La Siria, la lotta all’Isis e gli interrogativi senza risposta

Il 22 gennaio 2026 la Siria è stata il 90° Paese ad entrare nella Coalizione Internazionale contro l’Isis, guidata dagli Stati Uniti. Proprio la Siria attualmente guidata da Ahmad al Sharaa, l’uomo che con la sua formazione militare, HTS, era annoverato tra i più pericolosi terroristi, con una taglia sulla sua testa di ben dieci milioni di dollari e sanzioni legate a Isis-al Qaeda. Come è stato possibile? Andrebbero letti trattati di dottrina politica, di diritto internazionale, di storia, cercando precedenti, spiegazioni e una logica che, davvero sfugge. Scomodando Pirandello, “Così è, se vi pare“. Forse bisognerebbe solo cercare di capire e accettare che la politica internazionale segue le sue ragioni, la sua agenda, scritta spesso con opportunismo, revisionismo e strategia? Forse sì. Oggi tizio è il nemico, domani è l’alleato. Di sicuro, ogni decisione che riguarda la Siria, la cui cabina di regia, almeno sul piano politico e militare, sembra sempre più delocalizzata e decentrata, appare come uno schiaffo ai civili, in particolare a chi ha creduto nella possibilità di una rivoluzione non violenta, e ha subito anni di repressione, guerra e terrorismo, ma anche a quei militari regolari che hanno disertato dall’esercito di Assad per non obbedire più a un regime sanguinoso, decidendo di proteggere i civili, e finiti nel tritacarne delle ingerenze internazionali e delle ideologie più estreme. Qui una ricostruzione dei fatti.

Quando e come la comunità internazionale ha rimosso al Jolani e Hts dalle liste terroristiche?
La normalizzazione internazionale di Abu Mohammed al Jolani e del suo movimento, Hayat Tahrir al Sham -Hts, è avvenuta in modo graduale tra il 2024 e il 2025, culminando nella loro completa rimozione dalle principali liste terroristiche occidentali e delle Nazioni Unite. Il processo è iniziato dopo la caduta del presidente siriano Bashar al Assad nel dicembre 2024, evento che ha aperto una nuova fase politica in Siria. In questo contesto, al Jolani — che ha ripreso il suo nome reale, Ahmed al Sharaa — ha assunto un ruolo centrale nel governo di transizione, impegnandosi pubblicamente a garantire sicurezza, unità nazionale e protezione delle minoranze e diventando il primo (autoproclamato) presidente della Siria post-regime. Il primo passo formale è arrivato dagli Stati Uniti, che nel luglio 2025 hanno revocato la designazione di Hts come “Foreign terrorist organization”. A seguire, nell’ottobre 2025, anche il Regno Unito ha rimosso Hts dalla lista delle organizzazioni proscritte, riconoscendo il mutato contesto politico e il ruolo del nuovo governo siriano di transizione. La svolta definitiva è giunta il 6 novembre 2025, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che eliminava al Sharaa/al Jolani dalle sanzioni legate a Isis e al Qaida, revocando il congelamento dei beni e il divieto di viaggio in vigore dal 2014. La decisione è stata approvata da 14 membri, con l’astensione della Cina, e descritta dagli Stati Uniti come “un forte segnale politico” dell’ingresso della Siria in una nuova era. Secondo la risoluzione, la rimozione delle sanzioni è stata resa possibile dagli impegni del nuovo governo siriano: garantire accesso umanitario, combattere il terrorismo in tutte le sue forme e rispettare i diritti umani. Parallelamente, diversi Paesi — tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea — hanno iniziato a revocare sanzioni economiche e restrizioni, facilitando il reinserimento della Siria nella comunità internazionale e puntando a promuovere politiche di rimpatrio dei profughi. In meno di un anno, al Sharaa è così passato dall’essere uno dei terroristi più ricercati, al diventare il volto politico del nuovo assetto siriano, mentre Hts è stata progressivamente riconosciuta come parte integrante del processo di stabilizzazione del Paese.

La Siria entra nella Coalizione Globale contro l’Isis: una svolta che ridisegna gli equilibri regionali
La decisione è arrivata a Riyadh, il 22 gennaio 2026, durante la riunione dello Small Group della Coalizione Globale per Sconfiggere l’Isis. Con l’ingresso della Siria come 90° membro, si apre un capitolo inedito nella politica mediorientale: dopo anni di isolamento, Damasco torna a sedere a un tavolo multilaterale dedicato alla sicurezza e alla lotta al terrorismo.
L’annuncio non è stato improvviso. È maturato dopo la visita del presidente siriano Ahmed al Sharaa a Washington, il 9 gennaio 2026, un incontro che ha segnato il primo vero riavvicinamento tra Siria e Stati Uniti dall’inizio del conflitto nel 2011. Le immagini di Trump e del nuovo presidente siriano e le interviste rilasciate da entrambi in quel contesto, sarebbero sembrate fantascienza solo quindici mesi fa.
Sul tavolo un impegno per la cooperazione antiterrorismo, la gestione dei detenuti affiliati all’Isis, la sicurezza dei campi di al Hol e Roj e la progressiva stabilizzazione delle aree orientali del Paese. L’accordo che sancisce l’ingresso di Damasco nella Coalizione è politico, non militare. Nessuna operazione congiunta è prevista, almeno per ora. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento su intelligence, sicurezza e rimpatri, in un quadro che molti osservatori definiscono “pragmatico”, lo stesso aggettivo con cui ormai si accompagna spesso il nome del leader siriano.
Il presidente Donald Trump, commentando la decisione il 10 gennaio 2026, ha parlato di: “Un passo necessario per eliminare definitivamente ciò che resta dell’Isis e per garantire stabilità nella regione.” Il Dipartimento di Stato americano ha confermato una sospensione temporanea di alcune sanzioni per facilitare il dialogo tecnico con Damasco, soprattutto sulla gestione dei campi e dei centri di detenzione. Una mossa che, fino a pochi anni fa, sarebbe stata politicamente impensabile. L’Unione Europea, dal canto suo, ha accolto la notizia con prudente apertura. L’Alto Rappresentante UE, Kaja Kallas, in una nota del 23 gennaio 2026, ha dichiarato: “Ogni passo che contribuisce alla sconfitta duratura dell’Isis è positivo. Continueremo a monitorare l’impegno della Siria nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.” Francia, Germania e Italia hanno ribadito la necessità di garantire la sicurezza dei campi, accelerare i rimpatri dei cittadini europei e prevenire la radicalizzazione nei centri di detenzione. La linea comune è chiara: collaborazione sì, ma sotto stretta osservazione. (seguirà nei prossimi giorni un approfondimento sul tema). La Coalizione ha definito una serie di priorità immediate, condivise con Damasco, come la messa in sicurezza dei detenuti affiliati all’Isis, il rimpatrio e la reintegrazione delle famiglie straniere; il coordinamento di intelligence tra Siria, Iraq e partner internazionali, l’interruzione dei flussi finanziari clandestini e il rafforzamento delle istituzioni locali nelle aree liberate. La Siria ha dichiarato di voler assumere un ruolo di leadership nazionale nelle operazioni contro l’Isis, riconoscendo al contempo il contributo delle Forze Democratiche Siriane – Sdf, partner chiave della Coalizione negli ultimi anni.

L’Isis, una minaccia che cambia forma, ma non scompare

L’Isis non controlla più territori dal 2019, ma la minaccia resta concreta. Nel 2025, secondo i rapporti della Coalizione, si sono registrati oltre 200 attacchi a bassa intensità, attività di reclutamento nei campi di sfollati, tentativi di evasione dai centri di detenzione. Oltre alla presenza di cellule dormienti nel deserto di Badia. Le recenti operazioni preventive in Siria orientale hanno portato a decine di arresti e al sequestro di armi ed esplosivi, confermando che l’organizzazione mantiene capacità operative e reti logistiche. L’ingresso della Siria nella Coalizione Globale contro l’Isis non è un gesto simbolico. È un tentativo di ridefinire il ruolo del Paese nella sicurezza regionale e di aprire un nuovo capitolo nei rapporti con Stati Uniti, Unione Europea e Paesi arabi. Resta da capire come questa collaborazione si tradurrà sul terreno, ma il passo compiuto segna un cambiamento rilevante negli equilibri del Medio Oriente e nella strategia internazionale contro l’estremismo.

Il comunicato USA–Arabia Saudita del 9 febbraio 2026: la Coalizione rilancia la cooperazione con Siria e Iraq

“Il 9 febbraio 2026, il Regno dell’Arabia Saudita ha ospitato a Riyad una riunione di alti funzionari diplomatici e della difesa del Gruppo Ristretto della Coalizione Globale per Sconfiggere l’Isis/Daesh. L’incontro, aperto dal Viceministro degli Esteri saudita Waleed A. Elkhereiji e co‑presieduto dall’Ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia e Inviato Speciale per la Siria Tom Barrack, ha confermato la nuova fase di cooperazione con Damasco. I partecipanti hanno accolto con favore il nuovo accordo globale tra il governo siriano e le Forze Democratiche Siriane – SDF, che prevede un cessate il fuoco permanente e l’integrazione civile e militare (non in toto, ndR) della Siria nordorientale. È stata inoltre riconosciuta l’intenzione del governo siriano di assumere la leadership nazionale degli sforzi anti‑Isis, insieme al contributo determinante delle SDF nella lotta contro l’Isis. La Coalizione ha ribadito le sue priorità operative. Come il trasferimento rapido e la messa in sicurezza dei detenuti dell’Isis e rimpatrio dei cittadini stranieri, ma anche il reinserimento dignitoso delle famiglie dai campi di al‑Hol e Roj, con un coordinamento continuo con Damasco e Baghdad sul futuro della campagna anti‑Isis, incoraggiando un supporto diretto agli sforzi siriani e iracheni. I funzionari della difesa hanno inoltre sottolineato il coordinamento tra le linee diplomatiche e militari e hanno elogiato il ruolo dell’Iraq nella detenzione sicura dei combattenti dell’Isis. È stata accolta positivamente anche l’assunzione di responsabilità da parte della Siria per le strutture di detenzione e i campi profughi. La Coalizione ha ribadito la necessità che ogni Paese rimpatri i propri cittadini detenuti in Iraq e Siria e ha riaffermato l’impegno comune a sconfiggere definitivamente l’Isis/Daesh“.

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