I desideri dei bambini siriani per il 2014 – video

201431 dicembre 2013 – Siria

“Vorrei giochi, macchinine telecomandate, un pc.

Vorrei una Barbie, un set da parrucchiera e uno da cucina.

Io vorrei che aprissero le strade e che tutte le persone tornino nelle loro case.

Vorrei che tutto tornasse normale, che potessimo mangiare, bere, giocare con i nostri amici.

Vorrei del pane fresco, della frutta e della carne.

Vorrei carne, pollo, uova, pane, vorrei mangiare con i miei fratelli.

Vorrei tornare alla mia casa e vorrei che mio padre mi portasse un trenino da Babbo Natale.

Vorrei tornare a scuola.

Vorrei tornare a fare passeggiate e giocare a pallone con i miei amici; con la guerra non possiamo farlo perchè ci sono i mig, i barili, le bombe.

Vorrei tornare a studiare e rivorrei tutto ciò che ho perso.

Che fortunati che sono i bambini che possono mangiare quello che vogliono con i loro fratelli, che possono andare a scuola.

 

 

 

Nuova strage ad Aleppo: 11 bambini rimasti uccisi su un autobus – video

Aleppo 31 dicembre 2013 -231 dicembre 2013 – Aleppo

Un ordigno ha colpito nel tardo pomeriggio di oggi un autobus di linea ad Aleppo in località Al Bab, provocando una nuova strage di civili. 27 persone hanno perso la vita, tra cui 11 bambini di età compresa tra gli 8 e i 17 anni.

Dodici delle vittime non sono ancora state identificate.

La notizia è stata confermata dal Syrian Network for Human Right

La foto del giorno: chiudono gli occhi i piccoli angeli di Siria

Aleppo 31 dicembre 201315 dicembre 2013 – Aleppo

Una delle bambine ferite nei bombardamenti con i barili su Aleppo che hanno causato, in una sola settimana, la morte di oltre 150 bambini su un totale di 560 vittime. 

“Chiudi gli occhi piccolo angelo; non guardare il mondo fuori dalla tua anima innocente.

Chiudi gli occhi, non guardare l’orrore disumano degli adulti. 

Non guardare le macerie della tua casa, della tua scuola, della tua città.

Non guardare i corpi sanguinanti, smembrati, esanimi. 

Chiudi gli occhi, cerca di ricordare come era la tua vita prima, l’amore di chi ti ha cresciuta, l’amore di chi vorrebbe proteggerti da tanto dolore ma non può”. 

 

 

 

La foto del giorno: Siria, infanzia sulla strada

Hama 30 dicembre 201328 dicembre 2013 – Hama

Ciabattine di plastica ai piedi, in una strada deserta, con un pesante bottiglione di plastica pieno di gasolio per il riscaldamento: è un bambino siriano della provincia di Hama.

E’ uno dei milioni di bambini siriani costretti a lavorare, costretti a provvedere a se stessi, ad aiutare quel che resta delle loro famiglie. Spesso quelli che lavorano sono i fratellini maggiori e a 8 o 9 anni devono provvedere ai più piccoli.

Un’intera generazione sulla strada, privata della propria infanzia, dei propri diritti, della tutela che dovrebbero avere tutti i bambini del mondo. Vendono pane, dolci, lavorano come raccoglitori di plastica nelle discariche, come addetti al rifornimento di carburante, al trasporto di acqua. A volte costretti persino ad imbracciare le armi.

Nessuno può prevedere le conseguenze sullo stato emotivo di questi bambini, come cresceranno, che tipo di adulti diventeranno. L’unica cosa certa è che non meritano di vivere così.

 

Darayya: primo bombardamento con i barili – video

Darayya 30 dicembre 201330 dicembre 2013 – Darayya

I barili esplosivi arrivano anche sulla città di Darayya, in provincia di Damasco. Per la prima volta l’aviazione militare del regime ha usato questa tipologia di ordigni sulla zona, già pesantemente bombardata con altre armi di distruzione di massa.

Dopo aver usato i barili su Homs, Hama, Dar’à e Aleppo, ora il regime ha deciso di usarli contro i civili rimasti in questa città, che muoiono sotto le macerie delle proprie case o per la schegge che le potentissime esplosioni spargono in un ampio raggio. Le prime informazioni parlano di almeno tre barili sganciati (ultimo aggiornamento ore 17 circa). Non sono ancora giunti aggiornamenti sul numero delle vittime.

Ad oggi il numero di persone uccise in Siria solo da queste armi terrificanti è di oltre 20 mila; i feriti sono 100 mila. I barili contengono TNT, chiodi, ferraglie, polvere di alluminio, schegge metalliche, lame taglienti. Pesano dai 160 ai 1000 chilogrammi.

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Ucciso dalle fiamme in un campo profughi: il dramma di un bimbo siriano

1480612_807336155950491_890527904_n30 dicembre 2013 – Maskana, Giordania

Il bimbo nella foto si chiamava Diyà Addin Mazen Almahmoud ed era un piccolo profugo nel campo di Maskana, in Giordania. Il piccolo, secondo quanto riportato dalla “Rete siriana per i diritti umani”, è spirato oggi a causa di un rogo divampato nella tenda dove viveva con la famiglia.

E’ l’ennesima tragedia di questo genere che si consuma in un campo profughi, che ha come vittima un bambino e che riaccende i riflettori sulle drammatiche condizioni in cui vivono ormai oltre 3 milioni e mezzo di siriani, divisi tra le tendopoli nei paesi confinanti – Giordania, Libano, Turchia e Iraq – e lo stesso territorio siriano. I campi profughi, allestiti per far fronte all’emergenza dei civili in fuga dai bombardamenti e dalle incursioni militari, sono stati concepiti come una sistemazione temporanea e sono assolutamente privi di ogni garanzia di sicurezza. Mancano anche le benché minime condizioni igieniche, manca ogni comfort. D’estate le tende sono trappole roventi, d’inverno sono un insufficiente riparo dal freddo, dalla pioggia e dalla neve. Per non parlare della mancanza di lavoro, di assistenza medica, di istruzione, di svago…

Non solo luoghi adatti ad ospitare essere umani, non per un tempo che ormai è quasi di tre anni. Di fronte all’immobilismo della comunità internazionale, al caos politico e geo-strategico che non fa che ampliarsi, le prospettive che hanno davanti a sé i civili siriani sono tutt’altro che rosee. Per quanto tempo ancora dovranno vivere in quelle fatiscenti tendopoli? Quanti altri bambini dovranno morire prima che si ponga fine a questo genocidio?

Mentre i potenti del mondo giocano con le vite umane, Diyà, piccolo angelo biondo siriano, se ne va in modo atroce. Nata in un contesto drammatico, l’unica speranza è che ora abbia smesso di soffrire.