Contro il terrorismo, un libro da leggere

Fatihi_Non ci avrete mai 300dpi.jpgUn’esperienza umana e letteraria coraggiosa

“Non ci avrete mai. Lettera aperta di una musulmana italiana ai terroristi”, è l’opera prima di Chaimaa Fatihi, giovane italo-marocchina studentessa di Legge. Con un linguaggio semplice, diretto e intenso, Chaimaa affida alla sua penna i sentimenti e le idee di una ragazza impegnata socialmente, fiera della sua identità in divenire, fermamente decisa a difendere ciò che ama. Il cuore della giovane sembra battere soprattutto per due valori: la verità e la pace. Sono obiettivi sacrosanti a cui ambisce l’umanità intera, grandi ideali, e Chaimaa, nonostante la giovane età, ne ha fatto una ragione di vita. La verità è quella che spinge l’autrice del volume, edito dalla Rizzoli, a condannare con forza, senza riserva alcuna, i comportamenti criminali dei terroristi, che chiama “i disumani” e a rinnegare che i loro comportamenti rispettino la fede islamica. L’italo-marocchina, che vive nel Mantovano, inorridita dagli attentati di Bruxelles, scrive di getto una lettera, che inizialmente pubblica sul suo profilo Facebook e che presto diventa virale. È un messaggio forte, che tuona contro i loro atti criminali e la loro barbarie, e che punta il dito sulle loro falsità. Non si uccide in nome di Dio, ripete Chaimaa, che cerca di illustrare i lavori e gli insegnamenti dell’islam, ribadendo con forza la sua fierezza di essere musulmana e italiana. L’altro valore per cui si batte da sempre la studentessa è la pace: quella interiore, nel comprendere e accettare la propria identità, quella con gli altri, che implica rispetto, condivisione, conoscenza e quella nel mondo, che si costruisce con un impegno quotidiano e sincero dei singoli e delle comunità.

Un libro che permette di conoscere, attraverso la testimonianza di Chaimaa, il modo di vivere e di pensare di tanti giovani musulmani che vivono a cavallo tra due mondi. Una generazione che si trova a dover affrontare l’orrore e la minaccia del terrorismo, e che ingiustamente si vede spesso additata come coinvolta e colpevole. Chaimaa ha la bellezza di chi è mosso da ideali nobili, e il linguaggio a tratti acerbo e idealista della gioventù, quella gioventù che non ha paura di prendere posizione e che contro il terrorismo trova il coraggio di metterci il nome e la faccia.

Aleppo, vigilia di Ramadan nel segno del sangue

unnamed (1)Almeno 40 bombardamenti congiunti dell’aviazione russa e siriana hanno colpito ieri diversi quartieri residenziali della città di Aleppo. La zona su cui è stata scatenata l’offensiva è sotto il controllo delle fazioni insorte e non dell’Isis, affermano i proclami ufficiali dei due eserciti. Nell’offensiva sono stata sganciate barrel bombs sul quartiere di Qatriji, provocando almeno 29 vittime, comprese donne e bambini.

L’ennesima vigilia di Ramadan nel segno del sangue per il popolo siriano. Questo periodo dell’anno era tradizionalmente accolto, dai credenti e non, con un clima di festa; le strade si riempivano di addobbi e mercatini tradizionali e si moltiplicavano iniziative di preghiera e solidarietà concreta. Ramadan, infatti, è considerato un mese di devozione, purificazione e anche di vicinanza al prossimo e i siriano lo vivevano molto profondamente.

unnamedI citizen reporter di Aleppo Media Center (AMC) e i White Helmets (i volontari della Protezione Civile), hanno pubblicato video che documentano le conseguenze dei bombardamenti e il loro difficile lavoro di estrazione dei corpi dei feriti e delle vittime. I medici e gli infermieri hanno prestato la loro opera nei locali ospedali da campo, in condizioni sempre più precarie e difficili.

Da sei anni nulla in Siria è più come prima e anche la vigilia di Ramadan, un tempo tanto attesa e sentita, ormai passa come se fosse un giorno qualunque sul calendario, un giorno macchiato dal sangue di vittime inermi. Ciò che stanno subendo i civili siriani è disumano: il loro governo e i suoi alleati continuano a provocare stragi di civili, ma la propaganda non dà voce alle loro sofferenze e continua a raccontare la Siria come una sfida tra il governo di Al Assad e i terroristi dell’Isis. In questo modo si spinge l’opinione pubblica a sperare che, tra i due, vinca il minore dei mali, ma ci si dimentica che in Siria esiste un’opposizione moderata che lotta contemporaneamente contro il regime e contro il terrorismo e ci si dimentica della società civile siriana, di tutti quei volontari, dei medici, dei panettieri, degli insegnanti, dei coltivatori e di tutti coloro che restano in Siria e resistono disarmati per amore del proprio Paese. A queste persone non viene data voce e sono proprio loro a pagare il prezzo più alto.