Il governo di Damasco e le Forze Democratiche Siriane -SDF, la coalizione a guida curda che per oltre un decennio ha amministrato gran parte del nord-est del Paese, hanno raggiunto un accordo che prevede l’integrazione graduale delle forze e delle istituzioni curde nello Stato. L’intesa arriva dopo settimane di intensi combattimenti che hanno visto l’esercito siriano riconquistare vaste aree precedentemente sotto controllo curdo.
L’accordo stabilisce la creazione di una nuova divisione dell’esercito siriano composta da tre brigate formate da combattenti SDF, oltre a una brigata con base a Kobane affiliata al comando militare di Aleppo. Le SDF si ritireranno dalle linee del fronte e le forze governative entreranno nelle città di Hasakah e Qamishli, segnando la fine dell’autonomia de facto esercitata dalle autorità curde dal 2012.
L’intesa non riguarda solo l’aspetto militare. Le istituzioni civili create dalle amministrazioni curde saranno assorbite nell’apparato statale, mantenendo in servizio gli attuali dipendenti. Il governo ha annunciato che l’implementazione sarà immediata. Le SDF, in un comunicato diffuso su X, hanno sottolineato che l’accordo include anche garanzie sui diritti civili, culturali ed educativi dei curdi, oltre al diritto al ritorno per gli sfollati. Una parte significativa dell’accordo riguarda il trasferimento al governo siriano di infrastrutture strategiche finora controllate dalle SDF, tra cui prigioni – uno dei punti di maggiore criticità -, giacimenti petroliferi e impianti energetici. Le truppe governative hanno già preso il controllo del giacimento di Omar, il più grande del Paese, e della diga di Tabqa sul fiume Eufrate.
L’intesa odierna arriva dopo mesi di negoziati difficili e dopo il fallimento di un precedente accordo di integrazione del marzo 2025, che entrambe le parti avevano accusato l’altra di aver ostacolato. Per gli Stati Uniti, l’accordo rappresenta “un traguardo storico”, come dichiarato dall’inviato speciale Tom Barrack, che ha definito l’intesa “un passo decisivo verso la riconciliazione nazionale” .
Intanto il ministro dell’Interno di Damasco, Anas Khattab, ha ordinato l’immediata applicazione del nuovo decreto del 17 gennaio scorso, che concede la cittadinanza alle minoranze curde, stabilendo che il decreto si applica a tutti i curdi residenti in Siria, compresi coloro che risultavano apolidi. Secondo il rapporto, il ministero ha fissato al 5 febbraio 2026 la scadenza per la finalizzazione delle misure e la loro attuazione.
Resta ora da vedere come l’accordo verrà implementato sul terreno e quali saranno le conseguenze per la popolazione curda, che si trova a vivere la più profonda trasformazione politica e amministrativa degli ultimi dieci anni. Numerose associazioni segnalano carenza di cibo e disagi per la popolazione civile, tra sfollamento, privazioni e paura di un passato che non sembra mai del tutto passato. Secondo il WFP la situazione umanitaria in tutta la Siria resta molto fragile: siccità, insicurezza e mezzi di sostentamento deboli continuano a colpire soprattutto le città Al-Hasakeh, Raqqa e As-Suwayda (a sud), oltre ai campi per sfollati interni e ai gruppi più vulnerabili.
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Integration or conflict in northeastern Syria? Ten key points to consider di Charles Lister
الرقة وقسد: سيرة جسور مُدمّرة Qui la versione in italiano Raqqa, storia dei due ponti.