Greta e Vanessa, il coraggio contro l’indifferenza

greta-ramelli-vanessa-marzullo-1La commozione è grande quando, venerdì 16 gennaio 2015, finalmente l’Ansa batte l’agenzia: “Palazzo Chigi conferma, libere Greta e Vanessa”. È finito, grazie a Dio l’incubo che dura da cinque mesi è finito. Un tempo interminabile in cui, rispettando il silenzio stampa e valutando la necessità della discrezione, ho preferito non scrivere nulla, affidando il mio sentimento e i miei pensieri alla preghiera.

Il giorno in cui è stata diffusa la notizia del loro sequestro ero a casa, rientrata da pochi giorni da un toccante viaggio in Siria; era da poco iniziato il Ramadan. Sentire al Tg il nome di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli e quella parola, “sequestrate” è stato terribile. L’inizio di un incubo per tutti quelli che le amano e le conoscono. Ma oggi sono di nuovo a casa, nell’abbraccio stretto e rassicurante delle famiglie.

Molti notiziari hanno trasmesso un video in cui io e Vanessa siamo insieme: un’intervista realizzata a Bologna nel novembre 2012, in occasione della ‘Marcia internazionale per i bambini siriani’, un’iniziativa di solidarietà e denuncia a cui avevano preso parte in molti, da ogni zona d’Italia. Siriani, italiani, volontari, scolaresche, giornalisti, famiglie, associazioni umanitarie: un corteo variopinto per far arrivare in Italia la voce dei civili siriani. Vanessa era tra gli organizzatori di quella marcia, il cui slogan era ‘Segui il tuo cuore’ e io ho realizzato le interviste tra i partecipanti, mentre Paolo Crobu ha curato riprese e montaggio. Un’iniziativa ignorata dai grandi media, con le interviste che erano rimaste solo sul canale YouTube; lo scopo era sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto stava e sta ancora accadendo in Siria, dove dal 2011 ad oggi si contano almeno 270mila morti, tra cui più di 20mila bambini.

Mi hanno scritto e telefonato in molti per dirmi che avevano visto il video in Tv. Era rimasto lì in rete quasi in sordina e, alla luce del sequestro, è stato invece divulgato. L’ho rivisto infinite volte.

Vanessa parla pacatamente ma con fermezza, parla del dramma siriano, del sogno di libertà di un popolo con cui lei, giovane studentessa lombarda, è entrata in contatto e a cui si è affezionata. Appena ventenne, alla sua età molti coetanei pensano agli studi e agli aperitivi da organizzare; lei no. Da quando l’ho conosciuta scrive ogni sera di Siria, denuncia sequestri, stupri, abusi che subiscono i civili. Traduce i racconti e le testimonianze drammatiche che vengono divulgate in rete da giovani attivisti siriani. ‘Comunicatori clandestini’, ‘oppositori’, ‘ribelli’, ovvero persone che hanno trovato il coraggio di sfidare la censura imposta dal regime di Assad, dando voce al genocidio di cui il mondo sembra non essersi accorti. Perché la dittatura porta a questo: a muoversi come fantasmi, a diventare ‘fuorilegge’ per aver disobbedito alle imposizioni del tiranno. In Siria o taci e obbedisci al regime, o sei fuori e questo il mondo, almeno i Paesi che in passato hanno subito una simile violenza, lo sanno o, almeno, dovrebbero saperlo.

In Siria alla luce del sole si muove solo il regime; chiunque si sia opposto ad esso è clandestino. Chiunque abbia preso in mano la bandiera con le tre stelle, la storica bandiera siriana issata dopo la fine del colonialismo francese nel 1946 ( e non quella rossa, bianca e nera con le due stelle imposta dal regime) è marchiato a vita. Chiunque abbia preso parte a cortei, manifestazioni, iniziative, è bollato. Non solo in Siria. Anche tra i siriani all’estero. Tutti sanno che essersi dichiarati contro il regime, con il regime che dopo cinquant’anni di potere e quattro anni di sangue tiene ancora in smacco la Siria, significa aver definitivamente firmato il proprio esilio forzato dalla terra d’origine. I siriani fuggiti sui barconi della morte, che in assenza di un corridoio umanitario internazionale si sono affidati ai trafficanti di esseri umani, sanno che non potranno più tornare in patria. Lo stesso per quelli che si trovano nella condizione di profughi. Questo Vanessa e Greta lo sapevano e non si sono voltate dall’altra parte. Hanno partecipato, insieme a tanti altri giovani e associazioni di volontariato alle operazioni di accoglienza dei siriani in transito alla stazione di Milano per raggiungere il Nord Europa.

La Siria l’hanno presa a cuore. Hanno fatto proprio il dolore di un’umanità dimenticata. Con altruismo e coraggio. Esponendosi in prima persona. Rischiando, senza paura alcuna. Si può rimproverare loro l’imprudenza, ma demonizzarle, no.

Oggi pagano per il loro coraggio. Sul web il linciaggio mediatico è a dir poco vergognoso. Non ho visto tanto accanimento nemmeno contro boss della mafia o stupratori seriali. Certa politica strumentalizza la loro drammatica vicenda per la propria campagna elettorale. Assistiamo ad una deriva sessista, ad un odio cieco e al teatrino dell’ipocrisia che danza abbracciata stretta all’ignoranza. Perché la maggior parte della gente, anche in buona fede, ignora cosa stia accadendo in Siria e come si sia arrivati allo stato di caos totale.

Greta e Vanessa stanno diventando il capro espiatorio di tante situazioni di crisi. Pagano per essere giovani, per essere donne, per essersi schierate con un popolo che lotta contro un tiranno, per aver messo le vite degli altri prima della propria. Trasformarle in quello che non sono è ignobile.

Il sacrificio di queste due giovanissime ha forse riacceso i riflettori sul dramma siriano? Qualcuno si sta chiedendo cosa stia accadendo laggiù? Oggi sembra che in Siria il problema sia solo Isis, circolano tanti concetti distorti, la verità viene sistematicamente violentata e il dramma ignorato. Quella siriana è la più grave emergenza umanitaria del nuovo secolo. Si leggano i rapporti del Syrian Network for Human Rights, dell’Unicef, dell’Onu e di associazioni umanitarie che stanno monitorando la situazione. Si rifletta sui numeri di questo massacro: 270mila morti, tra cui 20mila bambini, 9 milioni di sfollati interni, oltre 3,7 milioni di profughi, 1 milione di feriti e oltre 250 mila dispersi. Avere a cuore la Siria significa non essere indifferenti di fronte a tutto questo.

Come siriana sono in forte imbarazzo nei confronti di Greta e Vanessa per quello che hanno subito in Siria. E sono altrettanto in imbarazzo per tutto l’odio che si sta riversando contro di loro. Sono entrambe situazioni ignobili.

Un ringraziamento doveroso va a chi si è adoperato per riportarle a casa sane e salve.

Greta e Vanessa sono il coraggio e l’incoscienza, l’altruismo e il sacrificio. Le abbiamo attese con ansia. Oggi sono qui. Ben tornate.

Il terrorismo spiegato a mio figlio

mano nella manoHa tredici anni e con il libro di storia, aperto sul capitolo dedicato all’illuminismo mio figlio mi guarda e dice: “Mamma, mi piace molto questa parte della storia, perché non ci sono guerre, si parla di libertà e di grandi idee”. Oltre a tanta Juventus, in quella testolina ci sono davvero bei pensieri. È un piccolo individuo che si sta formando e le sue inclinazioni e attitudini naturali stanno emergendo un passo alla volta, anche grazie agli studi. “Vorrei parlare sempre di cose belle. Perché un ragazzo come me deve trovarsi a rispondere alle domande sul terrorismo, a spiegare che non c’entra niente con quello che dice la televisione?”. Bella domanda, specie se fatta ad una mamma giornalista e ‘quelli della televisione’ sono colleghi che leggono notizie e mostrano servizi, video e immagini, spesso drammatiche, che arrivano ogni giorno dal mondo. Bei tempi quando andavo a scuola io e le uniche domande che mi facevano insegnanti e compagni erano “perché non mangi il panino col prosciutto” e “ti chiami Asmae perché soffri di asma”? Nell’ultimo ventennio le cose sono cambiate, in Italia sono aumentati gli stranieri, anche musulmani, nel mondo il numero delle guerre è cresciuto invece che diminuire e la cronaca è costellata di eventi terribili che vengono raccontati ormai in tempo reale attraverso tutti i dispositivi che, anche i nostri figli, hanno a portata di mano: non più solo giornali, radio e tv, ma anche internet sui tablet e telefonini. Bei tempi anche quando ai figli si compravano costruzioni e palloni, evitando le armi giocattolo, finché poi non sono arrivati i videogame che, tramite rapidi gesti delle dita fanno ‘giocare alla guerra’ senza nessuna consapevolezza di cosa significhi davvero e degli orrori che produce. Orrori che oggi entrano nelle nostre case e nelle nostre vite senza filtro, spesso senza una vera mediazione. Ampio spazio ovunque agli atti, alle dichiarazioni minatorie e ai video (trasmessi spesso senza alcuna verifica sull’attendibilità) di terroristi e guerrafondai e marginalità o perfino silenzio sulle guerre che stanno sterminando intere popolazioni. Così, solo nell’ultima settimana, oltre alle vittime dei bombardamenti che mai, negli ultimi quattro anni, sono cessati in Siria, decine di profughi sono morti assiderati nelle tendopoli; uccisi dal freddo soprattutto bambini e anziani. In Nigeria le milizie di Boko Haram avrebbero ucciso in un solo giorno oltre 2mila persone e la lista dei morti dimenticati nel mondo è ancora lunga. Morti innocenti vittime del terrorismo di cui si parla, a volte persino in modo strumentale per propaganda politica e morti innocenti vittime di guerra lasciati all’oblio.

Come si racconta tutto questo a un bambino, ad un adolescente? Perché purtroppo questi discorsi vanno affrontati. Lo si fa trasmettendo alcuni valori fondamentali, primo tra tutti la sacralità della vita umana, con il conseguente ripudio di ogni forma di violenza, del terrorismo e della guerra. Si spiega che il terrorismo è padre e allo stesso tempo figlio della guerra, che chi commette questi atti non ha un Dio in cui credere, né tantomeno una religione a cui si ispira, ma è un assassino senza valori, senza fede, senza una morale. Si ribadisce infinite volte che come esseri umani abbiamo il dono della razionalità e della parola e sono quelli gli strumenti con cui dobbiamo agire e le fonti che devono dettare i nostri comportamenti. Si insegnano ogni giorno principi come la legalità, il rispetto, la democrazia, il pluralismo che regolano i rapporti tra individui e comunità e portano ad un’armonia sociale. Si parla del bene e del male, di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Il miglior messaggio che si può dare è senza dubbio il buon esempio, il comportamento di ogni singolo giorno, che permette di trasformare la teoria delle regole in pratica.

Oggi però accade che molti bambini vedano associata la propria immagine, la propria appartenenza, le proprie origini, a quella galassia di sigle e nomi che commettono crimini ignobili contro l’umanità, trovandosi spesso in una sorta di incubo, a doversi dissociare, discolpare per qualcosa a cui non sono mai stati minimamente vicini. Penso a quei bambini musulmani che di fronte agli sconvolgenti fatti di cronaca che angosciano grandi e piccoli si trovano spesso a dover affrontare un tema, quello del terrorismo, che non dovrebbe mai e poi mai entrare nella vita di un bimbo. Si trovano a dover rispondere alle domande, alle paure e perplessità di amici e a volte di adulti che chiedono spiegazioni, che hanno bisogno di capire, che vogliono essere rassicurati sul fatto di non avere a che fare con un potenziale pericolo. I bambini non sono mai un pericolo e non dovrebbero subire la gogna per la loro appartenenza etnica, sociale o religiosa, nemmeno quando adulti spregiudicati e senza cuore li trasformano in soldati: in quella situazione sono doppiamente vittime perché è stata rubata loro l’infanzia e si trovano sbarrate le porte del futuro.

Il terrorismo non si spiega agli adulti, perché ci sono troppi misteri e contraddizioni e tantomeno si spiega ai bambini. Si può solo aiutarli a capire che è un male, il peggior male che affligge l’umanità.

Condanna contro l’attentato al settimanale Charlie Hebdo

L’atto terroristico che ha colpito a Parigi la redazione del settimanale Charlie Hebdo, è un attentato ignobile e vile, contro il quale non si può che esprimere la più netta condanna.
Ferire ed uccidere persone disarmate sul proprio posto di lavoro è un gesto criminale ed allarmante, una minaccia alla sacralità e inviolabilità della vita umana, prima ancora che alla libertà d’espressione ed opinione.
E’ l’ennesimo drammatico episodio che vede contrapporsi il diritto alla vita e all’espressione e la logica demenziale della violenza armata che pretende di imporsi nella vita delle persone e delle comunità.
Ciò che rende ancor più grave questo massacro è il tentativo di trovare scusanti o motivazioni che attingano da presunti valori religiosi o da presunte volontà di rendere giustizia per le offese ricevute.
Gli imam della Francia e del mondo, nonché le più autorevoli facoltà universitarie religiose islamiche internazionali (tra cui Al Azhar e Az Zaytouna) hanno condannato senza se e senza ma l’attentato dissociandosi da ogni ignobile tentativo di giustificare l’atto con una motivazione di natura religiosa.
Essere contrari a certa satira non legittima in alcun modo il ricorso alla violenza verbale o fisica, tantomeno la decisione di attentare alla vita di chi si esprime attraverso questo mezzo.
In molti interpretano l’accaduto come un attentato all’Occidente e ai suoi valori, ma agli occhi di chi scrive si tratta anche di un attentato contro l’islam e quelli che sono i valori fondanti.
Per i musulmani, infatti, come indica il Corano, “Chi uccide una persona è come se uccidesse tutta l’umanità e chi salva una vita è come se salvasse tutta l’umanità”. Chi strumentalizza la fede per giustificare un odio e una crudeltà disumani offende Dio e offende i suoi fedeli e mostra ignoranza e malafede. La storia racconta di persecuzioni, ingiurie, violenze fisiche e verbali ai danni dei profeti che si sono succeduti nella storia, così come accaduto anche al profeta dell’islam Muhammad; la loro reazione è sempre stata quella della pazienza, dell’amore e della preghiera, mai del ricorso alla violenza.
Contro questi terroristi che dicono di aver vendicato il profeta dell’islam, mentendo e sapendo di mentire, va la più ferma condanna e il ripudio di associarli in alcun modo ai sentimenti o ai valori ispiranti l’islam. Il loro atto scellerato è un’offesa a Dio, che getta una macchia su tutta la comunità islamica mondiale, che si vede nuovamente offesa e diffamata da un atto macabro, contrario alla morale, alla legge e alla dottrina, perseguito da folli assassini che rappresentano solo se stessi.
Solidarietà alle famiglie delle vittime e a tutti i giornalisti del mondo minacciati, perseguitati e uccisi per le loro idee.