Limaza Homs? Perché Homs? – video

Homs 28 luglio 2013Cosa ne è di Homs, città nel cuore della Siria, sotto assedio da oltre un anno?

Perché tanto accanimento sui quartieri della zona centrale?

Perché tanta inaudita violenza?

L’interrogativo che si pongono tutti è: limaza Homs? Perché Homs?

Questo video di 4 minuti mostra la drammatica situazione in cui è stata ridotta la città, la più colpita dall’inizio della repressione.

Quartieri deserti, case distrutte, bombardamenti ininterrotti, morte ovunque, la popolazione in fuga.

Armi rudimentali di combattenti che nulla possono contro gli ordigni del regime.

La risposta che dà l’autore di questo video è che Homs è la porta sul Mediterraneo che manca a Hezbollah, l’alleato numero uno di al assad; è che Homs è il simbolo della lotta per la libertà, una “spina nel fianco” del regime.

Limaza Homs? Perché Homs?

Non esiste nessuna giustificazione che spinga un “governo” degno di questa parola a bombardare e massacrare quello che dovrebbe essere il suo stesso popolo…

#dontforgetsyria #whyhoms #limazahoms #Homs

Ma il cielo non ha bisogno di nuovi angeli

angeli 31Siria, una notte della terza estate

Tanti piccoli angeli volati in cielo.

Nuove stelle, che si accendono illuminando l’immenso manto blu.

Tanti piccoli angeli ogni notte lasciano questa vita per volare lontano.

Fiori recisi senza pietà. Bambini uccisi dalla violenza disumana.

Bambini che muoiono. Sorrisi che si spengono.

Voci che smettono di cantare. Sogni che smettono di brillare.

Per la terza estate consecutiva in Siria i bambini vengono ammazzati.

Le loro foto, i loro nomi, le loro storie, entrano nella nostra vita… loro a cui la vita è stata sottratta.

Ci lasciano le sfumature dei loro sorrisi…

Ci lasciano interrogativi: il cielo ha davvero bisogno di angeli?

 

 

Donne e bambini uccisi nel bombardamento su Anadan – video

30 luglio 2013 anadan strage alla moschea di Hamza Bin Abdulmuttalib30 luglio 2013 – Anadan, Aleppo

Una uova strage di civili si è consumato nel pomeriggio di oggi ad Anadan, in provincia di Aleppo.

Decine di bambini e donne sono stati uccisi da barili esplosivi lanciati dalle milizie governative, mentre si trovavano all’interno della moschea Hamza Bin Abdulmuttalib.

All’interno del luogo di culto erano in corso preghiere e lezioni come si usa durante il Ramadan.

L’ennesimo massacro che si compie ai danni di innocenti, disarmati e indifesi.

 

 

 

 

Video girato pochi istanti dopo l’esplosione

+18 Video che documenta la carneficina provocata dall’esplosione

 

 

Sequestrato ad Al Raqqa Padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita dal cuore siriano

117389871_dalloglioLa notizia è arrivata nella notte del 29 luglio come una doccia fredda: Padre Paolo Dall’Oglio, religioso gesuita è stato sequestrato ad Al Raqqa, città del nord est della Siria. Le voci sui suoi presunti sequestratori sono contraddittorie e la preoccupazione per la sorte del religioso gesuita è grandissima e si unisce all’ansia per un altro connazionale, il giornalista Domenico Quirico, rapito nelle vicinanze di Homs il 29 aprile scorso.

Ma chi Padre Paolo Dall’Oglio? È sicuramente il religioso cristiano più conosciuto e più amato tra i siriani d’Italia per le sue coraggiose prese di posizione contro le politiche sanguinarie del regime di bashar al assad.

Da 30 anni in Siria, fondatore della comunità monastica di Mar Musa, immersa in uno scenario di grande suggestione, esempio straordinario di convivenza tra persone di confessione diversa, Padre Paolo è da sempre impegnato negli sforzi di riconciliazione interna. Nel 2012 le autorità di Damasco hanno deciso di espellerlo dalla Siria, secondo notizie confermate all’Ansa dallo stesso padre gesuita.   Il religioso, dai primi anni ’80 in Siria e autore della rinascita dell’antico monastero di San Mosé l’Abissino, si era fatto promotore di un tentativo di mediazione nella difficile situazione nel Paese. “Bisogna evitare il bagno di sangue”, aveva scritto in un testo in cui proponeva un approdo ad un sistema democratico basato sul consenso di tutte le componenti sociali, etniche e religiose siriane. Ammonito più volte dal regime di Damasco, pur di salvare la sua comunità religiosa, Padre Dall’Oglio nel giugno 2012 aveva accettato, “tramite il vescovo, di interrompere la mia attività di partecipazione alla discussione politica. Perché i miei doveri ecclesiali sono più importanti, ma anche perché evidentemente non è apprezzata”.Ciò, tuttavia, non è bastato a placare l’ira di al assad, che ha poi deciso comunque per la sua espulsione.

edlib-aleppo-padre-paolo-dallolioDa allora il gesuita, rientrato in Italia, ha intrapreso un cammino di denuncia e sensibilizzazione sul dramma siriano, non risparmiando mai critiche all’indifferenza di certi ambienti religiosi, considerati “conniventi” con il regime ed esortando il mondo ad uscire dal suo silenzio complice. Padre Paolo ha stupito molte persone, che da un religioso non si sarebbero aspettati prese di posizione così nette, ma proprio la sua vocazione al bene e alla pace lo ha sempre spinto a parlare in modo diretto, schietto, senza paura. Il religioso gesuita è particolarmente amato dal popolo siriano, anche tra i siriani d’Italia e dai suoi connazionali che spesso, proprio grazie al suo impegno, hanno preso a cuore la causa siriana, scoprendo realtà taciute dai media internazionali.  È riuscito a unire, grazie al suo impegno per rompere il muro di omertà, cristiani, musulmani e laici, che nelle sue parole di amore per il popolo e nelle sue denunce contro le violenze perpetrate dal regime contro la popolazione inerme hanno trovato un punto di unione fondamentale.

30033458e7237f5676a81459cd1e537b_XLNonostante l’espulsione Padre Paolo è tornato più volte in Siria, per portare il suo sostegno a quella che è stata la sua famiglia per trent’anni: i civili siriani. È entrato in segreto, così come in segreto entrano i giornalisti e gli operatori umanitari che vogliono porre fine all’isolamento e al silenzio imposto sulla Siria. È evidente che religiosi, addetti all’informazione e volontari non sono graditi al regime, né tantomeno alle bande che oggi scorrazzano in Siria combattendo una loro guerra parallela, che non ha nulla a che vedere con le legittime richieste di pace, democrazia e giustizia per cui il popolo siriano è sceso in piazza nel 2011.

Chiunque abbia sequestrato Padre Paolo Dall’Oglio ha commesso un crimine gravissimo. Padre Paolo Dall’Oglio è un figlio acquisito della Siria, il suo cuore batte all’unisono con quello della popolazione inerme.

L’auspicio più profondo è che il religioso venga rilasciato immediatamente e, insieme a lui venga rilasciato il collega Domenico Quirico. Conoscendolo, Padre Paolo mi chiederebbe di non scrivere un articolo su di lui, ma tramite la sua storia denunciare per l’ennesima volta il genocidio in Siria, dove anche ieri sono morte oltre 150 persone e dove ogni mese si registra la perdita di almeno 5000 vite umane. Fino a quando resisterà il muro dell’omertà internazionale?

Homs, strage di civili a Aldablan – video dell’ultim’ora

martiri della moschea Alhusami 29 luglio 201329 luglio 2013 – Homs, località di Aldablan

Ennesima notte  di bombardamenti su Homs. Dopo che il regime ha completamente ripreso il controllo del quartiere residenziale di Al Khaldiya, dove centinaia di famiglie vivono sotto assedio da oltre un anno, si sono inasprite le operazioni militari in altre località della città, come Aldablan, da dove giungono drammatici aggiornamenti.

Secondo i Comitati di coordinamento locale, sulla moschea Alhusami, dove decine di persone stavano prendendo parte ad una veglia di Ramadan, sono piovuti due ordigni, provocando almeno sette morti e decine di feriti. I volontari della Mezza Luna Rossa locale hanno prestato immediato intervento, verificando la gravità della situazione.

 

 

 

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Diventare volontari in Italia per amore della Siria

Mohamed Ibrahim 2Tra poche settimane partirà dall’Italia la settima missione umanitaria in Siria di Onsur, Campagna Mondiale di Sostegno al Popolo siriano (http://www.onsur.it). Un convoglio di ambulanze, cariche di medicinali, apparecchiature mediche e latte in polvere, realizzato grazie all’impegno congiunto di Ossmei, Organizzazione Siriana dei servizi medici e di emergenza in Italia (http://www.ossmei.it). I fondi per acquistare le ambulanze e gli aiuti umanitari sono stati raccolti grazie ad una gara di solidarietà che ha coinvolto siriani, ma soprattutto italiani e persone di altra nazionalità, perché la volontà di aiutare un popolo inerme, stremato da oltre 28 mesi di guerra, non conosce razza, colore, orientamento politico. È una spinta che parte dal cuore e che si traduce con azioni concrete. Come quella del giovanissimo Ibrahim, giovane italo – libico, che a inizio luglio è partito a bordo di una delle ambulanze, insieme ad altri cinque volontari, per portare e distribuire gli aiuti raccolti. Ecco il suo racconto.

Mi chiamo Mohammed Ibrahim, ho ventuno anni e sono uno studente. Questa è stata per me la prima missione ed è stata davvero molto toccante e allo stesso tempo impegnativa. Ciò che mi ha spinto a partecipare è stato innanzitutto poter dare un aiuto concreto al popolo siriano, perché è vero che comunque anche da qui in Italia diamo un contributo, ma lavorare direttamente sul posto è Mohamed Ibrahim 1tutt’altra cosa.  Oltre a gratificarti maggiormente e farti sentire più utile, comprendi realmente cosa voglia dire vivere nelle condizioni in cui essi vivono. Inoltre ero curioso di capire la situazione giù in Siria, perché qui si diceva di tutto e di più, perciò non riuscivo a farmi un’idea certa della situazione e questa missione sicuramente mi ha schiarito le idee e mi ha fatto comprendere la complessità di questo conflitto.
Essendo di origine libica purtroppo non ho mai avuto il piacere di visitare la Siria prima d’ora però i miei zii ci sono stati tre anni fa e me ne hanno parlato davvero bene, definendolo un bellissimo paese.  Vederla così distrutta mi ha fatto impressione, malgrado non l’avessi mai vista prima.
Sicuramente il ricordo più forte che mi porto da questo viaggio sono le persone che ho conosciuto e che ci hanno ospitati e subhanAllah (sia lode ad Allah) da quando sono tornato non passa una salat (un’orazione) in cui non li ricordo nei miei dua’a (preghiere), ed è davvero eccezionale pensare di legarsi e voler cosi tanto bene a persone conosciute per soli pochi giorni.
Il messaggio che voglio dare è che i siriani hanno bisogno ancora e ancora e ancora del nostro aiuto e che quello che facciamo serve davvero tanto e fa la differenza. E dico questo perché è ciò che la gente lì ci ha ripetuto di più e sinceramente io non pensavo che i nostri aiuti potessero risultare cosi importanti. Inoltre voglio dire che la situazione in Siria è davvero complicata e che le atrocità che sta subendo questo popolo sono davvero inimmaginabili”.

Uccisa a Homs Salam, la bimba il cui nome significa Pace

Salam Al halmushi Homs località di Hay Al waer28 luglio 2013 – Homs, località di Hay Al Waer

La bimba nella foto è stata uccisa oggi durante l’ennesima giornata di bombardamenti sulla città vecchia di Homs. Un angelo biondo dagli occhi grandi del colore del prato; lo sguardo dolce e innocente di una bimba di otto anni; la postura che racconta di un carattere timido; sognatore.

Invece i sogni della piccola Salam sono stati interrotti per sempre. Se ne è andata in silenzio, portando via con sé qualcosa di immenso: il suo sguardo puro, il suo sorriso solare e, soprattutto, il suo nome. Salam, infatti, è un nome arabo che ha un significato bellissimo, vitale per l’umanità: Pace.

Oggi a Homs una bomba ha ucciso Salam. Oggi a Homs una bomba ha ucciso Pace. 

Cosa ne è di questa umanità che lascia morire la Pace nell’assoluta indifferenza?

La Pace sia con te piccola Salam e con tutti gli angeli che volano in silenzio sui cieli siriani.