Partenza da Ancona: cos’è un confine?

Allungare la gamba verso l’altra parte del Mediterraneo, per immergersi senza annegare nella realtà della guerra.

Dieci mesi dopo il primo viaggio, sono di nuovo dall’altra parte del mare, senza quella salutare inconsapevolezza della prima esperienza, con la coscienza che nulla è come immagini da lontano, con la consapevolezza che quando ti avvicini troppo al sole, per quanto tu ami la sua luce, finisci inesorabilmente per scottarti…

La traversata di migliaia di chilometri nei rapidi tempi che un volo ti consente oscura quelle infinite diversità che danno ad ogni luogo, peculiarità uniche. Le oscura senza cancellarle. Perché nulla può cancellare l’identità e la storia di un popolo, nulla se non la violenza e le atrocità della guerra. La guerra che uccide per primi i diritti umani e poi, di conseguenza, tutto il resto. Si sgretola ogni certezza, ogni regola. Restano in piedi solo le barriere.

E allora mi chiedo, di fronte a questo scenario, cosa sia un confine: una linea immaginaria che divide due mondi reali, o un muro reale che allontana due metà dialoganti, che si completano, si contaminano, si sostengono? Da una parte la quotidianità sono la morte e la distruzione, dall’altra la quotidianità diventa cercare di dare sostegno a chi cade vittima di tante atrocità e vede il suo territorio diventare un passaggio per innocenti e disperati in fuga.

Attraversare questa sorta di limbo significa farsi avvolgere dal fiato corto della morte, non perché tu sia in pericolo, ma perché lei si è insidiata in ogni sguardo, in ogni parola, nel racconto di ogni vita che incontri. Diventa il collante di un’umanità frantumata in mille schegge taglienti, che solo l’amore può limare, può ricomporre. E la straordinaria forza dell’amore ti spoglia di ogni inutile certezza. L’amore che ti viene reso in un sorriso sincero, in una parola di fratellanza e amicizia che risuona dolcissima contro il fragore delle armi.

Dall’altra parte del mare, giorno 1.

 

 

Docufilm sulla strage alla scuola di Ein Jalun: quando si uccide l’infanzia

30 maggio 2014 – Aleppo

scuola aleppo 30 maggio 2014Il 30 maggio 2014, durante l’offensiva dell’aviazione militare del regime siriano contro la città di Aleppo è stata colpita da una bomba-barile la scuola di Ein Jalun. Quel giorno a scuola c’era gran fermento: i ragazzi dovevano inaugurare la mostra “Basmet amal”, “L’impronta della speranza”, una raccolta di disegni a cui avevano lavorato con impegno per raccontare i propri sentimenti e la loro voglia di vivere e non arrendersi. Quando l’ordigno ha colpito la scuola, i ragazzi stavano finendo di allestire la mostra; 21 tra studenti e insegnanti sono rimasti uccisi sul colpo. 18 bambini sono rimasti feriti.

I disegni preparati per la mostra si sono macchiati di sangue e le speranze di quegli scolari e dei loro maestri sono andate in frantumi insieme ai muri della scuola. L’intervento della “Protezione Civile Libera” (quella auto-organizzata e non sostenuta dalle autorità, che di fatto impediscono alla Protezione Civile di intervenire nelle zone bombardate, ha permesso l’estrazione dei corpi delle vittime e il soccorso dei feriti. I bambini hanno assistito a scene infernali, proprio nel giorno in cui volevano dare una svolta al loro progetto di riscatto e rinascita.

Nel video, che ricostruisce la storia della scuola, ci sono anche delle interviste ad alcune delle studentesse rimaste uccise (contrassegnate in bianco e nero). In tutti i loro interventi parlano di voglia di non arrendersi alla logica della violenza, del desiderio di lottare per il loro futuro usando l’arma dello studio con le armi della morte usate dal regime e dai suoi alleati.

La scuola di Ein Jalun, ad Aleppo, era stata inaugurata il 30 dicembre del 2012 da un gruppo di insegnanti volontari e volontarie che hanno voluto impegnarsi per dare ai bambini e alle bambine della zona l’opportunità di studiare. L’istituito, infatti, era fermo da oltre un anno a causa dell’inizio della repressione dell’esercito di assad, che sta impedendo ad un’intera generazione di bambini siriani di studiare.

assad e il suo esercito devono essere fermati e processati per crimini contro l’umanità. La fine delle vite e delle speranze di migliaia di bambini non può essere accettata dal mondo come se fosse un effetto collaterale di una lotta per il potere assurda e disumana.

Parla la madre del piccolo Mustafa, ucciso da una bomba mentre vendeva dolci

Madre di Mustafà 30 maggio 2014Nessuno dimenticherà la storia di Mustafa, il bambino di Aleppo rimasto ucciso lo scorso 30 maggio mentre vendeva dolcetti per aiutare la famiglia, finita in miseria a causa della guerra. La sua è una delle oltre 14 mila storie di piccoli siriani che hanno perso la vita a causa delle violenze perpetrate dal regime contro la popolazione civile. Storie che andrebbero raccontate, una per una, perché ognuna di quelle vite innocenti spezzate dalle armi e dagli interessi costituisce una perdita per l’intera umanità.

Di questi angeli non resta che la memoria, non resta che l’amore ferito ma inestinguibile delle famiglie. Sopravvivere ad un figlio è quasi innaturale, raccontare la sua breve vita e poi la sua morte è estremamente doloroso. La compostezza e la dignità della madre di Mustafà, mentre ricorda il figlio scomparso, è uno straziante lamento contro la violenza, un epitaffio pieno d’amore, rimpianto, dolore. La donna si esprime con le parole della fede e della pazienza, ma ciò che dice va al di là di ogni religione e credo: le sue sono parole universali, che dovrebbero far riflettere tutti.

“Aveva modi estremamente gentili. Mi chiedeva sempre di pregare per lui. Ogni volta che usciva recitava “L’aprente” (la prima preghiera nel Corano ndr) affinché Allah lo proteggesse. Aveva un comportamento sempre corretto. Quando è caduto martire il Signore non ci ha abbandonato. Quando me lo hanno portato … mio Dio prego che a nessuna madre venga mai riportato il figlio in quello stato … Ora ho paura, non faccio scendere in strada gli altri figli.

La gente è stata generosa con noi, ci hanno dato un sostegno quando è morto Mustafà. Per il suo sacrificio, Dio ci ha dato un aiuto, ha messo sulla nostra strada anime generose che ci hanno portato aiuti direttamente in casa. Non esiste una persona più buona di Mustafà, ho altri figli, ma nessuno è come lui. Non mi diceva mai no, qualunque cosa gli chiedessi. Quando di interrompeva l’erogazione dell’acqua corrente, andava alla fonte per riempire le bottiglie, correva per fare tutto quello che gli veniva chiesto.

Quando me lo hanno riportato a casa esanime, anche i vicini di casa mi hanno detto che non avevano mai sentito in vita loro un profumo simile: il profumo di Mustafà martire ha riempito ogni angolo della strada. Uno dei vicini ha problemi alla schiena, non può prendere in braccio nemmeno la figlia di due anni, eppure quando ha visto Mustafà lo ha preso in braccio e portato fino al terzo piano senza nemmeno rendersene conto… Mustafà era leggero, leggero perché voleva volare in cielo; mi diceva sempre che avrebbe voluto diventare martire. Questo era Mustafà. Prego che Dio lo accolga nella sua misericordia. Spero che vada in Paradiso accanto al Profeta Muhammad”.

 

Siria: si bombardano gli ospedali e si crocifiggono gli oppositori

10411227_604813562958906_8874288567188267473_n7 giugno 2014 – Siria

Il nuovo settennato di assad inizia all’insegna della continuità: la continuità della presenza sua e della sua dinastia al potere, la continuità delle violenze e dei bombardamenti, la continuità della morte di civili inermi.

Al di là delle zone roccaforte del regime, ormai nessun luogo è sicuro in Siria, tanto meno gli ospedali. Nel pomeriggio di ieri un bombardamento aereo ha colpito il valico di confine di Bab Al Hawa, che collega la Siria alla Turchia, provocando morti e feriti. Gli ordigni hanno preso di mira anche l’ospedale di Bab Al Hawa, una struttura che costituisce, per l’intera area, un riferimento unico per il soccorso medico-sanitario e che, solo nel mese di maggio, ha già soccorso centinaia di persone. La struttura è stata danneggiata, ma i medici hanno comunque continuato a prestare la loro instancabile opera.

Pochi chilometri più a Sud, ad Aleppo, le brigate terroriste di daesh (isis) hanno commesso l’ennesimo crimine: tre giovani uomini appartenenti alla resistenza siriana sono stati prima uccisi, poi crocifissi. I loro corpi, come è accaduto i primi di maggio ad al Raqqa, sono stati esposti in strada, incatenati, con cartelli intrisi di sangue su cui sono state scritte minacce contro ogni persona considerata nemica. Per la cronaca, si tratta di tre giovani musulmani: è importante precisarlo prima che la notizia venga falsata e strumentalizzata come è avvenuto la scorsa volta e venga spacciata come una persecuzione ai danni dei cristiani.

Si continuano a bombardare ospedali, nella completa violazione di tutte le convenzioni internazionali dei diritti umani e si continuano a fare esecuzioni per mano di fanatici mercenari. I civili siriani sono nel mirino del regime e del terrorismo, abbandonati a se stessi e per di più calunniati da una campagna mediatica che ha presentato al mondo assad come il salvatore della patria e i suoi oppositori come una minaccia per l’umanità. Regime e terrorismo sono le due facce della stessa medaglia: usano la stessa ferocia, la stessa disumanità e ottengono gli stessi risultati, ovvero il patimento, il ferimento, la morte di civili e giovani della resistenza che chiedono solo di vivere il pace e libertà.

Il bombardamento dell’ospedale di Bab Al Hawa non è finito sulle prime pagine dei media internazionali. Ormai simili notizie sono diventate di routine. Il mondo è stanco di notizie sulla Siria, ma in Siria si continua a morire. L’Onu, che per la Siria non ha fatto praticamente nulla, ha smesso persino di contare i morti. E’ come se ci si debba arrendere al fatto che  il sacrificio dei civili siriani in favore del mantenimento al potere di assad e della salvaguardia di tutti gli interessi geo-politici e strategici sulla Siria da parte delle grandi potenze mondiali sia un sacrificio che valga la pena fare.

Vite umane spezzate da logiche di potere, da una violenza becera e inarrestabile: tutto questo è inaccettabile. La società civile deve far sentire il suo rifiuto alla guerra, agli abusi, allo sterminio di un intero popolo. La Siria ha bisogno di verità, la Siria ha bisogno che la gente sappia, la Siria ha bisogno di aiuti umanitari e di una solidarietà concreta a livello umano. Solo così si potrà salvare ciò che resta di umano in noi.

Video: Bombardamento dell’ospedale di Bab Al Hawa

Questo slideshow richiede JavaScript.

#Aleppo: Mustafa, ucciso a dieci anni mentre vendeva dolci

10366099_724546367588768_906546551098036664_n30 maggio 2014, Aleppo, quartiere di Bustan Al Qaser

In giro per il quartiere di Bustan Al Qaser, ad Aleppo, con in mano una scatola di dolcetti: un’ordinaria giornata di lavoro quella che stava vivendo il piccolo Mustafa, dieci anni.

Lavorava per aiutare la famiglia, finita in miseria, vendendo biscotti e snack e ogni sera portava a casa poche monete per comprare il pane. Mustafa, come altri migliaia di bambini ad Aleppo e in tutta la Siria, non aveva più una scuola da frequentare, né un’infanzia spensierata da vivere. Si svegliava al suono delle bombe e al suono delle bombe andava a dormire, ma non aveva perso il sorriso, né la sua grazia innata.

Lo avevano incontrato più volte i media-attivisti della città, immortalandolo nell’atto di offrire  i suoi dolci ai passanti mentre gli aerei del regime sorvolavano la città sganciando i loro ordigni. Gli abitanti di Aleppo, come Hama, Homs, Damasco, Deir Ezzore e le altre città, ormai si sono abituati a convivere con la minaccia e la presenza della morte.

L’ultimo giorno di maggio Mustafa stava lavorando: in strada, con in mano le sue mercanzie, con dignità e pazienza aspettava che qualcuno si fermasse ed acquistasse un dolcetto. Fino all’istante dell’esplosione: uno dei barili gettati dall’aviazione militare ha colpito proprio la zona dove era fermo il piccolo. Il tempo di allontanarsi in cerca di aiuto, fuggendo in mezzo al fumo, per accasciarsi a terra davanti ai primi soccorritori. Mustafa ha riportato ferite gravissime e si è spento in pochi istanti. In mano stringeva ancora un pacchetto di biscotti. L’esplosione ha provocato numerosi morti e feriti e la distruzione di diverse abitazioni. Illeso il fratellino di Mustafa, che era vicino a lui.

La storia di questo piccolo angelo siriano arriva in silenzio, così come in silenzio è vissuto Mustafa, dimenticato dal mondo che ha dimenticato la Siria, ricordandosi solo di lui, assad, ricordandosi delle sue “elezioni”… E quando scrivo mondo non intendo l’Occidente, le grandi potenze, non intendo i paesi arabi, le grandi Ong: su di loro, in Siria, non ha mai contato. Mi riferisco al mondo, quello degli esseri umani, dove donne e uomini condividono la stessa terra, la stessa aria, la stessa acqua, nascono, vivono, si sposano, hanno figli… quei figli di un’unica umanità che ha smesso di considerarsi tale. Dall’inizio del 2014 sono 567 i bambini uccisi in Siria: il dato è di alcuni giorni fa e non comprendeva ancora il piccolo Mustafa, né tutti gli altri bimbi caduti negli ultimi giorni.

 

 

I giovani di Damasco contro le #BloodElections: operazione #011

1897971_1487276464839460_1237180827587477775_n30 maggio 2014 – Damasco

Operazione #011

Campagna di iniziative pacifiche dalla capitale Damasco

Per contrastare le bugie e le falsità che sta diffondendo il regime nell’ambito della Campagna elettorale  “Sawa” (insieme) – ribattezzate elezioni del sangue #BloodElections – un gruppo di giovani attivisti e attiviste hanno realizzato un sondaggio nel cuore della capitale Damasco. L’iniziativa è denominata #o11.

“Per quanto ci assedierete, la nostra voce non verrà mai repressa”.

Testimonianze:

1 – “In teoria io dovrei votare per questo regime e votare nuovamente bashar al assad, per la seconda volta, perché lui è l’unica persona che deve vincere le elezioni. C’è una costruzione che ormai ha 10 anni, dal 2004 al 2014, il dipartimento di matematica presso la facoltà di scienze, ebbene non hanno ancora finito di costruirlo. Dai, nel giro di 50 anni, quando prenderà il potere hafiz al assad junior, forse sarà terminato”.

2 – “Io sono diverso da tutti gli attivist – il tono è sarcastico – i, io voglio prendere parte a questa festa nazionale. Questa festa a cui prenderanno parte tutti i cittadini per votare il dottor bashar al assad. Questo medico che adesso ci darà la democrazia. Uccideremo i bambini e li metteremo tutti in un’urna elettorale. Ma noi, qui ad Al Ghouta, abbiamo un problema: non abbiamo nemmeno un’urna elettorale, né un seggio, non ne abbiamo. Se giri per tutta Al Ghouta non ne trovi. Chissà se se ce ne manderà con i suoi aerei, visto che ogni giorni li usa per mandarci regali. Potrebbe legare ad un barile un’urna ad esempio e farcelo gettare da uno dei suoi aerei. Se volesse mandarne due di urne, va bene ugualmente, ma che le mandi grandi. Li mandi quanto prima, qui la gente fa a gara per votare. Cosa dobbiamo fare noi, abbiamo solo lui… Dio lo maledica”.

3 – “Le elezioni di una singola persona, non abbiamo alternative… bashar hafiz al assad … Dio mio – sgnignazza – .

4 –  Dichiarazione rilasciata all’interno del Palazzo Alatham a Damasco: “Che razza di elezioni sono queste? Prima dovrei riconoscere questo regime per poi eleggerlo”.

5 – “Ma quali elezioni, si tratta solo di una farsa. E poi come la mettiamo con il sangue dei martiri e il grido dei prigionieri? Lasciaci in pace, basta pagliacciate. Io non voterò.

6 – Dichiarazione rilasciata all’interno della Moschea degli Omayadi a Damasco: “Mio fratello è rimasto ucciso durante un funerale a Kafar Susa. Ridatemi mio fratello e tutti gli altri martiri come lui. Poi fate le elezioni che volete”.

7 – “Perché mai dovremmo votare per lui? Per i martiri che sono caduti in questi tre anni? O per i detenuti che ci vengono restituiti ormai cadaveri? Per quale ragione dovrebbe rimanere bashar?”.

8 – “Se tu dovessi votare, per quale ragione dovremmo votarlo?  Siamo senza elettricità, né acqua corrente, né cibo, siamo ridotti alla fame. Tante donne sono state stuprate”.

9 – “Perché mai dovrei votare per questo regime che ha ucciso, che ha fatto fuggire migliaia di persone, che ha commesso crimini, ha ucciso mio fratello. E ora, dovrei votarlo? Perché mai dovrei votarlo? Cosa ci ha dato il regime per votarlo e per sostenerlo? O per dire, ok, siamo con lui. Cosa?”.

10 – “Certamente non prenderò parte alle elezioni. Di quali elezioni parliamo mentre la gente sta morendo?”.

11 – Località Baramakah – “Elezioni? Cosa significa elezioni? Assolutamente, non voterò”.

12 – “Noi eravamo soliti manifestare qui, all’interno della Moschea, era la nostra espressione di persone libere. Non prenderemo parte alle elezioni di bashar al assad. Non vogliamo questo regime. Il punto di cui il regime è più orgoglioso nel suo programma elettorale sono sicuramente i 600 bambini uccisi in una sola ora ad Al Ghouta”.

13 – “Di quali elezioni sta parlando? Prima non dovrebbe avere il pieno controllo del Paese? Quelli che hanno in controllo ora sono quelli di hales e abu alfadel alabbasi (terroristi di daesh e sciiti iraniani), la guardia repubblicana iraniana, le forze curde al nord, e le forze sciiti richiamate da tutto il mondo per dar man forte alle milizie di assad che sono impegnate a tormentare i civili nel cuore di Damasco. Perché non va a fare le elezioni nel suo quartiere e in quello vicino? Gli basterà”.

14 – “Ma quali elezioni vuole fare, se mio padre è stato ucciso, mio fratello arrestato e mio zio è caduto martire. Ma quali elezioni? Sono elezioni illegittime”.

15 – “Che Iddio ce ne salvi, ma quali elezioni? Noi qui a Qudsia siamo tutti contro assad. Lui ci ha uccisi, ci ha costretto alla fuga, ha distrutto le nostre case. Non ci ha permesso di vivere come tutte le persone del mondo, allora perché mai dovremmo eleggerlo? Perché?Esiste una persona razionale qui a Qudsia che lo voterebbe? Noi siamo contrari a tutto ciò”.

16 – “Stiamo per metterci a tavola, cosa c’è di meglio di un pranzo con il sottofondo dei Mig?”.

Questo slideshow richiede JavaScript.