Io, siriana di Aleppo, vi racconto la nostra guerra

1aForse presto per me per parlare di un testamento morale e professionale, ma questo  articolo/confessione, pubblicato su The Post Internazionale, in parte lo è. In queste righe mi racconto, da siriana, da aleppina che è al tempo stesso cronista della tragedia del suo popolo.

È passato circa un mese dall’evacuazione di Aleppo, da quei giorni terribili che hanno consegnato alla storia l’ennesimo genocidio consumato nell’indifferenza. Ora è arrivato il momento di ricominciare a scrivere, di raccontare cosa è successo dopo. Dove sono finiti i civili deportati, quali prospettive li attendono, se esiste, per loro un futuro. Aleppo, ma anche tutto il resto della Siria, a partire dalla tragica situazione a Wadi Barada, pesantemente presa di mira dai bombardamenti del regime e dalle incursioni di Hezbollah, per passare a Idlib, città sotto il controllo degli insorti, dove si sono tenute le le prime elezioni libere, nonostante i bombardamenti incessanti.

http://www.tpi.it/mondo/siria/dachan-siria-aleppo-racconto-nostra-guerra

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Aleppo is burning – Iniziativa di solidarietà

13096172_10154825119198761_3499794280452868006_n.jpg Dopo le ultime stragi nella città di Aleppo e l’intensificarsi dell’offensiva militare, che ha provocato in pochi giorni oltre cento vittime, per la stragrande maggioranza civili inermi, la rete ha deciso di mobilitarsi. La solidarietà alla martoriata città, distrutta dalle bombe del regime di Al Assad e dall’aviazione russa trova un nuovo impulso dal web. Il filo conduttore delle iniziative di sensibilizzazione sui crimini contro i civili inermi è il colore rosso. Rosso come il sangue delle vittime, per la stragrande maggioranza donne e bambini.

13096306_698352756970363_606987294624267409_nLe iniziative di solidarietà si stanno diffondendo da una parte all’altra del mondo, sulla spinta del Syrian Pressure Advocacy Group (SPAG), un gruppo di giovani attivisti e giornalisti siriani che denunciano i crimini del regime di Al Assad. Anche in Italia sono previste almeno due iniziative, a Roma e a Milano. Gli hashtag principali sono #Save_Aleppo e #Aleppo_Is_Burning.

Su questa pagina Facebook è possibile seguire tutti gli eventi a livello internazionale.

+18, immagini non adatte ai lettori minorenni.

 

Diario da Lesbo – I parte

Sono ore drammatiche per migliaia di profughi siriani sull’isola di Lesbo. Il sogno di proseguire la fuga verso il nord Europa si sta frantumando insieme a ciò che resta della solidarietà umana. Presto inizierà quella che i volontari del soccorso internazionale che sono intervenuti sull’isola chiamano “la deportazione” verso la Turchia.

Pubblico la testimonianza di due volontarie italiane, Alessandra Aldini e Arianna Torre, che stanno prestando la propria assistenza a donne, bambini e anziani stremati. Nel team di volontari italiani ci sono anche Carla Aldini e Francesco Fiore.

di Alessandra Aldini e Arianna Torre – Foto di Alessandra Aldini

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Ph: Alessandra Aldini

“Sveglia alle 7 e partenza verso i magazzini. Incontriamo la Grecia, l’Irlanda, La Spagna, la Repubblica Ceca, gli Stati Uniti negli sguardi dei volontari che ci corrono incontro felici di poter contare anche sul nostro impegno. Tanta la voglia di aiutare in quelle montagne di indumenti che aspettano di essere di nuovo utili perché a Lesbo è ciò che avviene. Un vecchio calzino riprende vita in un piccolo siriano. Una sciarpa colorata si trasforma in un hijab e la maglietta del Manchester la divisa di un giovane afgano.

 

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Ph: Alessandra Aldini

Lavoriamo per ore insieme e per capirci non serve conoscere l’inglese perché le affinità prendono il sopravvento ed i nostri sguardi si incrociano attraversando quegli spazi immaginando un’altra Europa. Accatastiamo, dividiamo e cataloghiamo. Soddisfatti lasciamo i magazzini consapevoli di aver dato il massimo; a conferma di ciò il sorprendente e piacevole episodio di due simpatiche volontarie spagnole che giunte in fretta e furia cercano abiti per una neonata arrivata con il papà al campo di Pikpa (uno dei centri per rifugiati gestito da volontari indipendenti) senza la mamma bloccata in Turchia. Ci diamo appuntamento per la mattina successiva perché nel pomeriggio l’emergenza si sposta al porto.

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Ph Alessandra Aldini

Arriviamo alle 17 e nel momento stesso in cui iniziamo ad aiutare e ci guardiamo intorno ci rendiamo subito conto che decine di volontari non sono sufficienti a risolvere il dramma di una guerra. Bambini ancora a piedi nudi, donne senza cappotti, giovani ragazze che si avvicinano timide alla ricerca di un supporto per la propria igiene intima. La vita racchiusa in qualche busta ed un piccolo zaino. Non ridono, non hanno voglia di scherzare ma ringraziano perché ogni piccolo gesto ai loro occhi è un dono inestimabile. I bambini, invece, nonostante tutto, corrono, ridono, mangiano dolciumi e indossano un sorriso.

 

Ore 20 la partenza per Atene. Un’altra tappa verso la serenità

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Ph: Alessandra Aldini

L’Europa di Tsipras non è poi così diversa dalle frontiere chiuse che obbligano migranti e profughi ad attendere. Costretta ad accogliere a causa del suo splendido mare che non accetta cancelli, sceglie la linea dell’assenza istituzionale e della presenza di esercito e forze di polizia che vivono con fastidio i volontari che battono le strade dell’isola

È buio, si torna a casa e la sveglia è pronta per le 5. Inizia il nostro nuovo giorno in spiaggia aspettando gli sbarchi. E intanto l’Europa offre miliardi di euro per non vederne più”.

Il Cuore dell’Italia batte per Mayar

imageMayar è una bimba siriana di sei anni. Quando è nata la Siria era un Paese dove dal cielo scendeva solo la pioggia, dove i giardini pubblici erano pieni di bambini, le scuole e le strade erano affollate. I suoi giovani genitori sognavano per lei e i fratelli una vita tranquilla. Guardavano i figli dei milioni di profughi, soprattutto palestinesi e curdi, che abitano in Siria, fuggiti da guerre e persecuzioni e provavano tanta tenerezza; mai avrebbero immaginato quello che sarebbe successo anche in Siria.

Per Mayar e i suoi fratelli niente scuola, niente spensieratezza. La loro infanzia è segnata dalle barrel bombs che devastano Aleppo; i loro occhi vedono solo orrore, armi, distruzione. Convivono con la paura in una città dove viene volontariamente interrotta la fornitura di acqua ed energia elettrica, dove le scuole scampate alle bombe diventano dormitoi per sfollati, dove gli ospedali sono chiusi e mancano farmaci. Anche quei farmaci che, forse, potrebbero salvare la vita della piccola Mayar.

La piccola, infatti, ha una grave e rarissima malattia al fegato. Ad Aleppo, per lei, non ci sono speranze. Mayar è una di quei cinque milioni di bambini siriani colpiti e, spesso, condannati dal conflitto. Ma il padre e la madre non si vogliono arrendere. Amano troppo la figlia per lasciarla andare così. Scrivono una lettera accorata nella loro lingua, l’arabo, che cambia per sempre il loro destino. Quel messaggio viene inviato via web a un’associazione umanitaria che, prontamente, lo traduce in italiano.  “Ogni volta che vedo mia figlia soffrire senza poter far nulla – scrive l’uomo – muoio anche io piano piano con lei”.

L’appello viene raccolto il 10 ottobre 2015 da un’associazione che, dal 2013,  si occupa di solidarietà alla Siria e che si chiama, proprio “Cuore in Siria”. La fondatrice Claudia Ceniti dà il via a una mobilitazione straordinaria. Bisogna mettere in moto la macchina della solidarietà ma anche quella della burocrazia. La vita della bimba è in pericolo a causa della malattia, ma lo sono anche quelle dei suoi familiari, che vivono con lei sotto il cielo martoriato di Aleppo. Bisogna farli uscire dalla Siria. Servono permessi, servono soldi, servono garanzie. Si mobilita il web e attraverso Facebook vengono coinvolte molte persone, che si attivano su più fronti, anche nella raccolta fondi. Si mobilitano due testate nazionali, Il Giorno e La Stampa. Vengono coinvolti due parlamentari. In pochi giorni arrivano i permessi arrivano, i soldi necessari per il viaggio della famiglia, e la disponibilità di un medico torinese, pronto ad eseguire l’intervento. Il 30 ottobre la famiglia lascia Aleppo e, tra mille pericoli, raggiunge la frontiera turca. Ad accoglierli Claudia Ceniti e Federica Gamma, dell’associazione torinese “Ability Amo”, che si è unita al “Cuore in Siria” per riuscire a portare Myar in Italia e farla operare all’ospedale Regina Margherita – Le Molinette di Torino.

La bimba e la sua famiglia arrivano in Italia. Myar, i suoi due fratellini e i genitori sono al sicuro. Sotto il cielo di Torino arrivano solo raggi di sole, a volte pioggia e nebbia, ma qui non ci sono bombe. Possono dormire senza paura e scoprire il calore incondizionato dell’affetto di decine e decine di italiani che, senza aver mai visto la piccola, hanno preso a cuore il suo destino e hanno aiutato il “Cuore” ad aiutarli…

Ora Mayar dovrà affrontare il delicato intervento. I volontari che sono intorno a lei raccontano che sorride. Raccontano che i genitori vorrebbero ringraziare e abbracciare quanti li hanno aiutati. Sono stati felici di abbracciare Claudia, Federica e gli altri, di guardare negli occhi chi ha messo il suo tempo, il suo cuore e il suo impegno per salvare la piccola. Una squadra numerosa di donne e uomini, molti rimasti dietro le quinte, che hanno promesso che aiuteranno la piccola e la sua famiglia anche dopo l’intervento.

Tutti, ora, fanno il tifo per Mayar; il “Cuore” dell’Italia batte per lei.

Il dramma dei profughi siriani arrestati

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Filo spinato e fucili, poi le manette. Il silenzio del mondo e la complicità dell’indifferenza.

Migliaia di civili siriani in fuga da un Paese che ormai non esiste più si stanno imbarcando su carrette del mare che spesso diventano le loro tombe, oppure attraversano il vecchio continente per cercare di raggiungere il nord Europa. Lo fanno a piedi, perché sembra che non esistano più pullman o treni che li possano caricare. Giovani uomini e donne disperati, insieme ai propri figli, in un pellegrinaggio della speranza che si traduce spesso in tragedia. Per loro non c’è più spazio nelle nazioni limitrofe e la fuga continua inesorabile.

Sul loro cammino insidie e ostacoli, filo spinato e muri, ma anche lacrimogeni, manganelli e manette. In Ungheria sono già centinaia i siriani  tratti in arresto. Famiglie di profughi che pur di mettere in salvo i propri figli e cercare di dare loro un’opportunità, la sacrosanta opportunità di vivere, tentano il tutto e per tutto. Le televisioni internazionali stanno riprendendo in diretta le immagini drammatiche, inspiegabili, di esseri umani disarmati a cui dovrebbe essere riconosciuto lo status di profughi, che vengono invece trattati come criminali.

Di seguito le immagini trasmesse lo scorso 28 agosto dall’emittente satellitare siriana indipendente Orient, con scene strazianti che ritraggono il calvario delle famiglie in fuga. In particolare, dal minuto 1:21 si vede la drammatica sequenza in cui una giovane coppia con la propria figlia viene tratta in arresto dalla polizia ungherese dopo aver attraversato il filo spinato.

Sui volti dei due adulti lo strazio, la paura, l’incredulità, ma è l’espressione della piccola quella più emblematica, che urla il suo dolore per un mondo di adulti senza pietà. Questa bimba in Siria ha conosciuto l’orrore delle bombe e degli spari, ha subito il furto della sua infanzia e spensieratezza, ha provato cosa vuol dire la fuga prima in un  Paese, poi in un altro e ora tocca con mano cosa vuol dire la crudeltà della politica, che ai profughi mette le manette.

Sempre di più il dramma siriano sembra bussare alle coscienze del mondo, chiedendo un’immediata e non più rinviabile apertura di corridoi umanitari. Ma tutto ancora tace, mentre si definisce sempre meglio un progetto internazionale ben preciso, che mira a ridisegnare per sempre il profilo geopolitico della millenaria terra Siria, sacrificandone la popolazione.

Il premio “A passo di notizia” il 7 marzo ad Asmae Dachan

658614-Ordine_Giornalisti_Marche_SIRIA_Invito_7marzo_500x518La cerimonia si svolgerà alla sala Viani della Mole Vanvitelliana. La collega italo-siriana esporrà anche le sue fotografie di reportage

L’Ordine dei giornalisti delle Marche organizza per il 7 marzo 2015 (ore 17), nella sala Viani della Mole Vanvitelliana di Ancona, la consegna del premio “A passo di notizia”, dedicato in questa edizione al giornalismo in zone di guerra. Il Consiglio ha deliberato di assegnare il premio, quest’anno, alla collega italo-siriana Asmae Dachan, per i suoi reportage nelle città siriane devastate dai combattimenti e nei campi profughi di confine, per l’intensa attività di informazione e sensibilizzazione svolta in stretto contatto con agenzie e reporter clandestini, e per l’impegno profuso nell’aiuto umanitario alle popolazioni civili coinvolte nel conflitto. Alla manifestazione pubblica del 7 marzo, che ha ricevuto il patrocinio dell’Assemblea legislativa e della Giunta regionale delle Marche, della Provincia e del Comune di Ancona, dell’Ordine nazionale dei giornalisti e dell’organizzazione umanitaria Onsur, sono state invitate le massime autorità civili e religiose regionali, provinciali e cittadine. Il programma prevede il saluto delle autorità presenti, la consegna del premio, una relazione della collega Dachan sulla situazione siriana e l’inaugurazione di una mostra fotografica che resterà aperta fino al 21 marzo.

“Per amore dei libri”, per amore delle radici

TU SIRIAMontelupone: ha riscosso un grandissimo successo di pubblico l’evento “Per amore dei libri” organizzato dalla casa editrice recanatese Giaconi Editore, con il patrocinio del Comune di Montelupone al teatro Nicola Degli Angeli il giorno di San Valentino.

Oltre 25 bambini hanno partecipato al laboratorio ispirato ai personaggi dei libri della collana “Piccoli Picchi”, mentre le presentazioni pomeridiane, il reading letterario e lo spettacolo serale hanno visto la folta presenza di tantissimi amanti della lettura provenienti da tutta la Regione.

tu-siriaIl filo conduttore della giornata, neanche a dirlo, è stato l’amore raccontato in tutte le sue declinazioni: dal libro PRIVATA, con le artiste marchigiane Federica Amichetti e Nikla Cingolani intervistate dalla psicologa Katia Vergari, nato per sensibilizzare sul tema della violenza di genere all’amore per le proprie origini con la presentazione del libro di poesie TU, SIRIA delle due scrittrici italo-siriane Asmae Dachan e Yara Al Zaitr, intervistate sulla drammatica emergenza umanitaria da Migena Proi, giovane studentessa già vincitrice del concorso Lingua Madre; dal racconto autobiografico LA SEMPLICITA’ DEGLI EROI di Lauretta Mazzaferro, un libro che narra l’amore incondizionato verso il proprio padre, eroe silenzioso al pari di tutti gli uomini marchigiani che hanno rialzato il nostro territorio dopo il secondo conflitto mondiale alle splendide letture eseguite da Giulia Poeta e tratte da alcuni passi di due libri coraggiosi e provocatori, TUTTO QUA di Elena Belmontesi e DI NORMALE NIENTE di Rubina Carancini.

La serata ha visto in scena lo spettacolo teatrale tratto dal libro LA CASA DAVANTI AL MOLO di Maria Luisa Bongelli, una serie di divertenti scenette della Civitanova degli anni’50 del secolo scorso, in cui i sogni si scontravano con la povertà e con il miracolo economico alle porte, spettacolo realizzato dall’associazione Piedineri Books, animatrice della biblioteca di quartiere di Fontespina di Civitanova e promotrice della diffusione della lettura con la partecipazione dei musicisti Vittoria e Mariano Gaetani.

Il gran finale della giornata dedicata all’amore per i libri è stato riservato alla premiazione del contest letterario a cui moltissimi hanno partecipato scrivendo una originale frase sul tema dell’evento , premio assegnato a due giovani che si sono aggiudicati la partecipazione ad una particolarissima e romantica presentazione di un libro in barca a vela alle pendici del Conero con l’associazione Four Sailing di Ancona.