Pace e libertà per il popolo siriano – Roma, 20 maggio 2017

1224a9362bcc40fea71bb6290f12c89f_18Da oltre sei anni la Siria è teatro di violenze e orrori indicibili. Le pacifiche manifestazioni popolari per  libertà e la giustizia  sociale sono state represse con inaudita ferocia dal regime del clan Assad, che nulla ha risparmiato al popolo siriano in termini di crudeltà non esitando ad usare armi chimiche.
Ad oggi, i morti si contano a centinaia di migliaia, tra cui tanti bambini,  e gli sfollati, in patria e all’estero, a milioni, mentre incalcolabili sono le distruzioni. Il regime di Assad, sostenuto da Russia e Iran,  è anche il principale responsabile della nascita e dello sviluppo del terrorismo di Daesh e di altre bande criminali e reazionarie  che contribuiscono alla guerra ed alle sofferenze dei Siriani. A tutto ciò si aggiungono gli interventi e i bombardamenti delle diverse potenze che mirano alla spartizione della Siria, incuranti delle sofferenze del popolo.
La spirale bellica infligge sofferenze inaudite alle popolazioni della zona e alimenta la violenza e il terrorismo in tutto il mondo, con una catena infernale di attentati di cui sono vittime persone innocenti di diverse provenienze e credo.
E’ora di reagire, è ora di  mobilitarsi! Facciamo appello a tutte le persone che amano la pace, a chi crede nei valori di rispetto, convivenza e accoglienza umana, alle tante persone impegnate nel volontariato solidale, alle forze e alle realtà pacifiste a mobilitarsi unitariamente a fianco delle popolazioni siriane. Vogliamo gridare che i Siriani, gli Egiziani, i Palestinesi e tutti i popoli del Medio Oriente sono nostri fratelli e hanno diritto sacrosanto alla libertà, all’autodeterminazione ed alla dignità, senza alcuna discriminazione etnica e religiosa.

Via il regime criminale di Bashar Al Assad!  Pace, libertà e giustizia per il popolo siriano!

Portare di fronte a un tribunale internazionale Bashar Al Assad e tutti i responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità!

Con il popolo siriano contro guerra e terrorismo!

Stop ai bombardamenti e apertura di corridoi umanitari per portare soccorso alle popolazioni civili!

Contro le destre xenofobe e razziste, contro il decreto Minniti-Orlando. Accoglienza, senza condizioni, per tutti i profughi e gli immigrati!

Autodeterminazione, libertà e dignità per tutti i popoli del Vicino Oriente!

SABATO 20 MAGGIO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

Per adesioni: aromaperlasiria@libero.it

Amer Ahmad Dachan, Germano Monti, Fouad Roueiha, Alberto Savioli, Joseph Halevi, Piero Maestri, Shadi Hamadi, Riccardo Cristiano, Amedeo Ricucci, Lorenzo Declich, Selvaggia Lucarelli, Savina Tessitore, Laura Tangherlini, Cinzia Nachira, Riccardo Bella, Asmae Dachan, Riccardo Bellofiore, Aboulkheir Breigheche, Nair Magnaghi, Beatrice Brignone, Sami Haddad, Maria Laura Bufano, Tania Pensabene, Paolo Pasta, Samantha Falciatori, Federico Stolfi, Loretta Facchinetti,  Aya Homsi, Valerio Peverelli, Anna Foggia, Alessandra Moscatelli, Antonietta Benedetti, Camilla Cojaniz, Johannes Waardenburg, Silvia Moroni, Giovanna De Luca, Souheir Katkhouda, Manuela Giuffrida, Chiara Denaro, Yasmine Accardo, Patrizia Zanelli , Marta Bellingreri, Alessio Mamo, Arianna Carbonara, Erika Capasso, Stefania Aloi, Annalisa Tasinato, Marina Centonze, Ibtisam Rimani, Liliana Verdolin, Cristina Atzeri, Laura Seoni, Raffaella Piazzi, Marina Barausse, Francesco D’Introno, Manuela Regina , Loretta Pagani, Angela Ciambrone, Seconda Pagani, Anna Maria Crispino, Elena Zin, Liliana Boccarossa, Liliana Vernengo, Arianna Parisato, Munira Vauall, Mary Rizzo, Stefano Catone, Hamadi Zribi, Patrizia Mancini, Francesco Tronci,  Debora Del Pistoia, Chiara Rizzo, Fabio Ruggiero, Gloria Merlino, Annalisa Ruozzi, Chaimaa Fatihi, Stefano Bettuzzi, Giulia Zanetti, Sandro Brugiotti, Diego Brandolin, Franco Casagrande, Emanuele Calitri, Ilaria Righi, Fiorella Sarti, Simona Concutelli, Flavia Pacini, Mutaz Smsmieh, Gianna Guglielmino, Roberta Milani, Alessia Vincenzi, Antonio Ronchi, Nicola Gandolfi, Marinella Fiaschi, Fabia Foppiano, FIlippo Mancini, Giuseppe Bianchini, Michele Focaroli, Lamia Ledrisi, Mattia Giampaolo, Franco Ragusa, Franca Bei Clementi, Donatella Quattrone, Said Mehboub, Claudio Moratto, Nibras Breigheche, Elisabetta Lelli, Fabia Floris, Roberto Dati, Filomena Annunziata, Giovanni Ciccone

Rose di Damasco, Associazione Campagna Mondiale di Sostegno al Popolo Siriano ONSUR ITALIA, Associazione per la pace tra i popoli, Comitato Nour, Karama Napoli, Giovani Musulmani Italiani, Comitato Khaled Bakrawi, Associazione Insieme per la Siria Libera, Studenti Unior pro Rivoluzione siriana, Comitato permanente per la Rivoluzione siriana, Corrente Umanista Socialista

“BiSogno di Pace” Concerto di Un ponte per… e UIL per la Siria

unnamed“BiSogno di Pace” Concerto di Un ponte per… e UIL per la Siria

14 marzo 2017 – ore 20:30 Teatro Riccardi Via Celsa 6 – Roma

Ingresso a sottoscrizione libera

È previsto un aperitivo di benvenuto Roma, 03/03/17.

Prosegue il rapporto di collaborazione tra la UIL e Un ponte per… con un evento di musica, parole e immagini per rendere omaggio alla Siria in occasione del 6° anniversario dall’inizio delle rivolte della popolazione civile per chiedere riforme al regime di Bashar Al-Asad.

L’evento, inoltre, è stato organizzato in continuità con il percorso intrapreso dalla UIL a Lampedusa in cui si è tenuto il 1° Meeting internazionale dei Leader sindacali e religiosi e per festeggiare il 67° anniversario del sindacato. Presenterà l’evento Alessandra Aldini (Coordinatrice Servizio Rapporti con le Ong, UIL) dando la parola, per i saluti, a Carmelo Barbagallo (Segretario Generale UIL) e Martina Pignatti Morano (Presidente Un ponte per…). E’ prevista, inoltre, la partecipazione di Asmae Dachan, giornalista italo-siriana vincitrice del Premio Giornalisti del Mediterraneo 2016.

unnamed.jpgDalle 21.30, grazie alla direzione artistica di Bob Salmieri prenderà avvio il concerto: sul palco si alterneranno gli Erodoto Project con il loro jazz mediterraneo, i Mediterranti e il duo di chitarra e violino composto da Isaac De Martin e Alaa Arsheed, musicista costretto a fuggire dalla Siria. I fondi raccolti durante la serata andranno a sostenere i progetti umanitari di Un ponte per… in Siria in campo sanitario e quelli di educazione e sostegno psico-sociale dedicati ai rifugiati siriani nei Paesi limitrofi in cui opera l’organizzazione. È prevista, inoltre, una mostra fotografica allestita nel foyer, con scatti realizzati durante le missioni delle due organizzazioni promotrici dell’evento. BiSogno di Pace. Concerto di solidarietà con la Siria: http://www.facebook.com/events/1843358492598456/ —————————————-

Erodoto Project Musica dall’anima “latina”, con spiccati riferimenti alle atmosfere, ai colori, alle melodie del Bacino del Mediterraneo. Jazz nostrano, la cui trama si intreccia in un ordito fatto di Miti, di Medioriente e di Sicilia. Il repertorio è composto da brani originali, e da alcune canzoni della tradizione popolare del Sud Italia che hanno come tema il viaggio e il migrare.

Mediterranti Con il disco “Marenostrum”, i Mediterranti approdano alla riscoperta e alla valorizzazione delle tradizioni musicali che da secoli abitano il mar Mediterraneo. Facciamo nostra la frase che recita così: ”dove l’uomo divide la musica unisce”. E’ per questo che nel nostro viaggio musicale abbiamo scelto di eseguire brani che vengono dalle tradizioni Greche, Egiziane, Tunisine, Slave, Turche e Italiane, suonando anche brani originali dove confluiscono i colori del Flamenco con il Medioriente, delle Tammuriate con la musica Araba, unitamente alla Pizzica Salentina.

Isaac De Martin Musicista e produttore che ha fondato l’Adovabadan Jazz Band e il collettivo internazionale Sound Illustrators che ha sedi a Helsinki e a Berlino. Compone musica per il cinema e il teatro.

Alaa Arsheed Musicista siriano fuggito in Libano nel 2011 a seguito della guerra, con il sogno di suonare in Europa. Con l’aiuto di Fabbrico Musica produce Sham (“Damasco” in aramaico), un album di otto brani che si ispirano alla sua storia personale.

Ufficio Stampa Un ponte per… cecilia.dallanegra@unponteper.it – stampa@unponteper.it Tel. 06 44 70 2906 Ufficio Stampa UIL ufficiostampa@uil.it Tel. 06 47 53 285

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Wadi Barada, donne e bambini prigionieri di Hezbollah

1484746949Le milizie libanesi di Hezbollah di istanza a Wadi Barada, nella periferia occidentale di Damasco hanno sequestrato numerose donne e bambini nella zona di Alshabka, vicina al villaggio di Baqiyn. “Siamo pronti a usarli come scudi umani”, avrebbero intimato i miliziani ai ribelli che controllano la zona.  Lo denunciano attivisti locali, aggiungendo che sono ripresi massicci bombardamenti sulle località di Madaya e Baqiyn, provocando diversi morti e feriti.

Le stesse fonti affermano che il sequestro dei civili è avvenuto poche ore dopo che le milizie di Hezbollah hanno costretto gli abitanti dei villaggi che si trovano nell’area tra i posti di blocco denominati “Giulia” e “Alshabak” ad evacuare, lasciando le proprie case per dirigersi verso Baqiyn e verso la zona di Maomura.  Si tratta di circa cinquanta famiglie. “La situazione dei civili è drammatica”, ha dichiarato una fonte locale raggiunta via Skype. “Le famiglie sono stremate, mancano acqua e medicinali, c’è bisogno di immediati aiuti umanitari. Il sequestro delle donne e dei bambini rappresenta una svolta drammatica della battaglia di Wadi Barada. Usarli come scudi umani per ricattare i ribelli è disumano. Temiamo seriamente per il loro destino”.

L’offensiva militare sui villaggi della vallata di Wadi Barada si protrae ormai da ventotto giorni e vede coinvolti l’esercito siriano e le milizie libanesi di Hezbollah che cercano di fare incursione nella zona, controllata dai ribelli. Barrel bombs e altri ordigni vengono sganciati per indebolire le sacche di resistenza e raggiungere la zona di Ain Al Fijia, dove si trova la diga che rifornisce acqua alla capitale Damasco e a tutta l’area capitolina. Nella sola giornata di oggi il regime ha sganciato oltre venticinque i barili bomba sulla zona. Da parte loro, le formazioni ribelli che combattono nella vallata di Wadi Barada hanno dichiarato, attraverso un comunicato, la propria contrarietà alla partecipazione delle forze d’opposizione ai colloqui di Astana.

Aleppo is burning – Iniziativa di solidarietà

13096172_10154825119198761_3499794280452868006_n.jpg Dopo le ultime stragi nella città di Aleppo e l’intensificarsi dell’offensiva militare, che ha provocato in pochi giorni oltre cento vittime, per la stragrande maggioranza civili inermi, la rete ha deciso di mobilitarsi. La solidarietà alla martoriata città, distrutta dalle bombe del regime di Al Assad e dall’aviazione russa trova un nuovo impulso dal web. Il filo conduttore delle iniziative di sensibilizzazione sui crimini contro i civili inermi è il colore rosso. Rosso come il sangue delle vittime, per la stragrande maggioranza donne e bambini.

13096306_698352756970363_606987294624267409_nLe iniziative di solidarietà si stanno diffondendo da una parte all’altra del mondo, sulla spinta del Syrian Pressure Advocacy Group (SPAG), un gruppo di giovani attivisti e giornalisti siriani che denunciano i crimini del regime di Al Assad. Anche in Italia sono previste almeno due iniziative, a Roma e a Milano. Gli hashtag principali sono #Save_Aleppo e #Aleppo_Is_Burning.

Su questa pagina Facebook è possibile seguire tutti gli eventi a livello internazionale.

+18, immagini non adatte ai lettori minorenni.

 

L’addio all’ultimo pediatra di Aleppo

Dott Maaz Wasim Muhamed Aleppo 27 aprile 2016Il suo nome e il suo volto resteranno scolpiti per sempre nella memoria di centinaia di famiglie siriane. Mohamed Wassim Moaz aveva 36 anni ed era l’ultimo pediatra rimasto ad Aleppo. Aveva deciso di restare nella sua città per occuparsi dei bambini che ogni giorno si svegliano sotto la minaccia delle bombe. Non aveva paura di morire, raccontano i colleghi che lo hanno conosciuto, ma solo una grande sete di giustizia e una profonda umanità.

Mohamed è rimasto ucciso nel bombardamento scellerato che ha colpito l’ospedale Al Quds, sostenuto da Medici Senza Frontiere. Insieme a lui sono caduti i colleghi Ahmad Almohamed e il collega Ahmad Yesin, oltre a due infermieri. L’offensiva ha provocato più di una ventina di vittime nell’ospedale. In tutta la città di Aleppo si contano, solo negli ultimi tre giorni, centinaia di morti a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti del regime di Bashar Al Assad e dell’aviazione russa.

Con Mohamed se ne va, per migliaia di bambini rimasti ad Aleppo, anche la fragile speranza di poter ricevere cure adeguate. Si spegne, così, l’ultimo barlume di umanità in una città che sta subendo i peggiori crimini di sempre. I colleghi di Mohamed affidano al web il proprio dolore e il proprio ricordo. “Passavamo almeno sei ore al giorno insieme”, racconta il dottor Hatem. “Era amichevole, gentile e amava scherzare con tutto lo staff. Vorrei che venisse ricordato per la sua bravura e umanità”.

Colpire gli ospedali e i medici è contro tutte le convezioni internazionali, ma in Siria ormai è diventata un’abitudine. In tutto il Paese sono centinaia gli ospedali bombardati dall’aviazione governativa, che continua indisturbata a fare stragi di innocenti. Secondo l’Organizzazione dei Medici per i Diritti Umani in Siria sono stati uccisi, dal 2011 al 2015, almeno 610 tra medici e infermieri, con 183 strutture sanitarie colpite. Dati confermati anche dal Syrian Network for Human Rights che ha denunciato l’uccisione di 445 medici e la distruzione di 256 tra ospedali e punti di soccorso.

Viene naturale chiedersi cosa farebbero Al Assad e i suoi sostenitori, i fedelissimi e gli alleati, se i loro figli avessero bisogno di un medico, l’ultimo in città, ma questo medico non ci fosse… perché loro stessi lo hanno ucciso. Domanda retorica.

Mentre Aleppo brucia e gli aerei continuano a distruggere ciò che resta della millenaria città, sui social sono stati lanciati gli hashtag #NotATarget #Bombing_hospitals_war_crime #Aleppo_is_burning e #Save_Aleppo.

 

Ancora stragi di civili ad Aleppo – Video shock

339D959300000578-3562398-image-a-70_1461855305645Fumo, macerie, sangue, vittime e feriti: l’ennesima strage di civili si è consumata poche ore fa ad Aleppo,  a seguito di un bombardamento dell’aviazione governativa.

L’offensiva ha provocato oltre ottanta morti, tutti civili, ma il bilancio è destinato a salire. Sono stati colpiti i quartieri di Bustan Al Qasr e Al Kallase e molte case si sono piegate su se stesse sotto il peso degli ordigni. Sono intervenute, come sempre, le squadre del Difaa al Madani, la Protezione Civile, che nei giorni scorsi hanno pianto la morte di cinque dei loro volontari, uccisi in un bombardamento.

Negli ultimi giorni l’offensiva sui civili si è fatta particolarmente feroce. Tra gli obiettivi colpiti ieri c’è anche l’ospedale Al Quds, sostenuto da tempo dall’associazione internazionale Medici Senza Frontiere (MSF). Almeno 27 vittime, tra cui il dottor Mohamed Wassim Moaz, l’ultimo pediatra operante ad Aleppo.

Media attivisti locali hanno diffuso in rete video che documentano i drammatici istanti successivi alle deflagrazioni.

Attenzione, + 18, immagini molto forti

 

Foto: @AFP

 

Aleppo non deve morire

Aleppo - Masjed Oumai.JPGSono giorni terribili per Aleppo, una delle più antiche città della Siria, cuore economico del Paese, oltre che simbolo di una cultura millenaria. La metropoli è sotto il fuoco spietato e congiunto del regime siriano e dell’aviazione russa e gli abitanti che hanno resistito alle barrel bombs per cinque anni ora sono in fuga, non si sa per dove, così come non si sa se mai troveranno accoglienza.

Aleppo sta morendo. Qualche giorno fa ho iniziato a scrivere per lei un epitaffio, ma è rimasto un’incompiuta… Aleppo non deve morire. Il dramma di questa città si sta consumando davanti agli occhi di tutti, ma la politica continua a percorrere strade volutamente annodate e chiuse e la tragedia umanitaria assume proporzioni sempre più grandi. Nessun pudore per i tuttologi dell’ultima ora, che Aleppo non saprebbero nemmeno indicarla su una cartina geografica, ma non esitano a schierarsi e assumere l’atteggiamento di tifosi estremisti. Nessuna pietà per le centinaia di migliaia di civili che continuano a morire e per quelli che prendono i figli in braccio e cercano di correre via, lontano. IMG_0154.JPG

Ho lasciato l’epitaffio come bozza e stasera voglio ripubblicare ciò che ho scritto nell’agosto 2013, dopo il mio primo viaggio in questa città. Parole che sono ancora così tristemente attuali, anche se sono passati già tre anni. Aleppo è la città delle mie origini e vederla esanime mi fa rivivere quella sensazione dolorosissima che si prova quando si perde un familiare. Ma Aleppo non deve morire…

Quando arrivo ad Aleppo è ormai notte. La città è immersa nel buio più profondo e le uniche luci sono quelle di cassonetti incendiati e di alcuni generatori. L’aria è irrespirabile: è l’odore della morte  che avvolge il centro abitato. Il buio è interrotto solo dagli spari; raffiche di mitra ed esplosioni scandiscono la notte. Alla luce del sole scopro intorno a me macerie e devastazione. Fa uno strano effetto vedere bambini che camminano in strada, anziani seduti a fumare, donne e uomini che si muovono furtivi. Fa uno strano effetto rendersi conto che la gente lotta disarmata per sopravvivere. Anche i cecchini si sono svegliati e sparano, feriscono, uccidono. Inizio la mia prima intervista con un volontario della Protezione Civile che, a mani nude, scava alla ricerca dei corpi intrappolati sotto il peso delle loro stesse case piegate dalle bombe. Sentiamo un urlo. Ho la fotocamera appesa al collo e la handycam ancora in borsa. Le accendo entrambe, le metto in funzione: hanno trovato il corpo di una donna. Era lì da una settimana. Le prime immagini che immortalo sono quelle di giovani intenti a recuperare i corpi senza vita di civili uccisi senza pietà da ordigni illegali. I cadaveri sono ormai irriconoscibili; una striscia di nastro adesivo con su scritta la data e il luogo di ritrovamento  diventa l’unico segno distintivo. È la Siria di oggi: la terra dei gelsomini coperta di fosse comuni. Nelle zone di periferia, immense tendopoli in mezzo agli uliveti fanno da riparo a milioni di sfollati. Negli ospedali da campo i feriti sanguinano a terra senza neppure un letto. I bambini non vanno a scuola da tre anni e con i loro occhi grandi ti interrogano senza farti domande. Quando sorridono, tutto intorno sembra tacere…”.