di Maria Lampa, scrittrice e promotrice culturale
Un libro che ti entra nell’anima, nelle ossa, attraversa ogni cellula e ti scrive qualcosa sulla pelle.
Non è tanto importante il racconto del contesto storico, politico e le dinamiche di una guerra civile iniziata per ribellione contro un regime violento e sfociata in tante guerriglie tra connazionali con l’intervento di altri Stati, quanto questa guerra abbia lasciato dietro di sé, dentro la vita delle persone.
La guerra è raccontata con un fil di voce attraverso una feritoia che i vari protagonisti riescono ad aprire all’esterno e fanno entrare le domande di una giornalista che vuole raccontare al mondo il lato umano della guerra, di qualsiasi natura sia che in qualsiasi parte del mondo si manifesti.
Un viaggio tra macerie, mattoni, distruzione e persone che tornano a respirare, girare per strada dopo aver vissuto l’inferno. Le descrizioni sono talmente dettagliate che il lettore entra anche lui nel viaggio e percorre le stesse strade, ascolta i pianti ed i racconti dei sopravvissuti.
Storie di violenza inaudita che uomini hanno inferto ai loro simili, ai conoscenti e addirittura in qualche caso ai parenti. Atrocità che nessuna belva feroce sarebbe capace di esprimere.
Quello che risalta è la speranza che un tale massacro non si ripeta in futuro. La disperata speranza che la libertà dichiarata e coincisa con la fuga di Assad abbia un fondamento serio per continuare a vivere…nonostante tutto.
La speranza che esce da una ferita, da una crepa di dolore che diventa apertura e slancio di vita per la libertà.
Città devastate, ridotte ad un cumulo di macerie ed angoli rimasti intatti ed inviolati, stanno a significare che ovunque il Bene ed il Male coesistono da sempre.
Quello che colpisce di questo viaggio è che la giornalista non dimentica di sottolineare la pioggia, il sole caldo, un albero vigoroso, l’alba ed il tramonto come a voler dimostrare che la vita continua e la natura si esprime sempre in modo eccellente, indipendentemente da ciò che succede.
I gelsomini continuano a fiorire, inebriare con il profumo i dintorni e le stagioni non si fermano nel loro evolversi.
Ciò che cambia, sono le stagioni interiori delle persone che hanno attraversato l’inferno con lutti, torture e ingiustizie e raccontano con una semplicità disarmante cosa hanno subito e riescono ancora a riconoscere che il mondo può cambiare e la Vita può vincere.
La guerra non è quella che viene decisa a tavolino, in sale comode e riscaldate, la guerra è quella che ogni persona vive sulla sua pelle, fatta di stupri, violenze, torture inaudite senza nessuna colpa, se non quella di trovarsi nell’angolo di mondo sbagliato, nel momento sbagliato, dove alcuni uomini decidono di calpestarne altri.
Questo libro credo debba essere letto da ogni persona, per acuire una sensibilità che sembra andata in disuso, per capire la grandezza di ogni essere vivente che resiste e per rendersi conto di quanto inutile sia qualsiasi guerra e violenza, e quanto sia importante la Vita ed il mondo in cui viviamo che va curato, custodito, amato, utilizzato per il Benessere dell’umanità tutta.
Le ferite sono molte, ma le speranze di più. È un libro, una storia che stimola ogni lettore alla responsabilità, a comprendere che si può convivere pacificamente, contiene un grande messaggio di pace che urla forte, come necessità impellente ed indispensabile.