Diventare volontari in Italia per amore della Siria

Mohamed Ibrahim 2Tra poche settimane partirà dall’Italia la settima missione umanitaria in Siria di Onsur, Campagna Mondiale di Sostegno al Popolo siriano (http://www.onsur.it). Un convoglio di ambulanze, cariche di medicinali, apparecchiature mediche e latte in polvere, realizzato grazie all’impegno congiunto di Ossmei, Organizzazione Siriana dei servizi medici e di emergenza in Italia (http://www.ossmei.it). I fondi per acquistare le ambulanze e gli aiuti umanitari sono stati raccolti grazie ad una gara di solidarietà che ha coinvolto siriani, ma soprattutto italiani e persone di altra nazionalità, perché la volontà di aiutare un popolo inerme, stremato da oltre 28 mesi di guerra, non conosce razza, colore, orientamento politico. È una spinta che parte dal cuore e che si traduce con azioni concrete. Come quella del giovanissimo Ibrahim, giovane italo – libico, che a inizio luglio è partito a bordo di una delle ambulanze, insieme ad altri cinque volontari, per portare e distribuire gli aiuti raccolti. Ecco il suo racconto.

Mi chiamo Mohammed Ibrahim, ho ventuno anni e sono uno studente. Questa è stata per me la prima missione ed è stata davvero molto toccante e allo stesso tempo impegnativa. Ciò che mi ha spinto a partecipare è stato innanzitutto poter dare un aiuto concreto al popolo siriano, perché è vero che comunque anche da qui in Italia diamo un contributo, ma lavorare direttamente sul posto è Mohamed Ibrahim 1tutt’altra cosa.  Oltre a gratificarti maggiormente e farti sentire più utile, comprendi realmente cosa voglia dire vivere nelle condizioni in cui essi vivono. Inoltre ero curioso di capire la situazione giù in Siria, perché qui si diceva di tutto e di più, perciò non riuscivo a farmi un’idea certa della situazione e questa missione sicuramente mi ha schiarito le idee e mi ha fatto comprendere la complessità di questo conflitto.
Essendo di origine libica purtroppo non ho mai avuto il piacere di visitare la Siria prima d’ora però i miei zii ci sono stati tre anni fa e me ne hanno parlato davvero bene, definendolo un bellissimo paese.  Vederla così distrutta mi ha fatto impressione, malgrado non l’avessi mai vista prima.
Sicuramente il ricordo più forte che mi porto da questo viaggio sono le persone che ho conosciuto e che ci hanno ospitati e subhanAllah (sia lode ad Allah) da quando sono tornato non passa una salat (un’orazione) in cui non li ricordo nei miei dua’a (preghiere), ed è davvero eccezionale pensare di legarsi e voler cosi tanto bene a persone conosciute per soli pochi giorni.
Il messaggio che voglio dare è che i siriani hanno bisogno ancora e ancora e ancora del nostro aiuto e che quello che facciamo serve davvero tanto e fa la differenza. E dico questo perché è ciò che la gente lì ci ha ripetuto di più e sinceramente io non pensavo che i nostri aiuti potessero risultare cosi importanti. Inoltre voglio dire che la situazione in Siria è davvero complicata e che le atrocità che sta subendo questo popolo sono davvero inimmaginabili”.

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