Zio, ti prego, prendi questa monetina

bimbo monetina9 luglio 2013  – Kafar Naha, Siria

Il momento della distribuzione dei pacchi alimentari in un contesto di guerra, è sempre un momento di sollievo per tutti. Gli aiuti, in zone continuamente bombardate e sotto assedio, diventano vitali per la popolazione civile. Le famiglie si preparano a ricevere le donazioni, senza mai rinunciare alla propria dignità e al proprio amor proprio. Nessuno ha scelto di diventare sfollato, nessuno ha scelto di subire un genocidio. Sono tutti vittime e andare in loro soccorso è un imperativo per l’umanità intera.

Per i bambini è un momento di festa: vedono arrivare i furgoncini con persone che passano tra le case e si fermano a fare consegne. Quelle persone giovani, con le loro facce pulite e i loro sorrisi, ispirano fiducia. Sono i volontari di due associazioni umanitarie italo siriane, Onsur, Campagna Mondiale di Sostegno al popolo siriano e Ossmei, Organizzazione siriana dei servizi medici e di emergenza in Italia. Tra di loro c’è Abdullah Dachan, uno studente: consegna uno scatolone ad un uomo che è lì col figlio; il piccolo si nasconde timido dietro ad un muretto. E’ biondo come un angelo, avrà tre, quattro anni.

Il piccolo allunga una mano e gli dice: “Ti prego ammo –  zio in arabo– prendi questa monetina”. 

Il volontario si ferma incredulo: quanta dignità, quanta correttezza, quanta innocente spontaneità in quel piccolo uomo, che vorrebbe pagare per ciò che ha ricevuto. Abdullah chiede al padre se può prenderlo in braccio: lo stringe a sé, gli dà un bacio, trattiene le lacrime… lacrime di commozione e di rabbia – perché, perché questi bimbi devono subire tutto questo – si chiede. “Sono io che ti devo ringraziare, piccolo amico. Tu mi hai regalato una cosa bellissima, il tuo sorriso e il tuo coraggio”- vorrebbe dirgli.

Oltre ai residenti stremati dai bombardamenti ci sono migliaia di sfollati in quella zona. Hanno perso tutti le loro case, il loro lavoro, la loro libertà. Tra di loro ci sono alcuni sopravvissuti al massacro di Banyas. Civili in fuga dagli orrori di un genocidio che non esita a placarsi, mentre il mondo resta impassibile.

 

Dai racconti della sesta missione Onsur-Ossmei in Siria

 

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