Nei giorni del silenzio

10355007_565849536881752_691789531997362931_nForse scrivere che non riesco a scrivere mi aiuterà. Tutto è fermo ormai da un mese e le mie parole sono rimaste lì, insieme alla mia forza e razionalità. Restano il vuoto e un dolore che cresce e che si veste sempre più di nostalgia.

So che non è da buon giornalista scrivere in prima persona e raccontare di sé in un contesto, in questo caso un blog dedicato alla Siria, per cercare di vincere un’inspiegabile resistenza ed esorcizzare una fobia che mai avevo avuto prima. La fobia dei fogli bianchi, la fobia di scrivere … che in fondo altro non è che la fobia di continuare a vivere senza quella parte di me che non tornerà mai più.

Prima di quella sera avevo scritto “Sono un poeta che ha prestato la sua anima alla morte”. Sono tre anni e mezzo che ogni giorno racconto del genocidio in Siria; ho raccontato da lontano, ho raccontato attraverso le parole di chi ogni giorno, collegandosi in rete, denuncia ciò che accade a milioni di civili inermi. E per due volte dalla Siria stessa. Ho visto la morte da vicino. Ho guardato negli occhi madri che mi hanno raccontato di aver seppellito i figli straziati dalle bombe. Ho visto corpi tumefatti e senza un nome. Ho parlato con bambini, anziani, giovani e donne che mi hanno raccontato cosa significhi vivere ogni giorno tra le bombe, gli spari, le esecuzioni di massa chiedendosi quando arriverà la propria ora. Ogni giorno ho promesso a me stessa che non avrei mai abbandonato la Siria, né mai l’avrei consegnata all’oblio.

Erano giorni che avvertivo il fiato corto della morte avvicinarsi a me … ogni volta lo ricollegavo alla Siria, a questi terribili anni che hanno sconvolto e cambiato per sempre la vita di milioni di persone e con loro la mia. Non avrei mai immaginato che la morte si stava avvicinando per portarsi via mia sorella. Si chiamava Noura, aveva compiuto gli anni da due giorni. Stroncata da un infarto il 30 ottobre 2014. Aveva il PC aperto; lavorava ad un progetto per un orfanotrofio in Siria. Lei, Noura, la bimba arrivata in Italia in braccio alla sua giovane madre 39 anni fa, lasciandosi alle spalle Aleppo, la città siriana dove non ha mai più fatto ritorno. Morta da esule in una terra amata, che l’ha accolta come una madre adottiva.  Al suo commiato colleghi, amici, conoscenti hanno fatto il segno della croce da un lato; altri hanno recitato la fatiha (il primo capitolo del Corano). Altri, atei e agnostici, hanno voluto darle il loro affettuoso addio.

È passato ormai un mese. Ho ancora negli occhi le immagini dei soccorritori che la rianimavano, la voce di mia madre che la pregava di rialzarsi … ma inutilmente. Se ne è andata in punta di piedi, così come in punta di piedi è vissuta. Nessun preavviso, come un fiore strappato alle sue radici. I suoi occhi verdi li ho dovuti chiudere io, con una carezza. Li ho fissati qualche istante chiedendomi cosa avessero immortalato … l’ultima immagine di questa vita. Se ne è andata per sempre e ora riposa su una collina che guarda a Levante, nella città di Ancona. Lei se ne è andata e io ora ho qui una radice, io che ad Ancona sono nata senza una storia.

È passato un mese e nei giorni del silenzio, nei giorni in cui la mia anima si è come paralizzata, chiusa nel suo silenzio, in Siria è arrivato l’inverno con le sue piogge e il freddo e in Siria si è continuato a morire. Sotto le bombe del regime un intero paese sta diventando un’infinita distesa di macerie e un intero popolo sta morendo o sta partendo per l’esilio forzato. Nei giorni del silenzio ad Aleppo, la città di Noura, si è consumata una feroce offensiva militare; centinaia di morti. A Homs, nel quartiere di Al Waer, dove ha cercato rifugio mezzo milione di persone fuggite all’assedio, è proseguito un assedio ben più feroce, consumato sotto le bombe. Ad Al Raqqa, cinque giorni fa, 230 morti in un giorno a seguito di un bombardamento. Nessuna città siriana è indenne da questo massacro. Un regime che bombarda quello che dovrebbe essere il suo stesso popolo e la politica internazionale che guarda allo scacchiere mediorientale in base a quelli che sono i suoi interessi, senza nessun impegno concreto per fermare le violenze, andando dietro all’agenda dettata dai terroristi di Isis e da tutto ciò che si nasconde dietro a questa infame formazione …

Il mio silenzio di dolore e debolezza, il silenzio inspiegabile del mondo che ha dimenticato il genocidio siriano. Penso a Noura,  alla bimba venuta da Aleppo quando aveva 20 giorni, arrivata in aereo per raggiungere il padre e iniziare con i genitori una nuova vita in un Paese libero. Penso ai bimbi che muoiono sotto le bombe, che muoiono per gli stenti, che muoiono di freddo, che annegano in mare cercando di raggiungere il sogno di una vita lontano dalla guerra. Penso al peso del silenzio. Al peso del mio dolore che è fratello del dolore di chi piange la scomparsa di un proprio caro.

Io non volevo seguire le orme di mia sorella, ma continuare a camminarle a fianco, mano nella mano, ma lei ora non c’è più. Noura ci ha lasciati per sempre. La bimba arrivata da Aleppo per morire ad Ancona, sognando la Siria, amando l’Italia.