L’altalena di Sidra dondolerà vuota

Sidra Sanu 25 giugno 2013 Erbin25 giugno 2013 – Erbin

Sidra Sanu aveva otto anni; era una piccola di Erbin, dallo sguardo dolce e intenso.

Era una bimba molto aggraziata e amava dondolarsi sull’altalena che il padre le aveva costruito sul terrazzo di casa.

Un’altalena fucsia, del suo colore preferito… che ora si è macchiata di rosso e dondolerà vuota.

Sidra è morta a seguito di un bombardamento… e con lei sono morti i suoi sogni, le canzoni che intonava, i suoi sorrisi…

Insieme al suo sudario verranno seppelliti anche la gioia e i cuori dei suoi genitori.

E forse le nostre coscienze, ammesso che siano ancora vive…

E se fosse vostro figlio? Il dramma dei bambini siriani

bambino che piangeNon tutti siamo genitori, ma tutti noi siamo stati bambini, figli…

C’è stata nella vita di ognuno di noi una “giornata storta”, una caduta in bicicletta, un bisticcio con un altro bimbo, uno spavento… e cosa cercavamo? La protezione, la consolazione, l’abbraccio di nostra madre, di nostro padre, di un familiare, che inesorabilmente, arrivava.

Ma cosa può consolare il dolore di un bambino vittima di un bombardamento o del tiro di un cecchino?

Cosa potrà mai fargli dimenticare la paura, la vista del sangue, le ferite, le mutilazioni?

Come si potrà cancellare dai loro occhi l’immagine dei loro stessi genitori, fratellini, amici morti?

E quel fumo, quelle macerie, quelle urla…

Poniamoci queste domande, osserviamo le foto che arrivano dalla Siria… soffermiamoci un istante…

Guardiamo gli occhi di questi angeli feriti.

Non vi viene voglia di prenderli in braccio, stringerli al vostro petto, asciugare le loro lacrime, di fermare, anche a mani nude, le armi che li stanno uccidendo e ferendo?

E se fossero i nostri figli?

 

 

 

La Siria prega per Nelson Mandela

Kafranbel per Mandela28 giugno 2013 – Haas

Il tradizionale messaggio del venerdì di Haas è dedicato al leader sudafricano simbolo della lotta per i diritti umani e per l’uguaglianza tra bianchi e neri, Nelson Mandela.

Lo striscione dice: “Nelson Mandela, vorremmo prenderci il tuo dolore e unirlo al nostro. Che Dio ti benedica”.

Un messaggio che rispecchia la grandezza d’animo e la sensibilità del popolo siriano, nonché la grande attenzione che, nonostante i patimenti e la sofferenza, si continua a riservare alle questioni sociali e umanitarie.

In queste ore in cui stiamo pregando per Madiba, dobbiamo tutti ricordare chi è quest’uomo, che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia, che ha fatto scuola con la sua dignità e il suo impegno.

Il suo nome in lingua Xhosa, Rolihlahla, ha un significato profetico: “attaccabrighe” e Madiba non si è sottratto al suo destino, lottando affinché venisse riconosciuta la parità agli uomini di ogni razza, ai neri come ai bianchi. Per questo suo impegno, ha passato ventott’anni in carcere. A questa ingiustizie rispose col perdono e l’amore… dando una lezione ai potenti del mondo, che allora non mossero un dito per liberarlo, ma oggi sembrano tanto commossi…

Homs, a generation under siege – video

Homs a generation under siegeHoms, una generazione sotto assedio

E’ passato un anno dall’inizio dell’assedio su Homs. Come stanno i bambini intrappolati in questa città? Ce lo racconta questo video girato da Yazan Homsi, uno dei nostri primi contatti a Homs dal 2011

Queste sono le parole dei bambini di Homs: vorrebbero andare a scuola, vorrebbero mangiare, vorrebbero giocare. Cercano di sopravvivere, cercano di giocare in strada, sotto la minaccia delle bombe; quello che stanno perdendo è il terzo anno di studi consecutivo. Hanno nostalgia della loro vita… Hanno conosciuto il dolore di perdere degli amici, di vederli morire… Sono stanchi di stare in una prigione a cielo aperto, di affrontare una vita di stenti e paura.

I bambini di Homs sono assedio da un anno, mentre il mondo dorme indifferente. 

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Ecco una sintesi delle loro parole:

Come stanno i piccoli? Loro, i piccoli, rispondono: “Alhamdulillah – che significa ringraziamo Dio.

Un bimbo che avrà si e no dieci anni racconta: “Prendiamo legna dalle case distrutte e la usiamo per scaldarci e accendere il fuoco”.

“Chi sta fuori sta bene, noi, invece, stiamo qui; non è giusto che dobbiamo rimanere qui intrappolati nelle nostre case”, si lamenta un altro bimbo.

“Che cosa vi devo dire? Stiamo qui, sopravviviamo, mangiamo grano e riso, fagiolini. Ringraziamo Dio di questo. Ma la verdura, la frutta, la carne e il pollo qui da noi sono proibiti. I negozi sono chiusi; non ci sono patatine, non ci sono biscotti. bashar (assad) ci tiene sotto assedio, non ci permette di avere né bevande, né cibo. C’è distruzione ovunque, siamo circondati dalle macerie. Siamo continuamente sotto bombardamento, non si arresta mai”, racconta una ragazzina.

“Sto tagliando un po’ di erbe per la mia famiglia; a casa non abbiamo verdure, non abbiamo niente”.

“Voglio comprare della carne e mangiare, mangiare altre cose”, dice una bimba che gioca all’interno di un’auto distrutta”.

“Ho tanta voglia di pomodoro, di cetrioli…”.

Quali sono i sogni dei bimbi di Homs?

“Vorremmo solo che ci aprissero le strade e ci lasciare uscire da questo terribile assedio. Vorremmo uscire, imparare, studiare, ma assad e la sua gente non hanno pietà”.

Un’altra bimba sogna: “Le strade sono libere, possiamo uscire. Dai, guido io”.

“Mi mancano Yusef, Mariam e Ussama; mi mancano tutti i miei amici, mi mancano tanto. Alcuni sono in Giordania, altri in Egitto; sono profughi, fuggono da un  posto all’altro”.

“Vorrei del formaggio, del tonno. del pesce, del pollo arrosto… banane, frutta, leccalecca, caramelle”.

“Questi sono solo bambini – dice piangendo una ragazzina di dodici anni – non è forse ingiusto che debbano soffrire la fame e la sete? Non è un reato che venga privato loro di andare a scuola, di giocare, di avere vestiti nuovi, di godere dei giorni di festa? Dobbiamo mangiare solo grano e riso…”.

“Se bashar (asssad) potesse impedire all’aria di arrivare da noi, lo farebbe.

 

La fuga nel deserto: Siria 2013 – video

Hama 22 giugno 201322 giugno 2013 – Hama, periferia Ovest

Nella calura estiva del deserto si riversano siriano decine e decine di famiglie siriane in fuga dai bombardamenti del regime.

Una scena quasi surreale: bagagli, materassi e il necessario per sopravvivere caricato su furgoni e pick up, trattori.

Donne, bambini, anziani che si preparano ad accamparsi nella desolazione di una zona dove manca l’acqua, non non c’è ombra, dove c’è segno alcuno di civiltà… ma poi di quale civiltà stiamo parlando? Di quella che ha provocato la loro fuga?

Civili in fuga, non per cercare una vita migliore, ma semplicemente per sopravvivere.

E’ l’inarrestabile diaspora del popolo siriano.

Siria 2013, la fuga nel deserto di un’umanità perseguitata.

A chi fanno paura i bambini?

Hatem 24 giugno 201327 giugno 2013, Duma: Fatima Azzahra non era ancora venuta alla luce; stava crescendo nel grembo materno, custodita dall’amore di una donna capace di affrontare la guerra con la vita. Fatima, però, non nascerà mai: il terrore e gli stenti a cui è stata sottoposta la madre hanno provocato un aborto. Fatima è un angelo mai nato, che passerà dal ventre materno alla sua piccola tomba.

24 giugno 2013, Qariet Attarfawy: Hatem, pochi mesi, è stato ucciso da un ordigno insieme a suo padre. Erano nella loro casa, il posto che dovrebbe essere il più sicuro al mondo, il posto dove, invece, la morte, li ha colti entrambi.

Fatima, come Hatem, come altri migliaia di bambini siriani: innocenti uccisi dalla  crudeltà degli adulti prima che avessero il tempo di crescere e assaporare la vita. Perché si continuano a bombardare i quartieri residenziali?

A chi fanno paura i bambini? 

Un’intera generazione di piccoli siriani vede la propria vita a rischio: quelli che non muoiono sotto le bombe o il tiro dei cecchini, rischiano la vita per la mancanza di nutrimento e cure mediche.

Eppure il mondo non si indigna, come se la morte di questi innocenti sia un sacrificio utile per continuare a condurre un’esistenza egoista, piena di ogni agio, ma priva di qualunque umanità….

Il piccolo Hatem

La piccola Fatima Ezzahra

Non si mischiano il sangue e la musica

Syrian children refugeeCerco un video sulla Siria che ho visto alcune settimane fa. Immagini girate a Homs , che documentano la sofferenza dei bambini, costretti a rovistare nella spazzatura per cercare qualcosa da vendere e potersi comprare da mangiare. Vado sulla cronologia di YouTube e comincio a guardare, uno dopo l’altro, i video guardati ultimamente, i cui titoli potrebbero corrispondere all’oggetto della mia ricerca.

Mi faccio prendere la mano e vado sempre più indietro. Al mio sguardo si alternano video di piccoli angeli strappati alla vita, di bombardamenti, di gente in fuga, di persone torturate, uccise, di manifestazioni, di funerali… a video decisamente d’altro tipo: brani di musica, dal genere classico a quello leggero. 

E’ un’alternarsi insolito, inedito, incomprensibile, che ancora una volta mi conferma quanto la mia vita e quella degli altri siriani che conosco, sia cambiata in questi ultimi 27 mesi. E’ impossibile mischiare la musica al sangue, ma è ancor più impossibile rinunciare ad essere umani, ad avere una coscienza, ad avere un cuore… Gli orrori, le ingiustizie, le stragi, il genocidio taciuto non hanno inaridito il nostro animo, ma la sofferenza, il sangue, il dolore, il senso di impotenza ormai si sono insidiati nel nostro quotidiano.

Non c’è giorno, non c’è istante, non c’è conversazione, non c’è progetto in cui la Siria esanime non sia protagonista. E’ come un’amica, una madre, una figlia, un’amata caduta in disgrazia: impossibile non pensarle, impossibile non essere in pena.