della scrittura e quelli della vita non sempre coincidono. Quelli dei silenzi sì. Il silenzio ha qualcosa di sacro, anche laicamente parlando. Va considerato come un momento vivo, da abitare nella sua intensità.

Ho deciso di tornare anche qui per tenere una sorta di filo rosso, condividendo gli articoli e le interviste che realizzo, continuando a usare queste pagine virtuali come una sorta di contenitore della memoria e del presente.

Parto dalla notizia della prossima uscita, il 16 gennaio 2026 del mio nuovo libro, “Siria, un anno dopo. Le ferite e le speranze” Add Editore. Un libro che ripercorre il mio viaggio in terra siriana diciannove giorni dopo la caduta di al Assad, mentre si stava scrivendo una delle più importanti pagine di storia del nostro tempo. Scrivo attraverso le voci dei sopravvissuti agli anni della guerra e del regime, racconto dei volti e dei nomi delle siriane e dei siriani che ho incontrato e ascoltato e che mi hanno mostrato come si diventa dopo aver attraversato l’inferno. Scrivo domande che mi sono sorte tra le macerie, come arabe fenici di una coscienza e di una memoria collettiva che non muoiono.

Ho scritto, poi mi sono sentita come svuotata, senza più energie. Forse questo è positivo. Il mio grazie di cuore va a tutte le persone che hanno condiviso le loro storie, alle colleghe e ai colleghi siriani con cui ho lavorato, a chi mi sostiene sempre, alla mia agente Francesca Costantino e all’amica e collega Laura Silvia Battaglia che ha dedicato il suo prezioso tempo alla scrittura della postfazione, con professionalità ed empatia, come soli i grandi giornalisti sanno fare.