Per non dimenticare: Jelnar, l’angelo che non ho mai conosciuto

Jalnar Naqshibandi 4 febbraio 2012 moaddamiat ashamIl 4 febbraio 2012 la piccola Jelnar Abdessalam Naqshibandy è stata uccisa dai bombardamenti del regime su Moaddamiet al Sham.

La piccola è morta sul colpo a seguito delle gravissime ferite riportate su tutto il corpo. Era uscita con il padre e con il padre è tornata alla casa della nonna, ma non sulle sue gambe. Jelnar è tornata in braccio, avvolta in un sudario; morta.

Jelnar è stata accolta al suo ingresso al quartiere con i vocalizzi che si fanno ai matrimoni e nelle occasioni di festa. Jelnar shahide, Jelnar è una martire hanno gridato le donne che si sono strette intorno a lei.

Sono passati 15 mesi dalla sua scomparsa, da quel 4 febbraio 2012; sono morti altri migliaia di bambini e di civili inermi.

Quel giorno, quel lontano 4 febbraio 2012, ho salvato la foto e il video di questo piccolo angelo sul mio pc. Due giorni dopo la sua foto è diventata la mia icona su Facebook; il mio modo per rendere omaggio alla sua memoria.

Da allora non ho più cambiato immagine; mi sembrerebbe quasi di lasciare che il suo visino angelico sparisca nel vuoto delle nostre anime anestetizzate dall’indifferenza…

Non dimentichiamo i bambini siriani. Non dimentichiamo questi angeli innocenti.

Donne e bambini con il terrore nel cuore – video

Hama 29 maggio 201329 maggio 2013 – periferia di Hama

“Presto, scappate. Uscite con quello che avete addosso. Non c’è tempo. Sta arrivando l’esercito, stanno arrivando i shabbiha. Sbrigatavi”.

Così decine di famiglie vengono avvisate dell’ingresso immediato delle milizie nelle città. Il loro arrivo significa violenza; significa irruzione nelle case; arresti indiscriminati; saccheggi e distruzioni. Significa violenze, stupri contro le donne, contro i bambini massacri…

Quando arriva l’allarme bisogna pensare solo ad andare il più lontano possibile. Così le donne e i bambini salgono su mezzi di fortuna, carri agricoli, pic-up, furgoncini. Si va verso altre località, in una fuga dalla morte. E’ come addentrarsi in un labirinto senza uscita: fuggitivi, esuli, profughi, sfollati nella loro stessa patria.

Indosso solo i vestiti, mentre nelle case restano gli effetti personali, i ricordi di una vita, il tetto protettivo. Negli occhi il terrore di chi ha avuto il sentore della morte… l’ha sentita avvicinarsi… l’ha vista ondeggiare macabra e spietata…

Osservate queste donne, questi bambini… sono esseri umani come noi… o forse non li consideriamo più tali?

Cosa può voler dire fuggire dal proprio nido indossando solo l’abito della paura? Proviamo a chiudere gli occhi e a immaginare noi stessi, le nostre famiglie appesi alla vita da un sogno di fuga, stipati su un carro per sparire dagli occhi di chi semina ovunque la morte…

 

 

Siamo 4 orfani e nostro padre è morto sotto tortura

Ammar Gazi Zabadany 29 maggio 201329 maggio 2013  -Zabadani, periferia di Damasco

Ammar Gazi era un giovane padre siriano. I bambini nella foto sono i suoi quattro figli.

L’uomo è stato arrestato tre settimane fa e il suo corpo esanime è tornato alla famiglia ieri.

E’ morto a seguito delle torture subite nelle carceri del regime.

I suoi angeli sono rimasti orfani.

Sono troppo piccoli per comprendere cosa sia la morte.

Anche da adulti, non potranno mai comprendere, né accettare, che loro padre sia strato strappato alla vita con la violenza.

L’orrore ha tolto loro il suo affetto, la sua protezione, il suo calore.

Ha tolto loro la sua guida e il suo amore.

Sono rimasti soli; soli ad affrontare la vita in un paese ridotto in macerie.

Affronteranno ogni giorno gli stenti e la desolazione.

Un giorno scopriranno la verità sulla morte del padre.

Nulla potrà salvarli da quel dolore.

 

Possiamo fare qualcosa per loro: sosteniamo chi si occupa di portare aiuti e sostegno ai civili siriani. Sosteniamo Onsur, Campagna mondiale di sostegno al popolo siriano: http://www.onsur.it/ – https://www.facebook.com/Onsur.Italia

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Gli angeli planano prima di arrivare a Dar’à

Haya Al Qarad 29 maggio 2013 Dar'à29 maggio 2013 Dar’à

Gli angeli volano ad ali spiegate, attraversano l’immensità del cielo e guardano le creature umane.

Guardano angeli sulla terra, i bambini.

Ma sui cieli di Dar’à gli angeli hanno visto piovere: non acqua pura, ma bombe. Oggetti pesanti creati per provocare morte.

Oggetti ideati da uomini allo scopo di uccidere altri esseri viventi.

Proprio una bomba oggi ha strappato la vita alla piccola Haya Al Karad, un angelo sulla terra che viveva a Dar’à.

Dar’à è la città da cui provenivano  i primi bimbi siriani uccisi 26 mesi fa.

Anche la madre di Haya è stata gravemente colpita, ma la sua ferita più grande è quella del cuore.

Come si può descrivere lo strazio di un genitore che piange un figlio morto?

Gli angeli hanno imparato a planare prima di arrivare a Dar’à.

Le loro ali non possono essere colpite dalle bombe.

Le loro ali non possono macchiarsi del sangue di altri angeli, nemmeno di quello di Haya,

 

 

Se questo è un bambino, se questa è l’umanità

bimbo ferito29 maggio 2013 – Al Rastan

Ferito, insanguinato, appeso alla vita con un filo, il filo di una flebo che i medici dell’ospedale da campo di Al Rastan gli hanno applicato per provare a salvargli la vita.

Per questo angelo ferito nemmeno un letto, nemmeno una barella; il punto di soccorso allestito da medici volontari è pieno e il bimbo trova solo tra le braccia amorevoli del padre un sostegno.

Questa è la situazione in cui sono costretti a vivere i civili siriani.

Lottano per sopravvivere…

Se questo è un bimbo, se questa è l’umanità…

Proviamo a porci seriamente questa domanda.

 

Per non dimenticare: primo anniversario della morte di Bassel Shehade

Bassel28 maggio 2012 – Homs

Il giovane regista siriano Bassel Shehade è stato ucciso a Homs. Aveva vinto una borsa di studio per gli Usa, dove avrebbe potuto formarsi in tecniche cinematografiche, ma ha preferito ritornare in Siria per stare accanto al suo popolo e mettere le sue competenze al servizio dei più indifesi. E’ stato ucciso mentre girava un filmato per denunciare le atrocità subite dai civili. Bassel è l’ennesimo martire tra gli operatori dell’informazione in Siria.

Bassel ha fatto da maestro a molti giovani citizen reporter; il viso angelico, la passione per il mestiere, la determinazione, il coraggio: Bassel rimarrà per sempre vivo nei nostri cuori. Hanno ucciso il suo corpo, ma il suo spirito vive in noi.

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Bassel mentre tiene una lezionedi film making ad un gruppo di giovani citizen reporter

Bassel e gli altri martiri portati in spalla da giovani amici per l’ultimo addio. Al funerale hanno ripetuto: “Che si aprano per te le porte del Paradiso”. Sulla bara di Bassel, di fede cristiana, il crocifisso e la bandiera dell’indipendenza.

I dream of my home: canzone scritta da Bassel Shehade nel 2004

112 persone non vedranno l’alba di domani

401864_504818882905341_775817093_n112 siriani domani non vedranno sorgere il sole. 112 vite spezzate in un solo giorno.

112 vite spezzate nell’indifferenza del mondo.

112 corpi avvolti in altrettanti sudari, sepolti in 112 fosse.

112 nomi che nessuno pronuncerà più.

112 visi già dimenticati dal mondo, che si fermeranno negli occhi di chi li ha amati come tatuaggi indelebili.

112 siriani, tra cui 11 bambini e 35 persone uccise sotto torture.

112 vittime per cui si piange in tutte le città della Siria.

Fermiamoci 112 secondi: proviamo a pensare a 112 persone che conosciamo; proviamo a pensare a 112 luci accese nella notte.

Per 112 secondi proviamo a immaginare che quei volti spariscano e quelle luci si spengano. Cosa resterebbe, se non il buio e la desolazione?

112 vite sono state spezzate oggi in Siria.

Ringraziamo i volontari del Coordinamento dei comitati locali in Siria che ogni sera ci aggiorna su quanti figli della nostra stessa umanità muoiono avvolti con la nostra indifferenza.