Mamlouk, dalla black list alla visita in Italia? Chiesta un’interrogazione

Sta suscitando non poche perplessità la notizia, non confermata e non confermabile, della presunta visita in Italia di Alì Mamlouk, capo dei servizi segreti siriani e fondatore dei famigerati servizi segreti dell’aeronautica siriana.

La notizia era stata diffusa lo scorso 26 febbraio dal quotidiano libanese Al Akhbar, vicino al movimento Hezbollah, ed era stata ripresa da diversi media arabi e dal prestigioso think tank statunitense Carnegie Endowment for International Peace. Il 1 marzo la notizia era stata ripresa anche da Philip Grant, direttore di Trial International una Ong che lotta contro l’impunità per i crimini internazionali  e sostiene le vittime che chiedono giustizia. Il 3 novembre 2017 lo stesso quotidiano Al Khabar aveva diffuso la notizia dell’incontro a Damasco tra un alto funzionario statunitense e Ali Mamlouk. La notizia era stata ripresa dalla Reuters.

arton193760-ea2ad.jpgSulla controversa figura di Ali Mamluk, che risulta sulla black list dei personaggi del regime di Assad colpevoli di crimini di guerra e contro l’umanità, la rivista Limes ha pubblicato un articolo scritto dagli autori di SiriaLibano, Lorenzo Trombetta e Andrea Glioti.

La vicenda è oggetto di un’interrogazione scritta sottoposta da ventiquattro parlamentari europei a Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. La società civile democratica siriana e altre persone rilevanti hanno pubblicato una lettera, chiedendo chiarimenti e azioni in materia alle autorità italiane ed europee. La lettera invita anche il Parlamento Europeo ad affrontare questo problema nel dibattito con la risoluzione sulla Siria che è previsto a Strasburgo il 15 marzo 2018. Ecco il testo: 

      “A fine febbraio il giornale libanese Al Akhbar, notoriamente vicino a Hezbollah, ha dato notizia che uno dei nomi più importanti dei vertici degli apparati repressivi siriani, Ali Mamlouk​, che figura nella black list europea dei responsabili di crimini contro l’umanità, sarebbe venuto in visita a Roma per un coordinamento nella lotta al terrorismo, che tra le intelligence dei due paesi già esiste. Stando a quanto riportato da Al Akhbar e ripreso dal prestigioso think tank Carnegie Middle East Center, Mamlouk avrebbe incontrato al Viminale, sede del Ministero degli Interni, i vertici dello stesso ministero e dell’ Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna. L’incontro sarebbe stato facilitato dal capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim, definito da sempre molto vicino a Hezbollah, che avrebbe convinto Roma addirittura ad inviare un aereo privato a prelevare il potente capo dell’intelligence siriana da Damasco.
I giornali citati infatti indicano come finalità di Mamlouk quella di collaborare nella lotta al terrorismo per ottenere dall’Italia un sostegno in sede europea all’ ammorbidimento della posizione comunitaria nei confronti del regime. Negli scorsi anni Mamlouk, notoriamente, ha effettuato visite proprio finalizzate al coordinamento nella lotta al terrorismo in numerose capitale arabe, soprattutto nei paesi del Golfo. Quindi è ipotizzabile che servisse al regime accreditare o millantare relazioni speciali e dirette anche con paesi europei. Nonostante la notizia sia stata ripresa da vari media arabi ed internazionali, non ve n’è traccia sui media italiani, concentrati sulle elezioni politiche, e non c’è stata alcuna conferma o smentita da parte del governo o dell’ intelligence italiana.
Considerando gravissima l’eventualità che il nostro Governo e le nostre istituzioni accettino di incontrare un individuo inserito in tutte le liste internazionali dei responsabili di crimini contro l’umanità, ed in particolare nella lista della UE (vedasi: regolamenti EU N° 504/2011 del 23 maggio 2011 ie N° 442/2011) :
– Chiediamo alle autorità italiane ed in particolar modo ai Ministeri degli Interni e quello degli Affari
Esteri ed all’ AISE che sia fatta chiarezza su tale visita, e che, se si trattasse di falsa notizia, come ci auguriamo, sia adeguatamente smentita.
– Chiediamo inoltre al Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, di verificare il rispetto dei regolamenti europei inerenti le sanzioni a danno dei responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati in Siria, in particolare nell’ambito del dibattito sulla Siria previsto il martedì 13 marzo p.v. al PE di Strasburgo, in presenza dell’Alto Rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Chiediamo inoltre che la questione della visita di Ali Mamlouk e delle sue conseguenze sia adeguatamente inclusa nella risoluzione che il PE approverà a Strasburgo il 15 marzo p.v., anniversario della Rivoluzione siriana per la dignità e la democrazia.
Chi è Alì Mamlouk?
Uomo chiave del regime siriano già dai tempi della nascita di Hezbollah in Libano, operazione alla quale cooperò in primo persona, il poco conosciuto capo della Sicurezza Politica siriana, è divenuto figura di primo piano nel 2005, l’anno dell’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafiq Hariri secondo gli inquirenti del tribunale internazionale su
mandato siriano e per mano di miliziani di Hezbollah. Un binomio che lui conosce benissimo. Dopo il 2005 è diventato figura chiave sull’altro confine, quello iracheno. Come riporta la Limes, la rivista italiana di geopolitica: “Da lì, secondo diverse fonti concordanti, assume l’incarico di organizzare i viaggi di miliziani “jihadisti” siriani verso l’Iraq in funzione anti-americana e per dimostrare che Damasco ha le carte per giocare sul tavolo regionale. L’invasione anglo-americana è cominciata da appena due anni e l’insurrezione irachena attrae combattenti stranieri (non si chiamavano ancora foreign fighters né si usava più il termine mercenari). Mamluk coordina il reclutamento, a partire dalle carceri siriane. Lui stesso aveva contribuito a riempire le celle di presunti o veri fondamentalisti (oggi si direbbe radicalizzati) sin da metà degli anni ’80, e i dossier sono tutti pronti sul suo tavolo. Si stima che in quegli anni il governo siriano abbia inviato in Iraq a sostenere la “resistenza” irachena migliaia di jihadisti. Non solo siriani, anche di altre nazionalità che usavano il territorio siriano come ponte naturale verso l’Anbar e la Mesopotamia.” Viene da chiedersi se lo hanno fatto anche gli stessi attentatori che colpirono le forze italiane a Nāṣiriya nel novembre del 2003, date le similitudini con altri attacchi avvenuti in Libano e che un filone dell’inchiesta portava proprio verso Beirut.
La presunta mediazione del capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim solleva poi ulteriori interrogativi, visto che Mamlouk è accusato di terrorismo proprio dalla magistratura del Paese dei Cedri, risultando implicato in numerosi attentati terroristici in Libano, non ultimo quello che avrebbe dovuto portare all’eliminazione del patriarca maronita e cardinale della Chiesa cattolica, Sua Beatitudine Beshara Rai”.

Primi firmatari
Organizzazioni, associazioni, collettivi, testate:
Associazione Comunità Araba Siriana in Italia
The Violations Documentation Center VDC
Dawlati
Syrian Network for Human Rights
SOAS Syria Society
Syrian League for Citizenship
Start Point
Syrians for Truth and Justice-STJ
SCM-Syrian Center for Media and Freedom of Expression
Rethink Rebuild Society
Initiative for New Syria
Syrian Emergency Task Force
Caesar team
Syrie MDL (Moderne Démocratique Laïque)
Hurras network
Comitato Stop the War – Udine for Syria
Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa
Le Voci della Libertà
Comitato Khaled Bakrawi
Comitato Nour
Committee in Solidarity with the People of Syria (CISPOS)
Amaal
Mazzaj Band
Basma Syria
Syria Untold

Firme a titolo individuale
Alhakam Afandi, segretario generale dell’ Associazione Comunità Araba Siriana in Italia
Amedeo Ricucci, giornalista RAI vicepresidente Associazione Giornalisti Amici di Padre Paolo Dall’Olio
Martina Pignatti, presidente dell’ Associazione Un Ponte Per
Giorgio Menchini, presidente COSPE
Debora Angeli, vicepresidente COSPE
Riccardo Cristiano, giornalista Reset presidente Associazione Giornalisti Amici di Padre Paolo Dall’Olio
Laura Silvia Battaglia, giornalista freelance
Joseph Halevi, economista
Asmae Dachan, giornalista freelance
Leila Al Shami, scrittrice
Luca Geronico, giornalista di Avvenire
Umberto De Giovannangeli, giornalista collaboratore Huffington Post Italia
Gianluca Solera, autore di Riscatto Mediterraneo
Elena Zin, Presidente di Amaal
Fouad Roueiha, Comitato Khaled Bakrawi
Maria Laura Bufano
Alberto Savioli, archeologo
Mari Indennitate, Le Voci della Libertà
Mona Zeineddine, SOAS Syria Society
Francesco Petronella, collaboratore esteri il24.it
Cecilia Dalla Negra, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa
Tania Hashem, USA
Moaz Mustafa, Syrian Emergency Task Force
Enrico De Angelis
Riccardo Bella
Samia Akkad, ricercatrice
Damiano Duchemin, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa
Jessica Leyland, SOAS Syria Society
Caterina Coppola, blogger e attivista
Marina Centonze, Le Voci della Libertà
Mjriam Abu Samra, ricercatrice
Franco Casagrande
Antonietta Benedetti, Bianca Volta Edizioni
Giovanna De Luca, blogger
Donatella Amina Salina
Alice Bonfatti, SOAS Syria Society
Sara Buzzoni Project Manager presso Norwegian Refugee Council
Donatella Della Ratta, John Cabot University
Mary Rizzo, Le Voci della Libertà
Francesca Scalinci, ricercatrice
Maria D’Angiolini
Aurora Sottimano, Lecturer Università di Leiden
Leila Zimmermann, SOAS Syria Society
Loretta Facchinetti
Ahmad Sadiddin, agronomo FAO
Federico A.Cuscito, Communia
Cinzia Nachira, Cinzia Nachira, redazione rproject
Sami Haddad, Università L’Orientale di Napoli
Kester Ratcliff
Joey Husseini Ayoub, Hummus For Thought
Mariam Mahmoud – SOAS Syria Society
Lamia Ledrisi, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa
Alessandra Mecozzi
Alessandra Fabbretti, giornalista agenzia DIRE
Piero Maestri, Communia
Alessandra Raggi
Pier Francesco Pandolfi de Rinaldis
Nawal Soufi, attivista
Paolo Pasta, Comitato Khaled Bakrawi
Giovanni Piazzese, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa
Germano Monti, Comitato Khaled Bakrawi
Sara De Buzzicons, NRC Middle East
Lisanna Genuardi, Comitato Nour
Filomena Annunziata, Università L’Orientale di Napoli
Annalisa Roveroni. Civic Coop. Soc. Onlus
Enzio Zuffo. Istituto Sviluppo Olistico ISO Onlus
Ange Red Lee
Veronica Bellintani, attivista e studentessa in transitional justice – Italia/Turchia
Brada Tedeschi Guerriero
Debora Del Pistoia, Osservatorio Iraq, Medio Oriente e Nord Africa
Mariella D’Angiolini
Meniar Al Zoubi
Angela Bernardini
Sara De Angelis, Comitato Nour
Barbara Navarro
Emanuele Calitri
Anna Rita Canone

 

 

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